La chiusura del 2025 si avvicina e l’occasione offre l’opportunità per una riflessione ampia e non scontata su una serie di questioni, pubbliche e private. In altre parole, per tirare le somme di ciò che è stato e prepararsi a ciò che verrà, tra cui lo stato della politica, delle istituzioni e del rapporto tra cittadini e Stato. Dal funzionamento della giustizia alle grandi opere infrastrutturali, dalla tenuta democratica alla qualità del confronto politico, sono molti i nodi da sciogliere, in particolare la credibilità delle istituzioni e la necessità di una visione di lungo periodo. Uno sguardo che, pur partendo da un bilancio severo del presente, si proietti verso il 2026 con maggiore propensione al dialogo, alla fiducia e al senso del bene comune.
Tematiche importanti, dunque, per non dire fondamentali, sulle quali ha voluto dire la propria il nostro affezionato lettore Filippo Madonnina.
A che punto siamo alle porte del 2026? Il punto secondo Filippo Madonnina
“Alla conclusione del 2025, ci troviamo davanti a un passaggio simbolico che va ben oltre il semplice scorrere del tempo. È un momento di bilancio, di riflessione profonda e di responsabilità collettiva. Un anno che ha messo alla prova le istituzioni, la tenuta democratica, il senso stesso della partecipazione e della fiducia tra cittadini e Stato. Un anno che ha chiesto alla politica di dimostrare non solo capacità decisionale, ma soprattutto visione, equilibrio e rispetto per il bene comune.
Il 2025 ha evidenziato con chiarezza quanto sia fragile l’ordine sociale se non è sorretto da valori condivisi, quanto sia necessario rafforzare il dialogo tra le parti, ricostruire legami, recuperare credibilità. In un tempo segnato da trasformazioni economiche, tensioni internazionali, guerre, crisi economiche, sfide ambientali e cambiamenti sociali profondi, la politica è stata chiamata a scegliere se limitarsi a gestire l’urgenza o se tornare a progettare il futuro.
Le questioni in sospeso
La legge di bilancio ha sancito la stabilità del governo Meloni, la primavera ci riserva un ulteriore test sulla stabilità del governo, ovvero il referendum sulla riforma della giustizia, un argomento che crea divisioni e scontri, un comparto che ha, in molti casi, perso di credibilità , segnato fallimenti e in alcuni casi incapacità totale, casi irrisolti, riapertura di casi chiusi da anni, nuove perizie e magistrati politicizzati, trascurando i veri problemi della giustizia, ovvero il sovraffollamento delle carceri, misure non adottate, diritti violati, risorse per i percorsi di reinserimento miseri. Dato da non trascurare i risarcimenti per ingiusta detenzione e inchieste sbagliate che gravano sulle tasche dei cittadini.
Per non parlare del tanto discusso del progetto più costoso che ad oggi è un fallimento totale ovvero il ponte sullo stretto. A furia di promettere la posa della pietra sui molti progetti infrastrutturali sembrerebbe che ci sia molta carenza e non se ne trovano più.
Ancor più grave è l’aumento del pedaggio autostradale da inizio gennaio 2026, si parte con il botto.
La necessità di una maggiore consapevolezza
È proprio da questa consapevolezza che deve nascere il 2026: un anno che auspichiamo sia fondato sulla responsabilità istituzionale, sul rispetto delle regole democratiche e sulla centralità delle persone. Un anno in cui il confronto non degeneri in contrapposizione sterile, ma diventi strumento di crescita comune; in cui le differenze non siano ostacoli, ma risorse; in cui la politica recuperi il suo ruolo più nobile: quello di servizio.
Il nuovo anno dovrà essere il tempo del rafforzamento delle istituzioni, della valorizzazione delle competenze, della tutela dei diritti e della promozione delle opportunità, soprattutto per le nuove generazioni. Dovrà essere l’anno in cui la responsabilità pubblica torni a essere sinonimo di serietà, trasparenza e coerenza, e in cui le decisioni siano guidate non dal consenso immediato, ma dalla visione di lungo periodo.
Che il 2026 sia l’anno in cui il linguaggio della politica ritrovi sobrietà e autorevolezza, in cui il confronto torni a essere civile e costruttivo, e in cui l’interesse generale prevalga su ogni logica di parte. Un anno in cui la fiducia dei cittadini venga riconquistata non con promesse, ma con atti concreti, misurabili e responsabili. Con questo spirito, rivolgiamo un augurio sincero di fine 2025 e di inizio 2026: che sia un tempo di maturità democratica, di stabilità istituzionale e di rinnovata coscienza civica. Un tempo in cui la politica sappia tornare ad essere guida, visione e servizio, nel rispetto della storia e con lo sguardo rivolto al futuro.
Buon 2026, nel segno della responsabilità, della dignità istituzionale e del bene comune”.
E voi, invece, che cosa ne pensate?
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