Indovinami, indovino
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto, o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo del lunedì
avrà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno. – “L’anno nuovo” di Gianni Rodari
Come ogni anno, prima dello scadere della mezzanotte del 31 dicembre, ci troviamo a fare i conti con noi stessi e a riflettere sul nostro futuro. Così come fece Gianni Rodari scrivendo ‘’ L’anno nuovo’’. Una semplice filastrocca che, attraverso le sue parole, imbocca la strada del nostro destino con una riflessione semplice e chiara: noi siamo i protagonisti indiscussi delle nostre scelte. Poche certezze ci restano nella vita come lo scorrere inesorabile del tempo attraverso il calendario che ripercorre le stesse festività e ricorrenze, i mesi e le stagioni, le uniche convenzioni immutabili e non interpretabili.
Nell’ultima strofa si trova il vero senso della poesia, ovvero la volontà come unica forza per migliorare noi stessi e vivere meglio. Ognuno di noi, ci dice il componimento, è artefice del proprio destino. Siamo noi che con la nostra forza di volontà possiamo rendere il nostro futuro migliore. Se guardo indietro a questo 2025, invece, trovo una serie di eventi sociali, politici e culturali che riflettono molto la società del nuovo millennio: spesso spaccata da parentesi di guerra e scelte politiche oltre oceano che lasciano poco spazio alla certezza delle stagioni o allo scorrere del tempo.
Ed è in quest’ottica che mi viene in mente che anche la lingua italiana tenta di stare dietro a questi cambiamenti, trovando sempre un aggancio con lo spaccato sociale per restare connessa. Nascono, di conseguenza, nuove parole con rimando immediato a degli episodi caratterizzanti, i medesimi che hanno segnato un anno destinato a concludersi di qui a breve.

Lo specchio della nostra società attraverso il riflesso delle sue parole
Nel 2025, alcuni neologismi emergono per descrivere eventi e fenomeni che hanno segnato l’anno. Come di consueto, Treccani segnala una serie di neologismi: parole ed espressioni che, nel corso dell’anno, sono entrate nell’uso comune della lingua italiana. E lo ha fatto attraverso ‘Il libro dell’Anno Treccani 2025, che raccoglie i momenti più salienti di quest’anno che volge al termine. Al suo interno raccoglie una serie di Neologismi che riflettono la nostra società.
Nei primi tre posti troviamo Occhi spaccanti, Pro-Pal e Sumud. In che modo, dunque, suddetti termini possono descrivere un 2025 che, forse, sarebbe potuto andare diversamente?
Occhi Spaccanti: un neologismo per la Generazione Z
Il termine “Occhi Spaccanti” è emerso, infatti, quasi per caso, dopo la divulgazione di un vocale privato di Raoul Bova destinato alla sua presunta amante, diventando virale in pochissimo tempo sui social e di uso comune tra i giovani che già utilizzavano la parola ‘’spacca’’. Nello specifico, Treccani la include al primo posto dei neologismi per identificare un’espressione che racchiude un senso di meraviglia di fronte a qualcosa di bello. Certo, peccato solo, però, che la vicenda ad essa legata vada ben oltre la cronaca e tocchi nodi centrali della realtà contemporanea, soprattutto per quel che concerne il confine tra vita pubblica e privata, il rapporto tra le celebrità e i propri fan, il legame con i media e quei diritti individuali di cui, spesso e volentieri, sembriamo dimenticarci.
Pro-Pal e la guerra delle narrazioni
Al secondo posto nella classifica compare il termine “Pro-Pal”, affermatosi come un concetto chiave per indicare il sostegno a movimenti e cause legati alla Palestina. Una definizione che, checché se ne dica, è manifestazione di un crescente attivismo e di un maggior impegno, civile e politico, a livello internazionale, entrambi protagonisti indiscussi di un 2025 piuttosto cupo. Non a caso, tale neologismo descrive un supporto attivo e consapevole verso iniziative palestinesi, incarnando una mobilitazione globale sempre più incisiva e un impegno in favore dei diritti umani. La sua diffusione, inoltre, evidenzia l’attenzione crescente verso temi di giustizia sociale su scala mondiale in un contesto sociale che si sta dimostrando particolarmente avvezzo a metterli da parte!
Global Sumud Flotilla e la dignitosa resistenza
A chiudere il podio, infine, troviamo “Sumud”, un termine di origine araba che esprime la capacità di resistere e restare saldi, mantenendo la dignità nonostante le condizioni avverse. Dietro a questo neologismo ci sono le battaglie della ‘’Global Sumud Flotilla”, una flotta di imbarcazioni umanitarie, i cui equipaggi composti da persone che difendono i diritti umani (operatori sanitari, parlamentari, attivisti e giornalisti di ben oltre 40 Stati) hanno avuto il coraggio di far sentire la propria voce di fronte all’indifferenza, diventando un potente simbolo di solidarietà verso la popolazione palestinese, assediata, affamata e sofferente, della Striscia di Gaza.
Il ritorno di Donald Trump
Tra tutti gli eventi si sono verificati nel 2025, poi, ce ne sono alcuni il cui significato diventa abbastanza difficile da poter racchiudere in una sola e semplice parola o affermazione. Uno di questi è senza ombra di dubbio di Donald Trump sulla scena politica, rieletto Presidente degli Stati Uniti d’America, insediatosi come 47º Presidente degli Stati Uniti d’America al Campidoglio di Washington il 20 gennaio 2025. Un’elezione che ha diviso profondamente l’opinione pubblica. I neologismi associati a questo fenomeno, primo fra tutti quello di “trumpismo”, continuano a caratterizzare il dibattito politico, evidenziando le tensioni tra le diverse fazioni tipiche della modernità.
La “Kiss Cam” della discordia

Come se non bastasse, sempre dagli Stati Uniti arriva la parola “Kiss Cam”, protagonista molto discussa durante un concerto dei Coldplay. Perché? Ebbene, perché la camera ha ripreso due presunti amanti abbracciati, il CEO di un’importante azienda americana e la sua assistente. Insomma, l’inquadratura sbagliata al momento sbagliato che ha riempito i rotocalchi del mondo intero quasi fosse una notizia da prima pagina. Il che, lasciatecelo dire, porta a chiedermi cos’abbia davvero importanza al giorno d’oggi!?!
Tornanza: ritorno alla normalità come desiderio collettivo di stabilità e connessione
A seguire, tra le varie parole del 2025, c’è sicuramente il neologismo “Tornanza”, emerso come desiderio collettivo di ritornare ‘’a casa’’, quella sensazione ormai persa di tornare ad una vita “normale”. Il termine è la fusione di “tornare” e “canzone”, ed esprime il bisogno di recuperare legami interpersonali, attività quotidiane e, soprattutto, un senso di comunità. Ma tutto ciò possiede davvero il senso di un tempo? In un’epoca in cui le interazioni sociali sono state drasticamente compromesse da messaggi rubati e scandali mediatici, potrebbe essere realmente qualcosa che dovrebbe farci riflettere in maniera approfondita!
Che dire, giunti ormai alle porte del 2026, mi auguro che quella della tornanza non sia soltanto la descrizione di una fase di transizione, ma l’incarnazione di una vera aspirazione collettiva. In un mondo che ha fronteggiato sfide straordinarie, il desiderio di ritrovare una normalità rappresenta un segno di resilienza e speranza. E guardando al nuovo anno, spero vivamente che non porti solo l’opportunità di ritrovare un equilibrio nella quotidianità, ma anche e soprattutto una nuova consapevolezza su ciò che più di ogni altra cosa merita importanza e attenzione. In altre parole, per quanto utopistico possa risuonare, che sia un invito ad immaginare e costruire un futuro più connesso, solidale e orientato al progresso di tutti, nessuno escluso!
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