Probabilmente è molto difficile amare qualcuno quando odi te stesso. Le persone ferite feriscono le altre persone. Possiamo forse biasimarle per questo?
Nadjia era poco più che una bambina, quindici anni appena e un’esistenza vissuta tra degrado e maltrattamenti, quando si è macchiata – perlomeno così pare – di una bruttissima, abominevole colpa. E per questo ha pagato. Ingiustamente? Chi lo sa. Ha conosciuto le mura della prigione, l’incertezza di chi vive lì per anni, sempre con gli stessi ambienti, sempre con le stesse paure. Ora che è adulta e ha scontato la sua presunta colpa, anche da libera è in catene. Del resto, certe volte il passato ci tiene ancorati a sé e ci sembra quasi che le catene siano spesse e forti e impossibili da rompere. L’unica cosa che placa i suoi attacchi di panico è il suo anonimo lavoro come assistente in uno studio legale: lì, si sente protetta. Tra i tailleur sempre uguali e il suo “volare bassa” almeno ha potere – finalmente – sulla sua vita: così inizia il thriller “La mamma si è addormentata” di Romy Hausmann.
Ma una mattina Nadjia riceve una chiamata particolare. È Laura, sua ex amica nonché moglie del suo capo, Gero, uno degli avvocati più in vista della città. È disperata, si è cacciata in un disastro – questo le dice – e deve essere aiutata. E quando Nadjia varca la soglia della casa lussuosa di Laura e Gero comprende appieno quel che la donna diceva: ha fatto un errore, ma che dico, ha commesso un crimine. Perderà suo marito. Perderà sua figlia Vivi, la luce dei suoi occhi, e soprattutto andrà in prigione. E Nadjia, che dietro le sbarre ci è stata per davvero, comprende: una come Laura non può finire lì. La sua vita, così bella e ricca e perfetta, finirebbe all’istante. Lì prende una decisione: la aiuterà a sistemare tutto, anche se “sistemare tutto” vuol dire rendersi complice.
Forse, che aiutare Laura era uno sbaglio se ne sarebbe tutto sommato dovrà accorgere ai primi attacchi di panico. Ha un carico pesante nel bagagliaio mentre si dirige in un posto fitto di boschi. È la cosa giusta? Continuamente sente la sensazione di aver fatto uno sgarro. Aveva una seconda possibilità, l’ha sprecata? Andrà in galera anche lei? La voglia di aiutare – perché Nadjia ha un cuore buono come poche persone al mondo – quella “povera” donna che potrebbe perdere tutto – e chi non potrebbe? – prevale e prosegue. È impaurita, direi anche impanicata, ma va avanti, tenace e determinata. E motivata, anche. L’amicizia prevede anche qualche sacrificio, no? Laura l’ha pregata e una volta, in un passato un po’ lontano ma non troppo, prima che lei si sposasse con il capo e vivesse da signora, erano inseparabili. Nadjia si rimbocca le maniche e segue le istruzioni.
Ben presto però si rende conto che tutto quello che aveva creduto fino a quel momento è stato semplicemente un piano. Qualcosa che si decide a tavolino, qualcosa che per lei significherà la fine. Ma non è stupida. Sa di cosa è capace e sa anche che nella sua vita ha avuto pochi momenti semplici. Le difficoltà, quelle serie, temprano: lo sanno tutti. Rendono o morti o più forti e Nadjia, nonostante gli attacchi di panico, è potente come non mai. E ha un obiettivo per quando tutto questo incubo sarà finito.
Tiene incollati? Be’, sì, non si vede l’ora di arrivare al finale per comprendere di più. È un tantino caotico? Anche. Anzi, molto. Le varie vicende si dipanano una dopo l’altra e all’inizio si fa fatica a unire i puntini. Soprattutto la parte delle lettere – non dico da chi a chi, odio gli spoiler: quelle all’inizio sono proprio incomprensibili. Alla fine torna tutto? Sì, nuovamente. Anzi, molto bene. Ed è persino un finale che non ci si aspetterebbe, quindi di scontato non c’è nulla per davvero. Con riserva perché, appunto, in alcune parti viene da chiedersi: “Ma che accidenti…?”. Ma quando un thriller tiene incollati, nel bene o nel male, vuol dire che è riuscito, anche se rimandato a settembre!
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“La mia prediletta” di Romy Hausman: il male che si traveste da amore familiare – L’Opinione
“Non ti addormentare”, un thriller dove presente, passato e futuro non hanno legami – L’Opinione
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