Entra nella fase conclusiva il percorso della nuova legge elettorale. Dopo il via libera del Senato alle modifiche introdotte nel mese di settembre, oggi la riforma è tornata al centro dei lavori della Camera, dove il Governo ha posto la questione di fiducia sull’articolo 1. Il passaggio rappresenta uno dei momenti decisivi prima del voto finale previsto per giovedì 8 ottobre, quando l’intero provvedimento sarà sottoposto all’Aula con scrutinio segreto.
La novità politicamente più rilevante della riforma riguarda l’introduzione delle preferenze, assenti nell’attuale sistema. Il meccanismo approvato dal Senato prevede che l’elettore possa esprimere fino a tre preferenze, ma con una precisa eccezione: il capolista resta bloccato e, quindi, non è sottoposto alla scelta diretta dell’elettore. I candidati successivi al capolista vengono invece determinati sulla base delle preferenze raccolte.
Il ritorno delle preferenze rappresenta uno degli aspetti destinati a incidere maggiormente sul rapporto tra elettori e candidati. Dopo una lunga stagione nella quale l’ordine delle liste ha avuto un ruolo centrale nella determinazione degli eletti, il nuovo meccanismo introduce nuovamente una possibilità di scelta diretta, pur mantenendo il capolista in una posizione distinta. È un equilibrio che affida agli elettori una parte più ampia della selezione dei parlamentari e, nello stesso tempo, conserva alle liste un ruolo nella composizione della rappresentanza.
Il sistema prevede inoltre l’alternanza di genere nel caso in cui vengano espresse più preferenze. La modifica rappresenta il risultato di un confronto interno alla maggioranza e di un lungo dibattito parlamentare sulla possibilità di restituire agli elettori una maggiore capacità di scelta dei propri rappresentanti.
La sovranità non può essere rappresentata, per la stessa ragione per cui non può essere alienata — Jean-Jacques Rousseau, Il contratto sociale
La riforma supera l’attuale sistema basato anche sui collegi uninominali e introduce un modello a prevalente carattere proporzionale. Il testo prevede un premio di governabilità per la lista o coalizione che ottenga almeno il 42 per cento dei voti validi in entrambe le Camere: il premio consiste in 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. Restano inoltre le soglie di sbarramento del 3 per cento per le liste e del 10 per cento per le coalizioni. La legge stabilisce anche che le coalizioni indichino nel programma elettorale il nome della persona proposta per la Presidenza del Consiglio, fermo restando il ruolo costituzionale del Presidente della Repubblica nella formazione del Governo.
È proprio sulle preferenze che si è concentrato uno dei confronti più accesi in Parlamento. La soluzione approvata non elimina infatti la figura del capolista bloccato: l’elettore può scegliere fino a tre candidati, ma il primo nome della lista mantiene una posizione non determinata dalle preferenze. La modifica introdotta al Senato stabilisce che, dopo il capolista, la posizione dei candidati sia determinata sulla base dei voti di preferenza ottenuti. Si tratta dunque di un sistema che combina una componente di scelta diretta da parte degli elettori con una quota di candidati individuata attraverso l’ordine di lista.
La maggioranza rivendica la scelta delle preferenze come uno degli elementi caratterizzanti della riforma. Le opposizioni, invece, hanno contestato il mantenimento dei capilista bloccati e chiesto un sistema nel quale la scelta degli eletti sia affidata integralmente agli elettori. Il confronto su questo punto ha accompagnato gran parte dell’esame parlamentare del provvedimento.
Il voto di oggi alla Camera sull’articolo 1 è inserito in un calendario serrato. Dopo la votazione sulla prima questione di fiducia, l’Aula procede con l’esame dell’articolo 2. Oggi, mercoledì 7 ottobre, sarà invece la volta dell’articolo 3 e dell’articolo 8, mentre domani, giovedì 8 ottobre, è previsto l’ultimo atto: le dichiarazioni di voto finale e quindi il voto conclusivo sulla legge elettorale, con scrutinio segreto. Il voto di domani sarà quindi il passaggio destinato a chiudere l’iter parlamentare, salvo ulteriori modifiche al testo. L’attenzione politica resta alta soprattutto perché lo scrutinio segreto potrebbe rendere più difficile misurare pubblicamente la compattezza dei singoli gruppi parlamentari.
Se approvata definitivamente, la nuova legge introdurrebbe un sistema nel quale gli elettori tornerebbero a esprimere preferenze per una parte dei candidati, dopo anni nei quali il meccanismo elettorale ha affidato alle liste un ruolo centrale nella determinazione degli eletti. La riforma interviene contemporaneamente sulla distribuzione proporzionale dei seggi, sul premio di governabilità, sulle soglie di accesso e sulla composizione delle liste. Le preferenze rappresentano dunque soltanto uno degli elementi di un progetto più ampio destinato a modificare le regole con cui Camera e Senato vengono eletti.
Ora, non resta che da capire se la nuova legge elettorale diventerà definitivamente il sistema destinato a disciplinare le prossime elezioni politiche.
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