Nel vasto e misterioso teatro del cosmo, siamo abituati a pensare alle stelle come ad enormi sfere incandescenti di gas, che bruciano il loro combustibile nucleare per miliardi e miliardi di anni. Ma cosa direste se vi dicessimo che esistono – o meglio, potrebbero esistere – stelle che brillano senza bruciare? Corpi celesti alimentati non da reazioni nucleari, ma da qualcosa di ancora più enigmatico, ossia la materia oscura, che ha permesso loro di guadagnarsi l’appellativo di “stelle oscure”. Ma di cosa si tratta?
Da qualche parte, qualcosa di incredibile è in attesa di essere scoperto – Carl Sagan
Innanzitutto, è bene precisare che sulla loro reale esistenza la comunità scientifica si ritrova ancora in disaccordo. Tuttavia, grazie alle prove raccolte fino ad oggi, quella che rimane al momento un’ipotesi potrebbe presto divenire una tesi ben confermata. In effetti, stiamo parlando di oggetti celesti teorici che sfidano ogni convenzione, installandosi in uno spazio sospeso tra scienza e fantascienza, ma perché questo dovrebbe precluderne la fattibilità?
Nonostante il nome sinistro, non ci ritroviamo di fronte a buchi neri o stelle morte, contrariamente a quanto verrebbe spontaneo pensare. Anzi, esse sarebbero nate nei primissimi momenti dopo il Big Bang, quando l’universo era ancora giovane, denso e dominato da materia invisibile. Sì, proprio quella materia oscura di cui sentiamo tanto parlare e che costituisce circa il 27% dell’universo, ma che nessuno ha mai visto.
Secondo alcuni scienziati, tra cui i fisici Douglas Spolyar, Katherine Freese e Paolo Gondolo, le particelle di suddetta materia misteriosa potrebbero annichilirsi tra loro, liberando energia sufficiente a far “brillare” intere stelle, senza la necessità che vi sia un processo di fusione nucleare. Il risultato? Stelle gigantesche, fredde rispetto al nostro Sole, ma capaci di emettere luce infrarossa. Quasi trasparenti, eteree. Creature cosmiche silenziose che avrebbero abitato l’universo primordiale, forse sopravvivendo abbastanza a lungo da diventare i semi dei primi buchi neri supermassicci.
Per ora, la risposta è: forse. Il James Webb Space Telescope, l’occhio più potente che l’umanità abbia mai puntato verso le profondità cosmiche, ha già rilevato segnali che potrebbero – con cautela – essere compatibili con le stelle oscure. I ricercatori stanno studiando queste anomalie con attenzione. E se venissero confermate? Inutile dire che sarebbe una scoperta epocale giacché la prima prova osservabile della materia oscura è proprio uno dei pezzi mancanti nella storia dell’universo.
Pensateci: stelle fatte di qualcosa che non possiamo vedere, toccare né produrre, ma che potrebbe aver acceso i primi fuochi cosmici. È un pensiero che cambia la prospettiva: forse il buio non è mai stato davvero buio. Forse, nell’oscurità, l’universo brillava di una luce invisibile!
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