Credit: foto per gentile concessione dell'Ufficio Stampa
Dopo anni di attesa, il riconoscimento dell’osteopatia come professione sanitaria apre una nuova fase per il settore. Se da un lato l’equipollenza dei titoli e il progressivo inserimento nel sistema sanitario rappresentano una conquista storica, dall’altro si apre una sfida ancora più importante: quella della qualità professionale. Su questo tema interviene Andrea Foriglio, osteopata, che invita a spostare l’attenzione dalle norme alle competenze, sottolineando come il futuro della professione dipenda soprattutto dalla formazione, dal rigore scientifico e dalla capacità di mettere il paziente al centro del percorso di cura.
“Negli ultimi mesi ho avuto modo di intervenire più volte sul tema dell’osteopatia e sul percorso che sta portando questa professione ad essere sempre più riconosciuta all’interno del sistema sanitario italiano. Ne ho parlato perché ritengo che quello che stiamo vivendo sia un momento storico, non solo per migliaia di professionisti, ma soprattutto per milioni di pazienti che ogni giorno si affidano all’osteopatia per migliorare la propria qualità di vita.
L’equipollenza dei titoli, il riconoscimento della professione sanitaria e la prospettiva di una sempre maggiore integrazione con il Servizio Sanitario Nazionale rappresentano senza dubbio una svolta importante. È una notizia positiva, attesa da anni, che contribuisce a dare maggiore chiarezza e maggiore tutela sia ai professionisti che ai cittadini. Tuttavia credo che oggi sia necessario fare una riflessione diversa rispetto a quelle che abbiamo ascoltato fino ad ora. Per anni il tema è stato ottenere il riconoscimento. Oggi, invece, il tema diventa dimostrare di meritarlo.
È una differenza sottile, ma enorme. Perché una professione non diventa autorevole nel momento in cui viene riconosciuta da una legge. Diventa autorevole quando riesce a migliorare concretamente la vita delle persone. Una legge può definire un perimetro professionale, può stabilire delle regole e certificare un percorso formativo, ma non può sostituire la competenza, l’esperienza maturata sul campo e la responsabilità che ogni professionista ha nei confronti dei propri pazienti.
Negli ultimi anni il mondo della salute è cambiato profondamente. I social network hanno avuto il merito di far conoscere professioni che fino a poco tempo fa erano quasi sconosciute al grande pubblico. Allo stesso tempo, però, hanno contribuito a trasformare alcune pratiche sanitarie in veri e propri contenuti da intrattenimento. Sempre più spesso vediamo video che raccolgono milioni di visualizzazioni grazie a manipolazioni spettacolari, rumori articolari ed effetti scenici capaci di catturare immediatamente l’attenzione.
La comunicazione è importante e la divulgazione è fondamentale, ma credo sia necessario ricordare che la salute non è uno spettacolo. Dietro ogni dolore cervicale, ogni mal di schiena, ogni sciatalgia o problematica muscolo-scheletrica c’è una persona che soffre, una persona che cerca una soluzione e che merita di affidarsi a professionisti preparati, aggiornati e competenti. È proprio per questo motivo che considero il riconoscimento dell’osteopatia una straordinaria opportunità. Non tanto perché certifica ciò che siamo stati fino ad oggi, ma perché ci obbliga ad alzare ulteriormente il livello. Ci spinge a investire sempre di più nella formazione continua, nella ricerca scientifica, nel confronto con le altre professioni sanitarie e nella costruzione di percorsi terapeutici sempre più efficaci e personalizzati.
La vera buona notizia, infatti, non riguarda gli osteopati. Riguarda i pazienti. Quando una professione cresce e alza i propri standard qualitativi, chi ne beneficia realmente è la persona che chiede aiuto. Significa maggiori garanzie, maggiore sicurezza e una qualità delle cure sempre più elevata. Da osteopata che ogni giorno lavora con persone affette da mal di schiena, dolori cervicali e problematiche della colonna vertebrale, sono convinto che il futuro della nostra professione non dipenderà soltanto dalle norme o dai decreti.
Dipenderà soprattutto dalla qualità del lavoro che saremo in grado di offrire, dalla nostra capacità di continuare a studiare, dall’umiltà di confrontarci con la scienza e dalla volontà di mettere il paziente al centro di ogni scelta professionale. Il riconoscimento è arrivato. Ed è un traguardo importante. Ma i veri risultati, quelli che contano davvero, continueranno a misurarsi dove si sono sempre misurati: nella vita delle persone che si affidano a noi ogni giorno“.
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