Nel 2025 l’assurdo dovrebbe aver smesso di stupirci. In fondo, si sa, oramai si vende di tutto, inclusa la propria dignità, e lo si compra con la leggerezza di chi, distrattamente, sfoglia un settimanale di gossip dal parrucchiere di fiducia. Eppure, ogniqualvolta pensiamo di averne viste di ogni, ecco che arriva qualcosa che ci fa puntualmente ricredere. Avreste mai detto che, un giorno, sarebbe stato possibile acquistare dell’aria in bottiglia? E non parliamo di aria qualunque, bensì di aria fresca e, prima di qualsiasi altra cosa, pulita!
Dalla Svizzera al Canada, passando per la campagna inglese e qualche piccolo germoglio anche qui in Italia, al giorno d’oggi è possibile perfino ordinare aria purissima da respirare a casa, nemmeno fosse un Brunello da riserva. Ci sono l’etichetta, la provenienza certificata e, ovviamente, il prezzo da prodotto gourmet! Ma quali sono le aziende che hanno dato vito ad un simile commercio? E soprattutto, perché? Si tratta di qualcosa di realmente utile oppure è l’ennesima trovata pubblicitaria per monetizzare e speculare sopra le disgrazie che affliggono l’intera umanità?
Vitality Air, ad esempio, vende aria delle Montagne Rocciose in lattine da 7 litri destinate a chi, nella Pechino soffocata dallo smog, sogna ancora un respiro senza polveri sottili. In Svizzera, invece, si punta sulla versione premium: 500 ml di “genuine Swiss mountain air” a quasi 100 dollari al barattolo, perfetta per una sniffata zen prima di una call su Zoom. Roba da ridere? Può darsi, ma non meno dell’acqua firmata di Chiara Ferragni, la piccola fiammiferaia che vendeva un bene primario alla modica cifra di 8 euro a bottiglia neanche fosse stata benedetta dal Padre Eterno in persona! O peggio, di quella miriade di influencer che, in un crescendo grottesco, avevano iniziato qualche tempo fa a vendere i propri peti in barattolo, documentando il tutto su TikTok.
Scherzi a parte, però, dietro a quella che potrebbe sembrare un’autentica commedia del nonsense, si nasconde un dramma più che reale. L’inquinamento atmosferico è in aumento, il clima è in preda a stravolgimenti senza precedenti e le città respirano a fatica. Secondo l’OMS, infatti, oltre il 99% della popolazione mondiale respira aria non sicura, con conseguenze gravi sulla salute. In Italia, nel 2024, le soglie di PM10 sono state superate in oltre 60 città, Milano in testa. Altro che aria in bottiglia, dunque, qui servirebbe ossigeno allo stato puro!
Inutile ribadire, insomma, quanto la situazione necessiti di un intervento immediato, che vada oltre le mere campagne pubblicitarie e alle scorciatoie che sanno di “green washing”. Se continuiamo così, un futuro in cui l’aria pulita sarà solo un lusso per pochi non è distopia: è statistica. E quel futuro è già cominciato.
Quando l’ultimo albero sarà stato abbattuto, l’ultimo fiume avvelenato e l’ultimo pesce pescato, vi accorgerete che il denaro non si può mangiare – Proverbio nativo americano
Parafrasando: il denaro non si può respirare. Ma oggi puoi usarlo per comprarti un barattolo d’aria. Una vittoria del marketing, una sconfitta dell’umanità. Siamo diventati consumatori compulsivi di “esperienze” svuotate di significato, mentre l’esperienza più preziosa, ossia respirare, diventa una merce rara. Forse dovremmo ridere meno di chi vende l’aria e iniziare a preoccuparci seriamente di chi ci sta portando via il diritto di averla gratis. Perché se oggi l’aria si vende, domani potrebbe toccare alla luce del sole, all’acqua piovana, alla notte silenziosa.
E a quel punto, nemmeno l’intervento di Greta Thunberg riuscirà a salvarci!
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