Attualità

Bernini insulta gli studenti: ma non è il loro punto di riferimento?

La scorsa settimana, nel corso di uno degli incontri dell’annuale kermesse di Fratelli d’Italia, meglio nota come Atreju, la Ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini è stata contestata da studenti del semestre filtro delle facoltà di medicina a causa di diverse irregolarità delle prove e per quelle che risulterebbero, nei fatti, delle complete falle nella riforma. In effetti, stando ai più recenti sviluppi, l’iniziativa per revocare il test d’ingresso, il cui scopo era quello di puntare alla massima meritocrazia, si è rivelata ancora più limitante e fallimentare. E cosa avrebbe ben pensato di fare la deputata in proposito?

Ebbene, in tutta risposta e con dei toni che per nulla si confanno al ruolo istituzionale da lei ricoperto, ha accusati i giovani protestanti di essere solamente dei “poveri comunisti” rifacendosi alle famose parole di Silvio Berlusconi, per poi aggiungere un sonoro “siete inutili”. Insomma, parole senza dubbio forti, che hanno destato scalpore tanto nelle opposizioni quanto nel pubblico sostenitore. Non contenta evidentemente, Bernini ha poi proseguito, prima di rendersi conto degli evidenti punti da correggere nella riforma, come annunciato dalla diretta interessata nelle ultime ore, accusando gli studenti di muoverle critiche senza ascoltarla, peccato che questi stessi studenti avessero presenziato e prestato attenzione alla conferenza di un’ora prima di intervenire in maniera del tutto rispettosa e legittima!

Quali sono le condizioni che la ministra Bernini sembra ignorare?

Per analizzare una vicenda che a mio avviso ha del grottesco, occorre innanzitutto capire in quali condizioni i candidati hanno studiato per le prove e sono stati chiamati, in seguito, a sostenerle. Imperativo, difatti, è sottolineare che il periodo di preparazione ai test di fisica, chimica e biologia rappresentava il primo campanello d’allarme: professori non adeguatamente formati e aule sovraffollate, che hanno costretto la maggior parte degli studenti a seguire le lezioni da remoto online senza alcuna possibilità di confronto con i docenti, concorrenza alle stelle e una mole di studio nettamente superiore in quantità rispetto ad un normale esame concorsuale, avevano già predisposto un terreno fertile per il malessere degli studenti.

Studenti che hanno contestato la ministra/Credit: web

Cosa ha compromesso le prove d’esame

Per quanto concerne le modalità d’esame, invece, Bernini sostiene che si sia svolto tutto regolarmente. Eppure, le migliaia di segnalazioni dicono altro. Non a caso, si parla di studenti che hanno compromesso la prova senza alcuna difficoltà, di soluzioni ai test che già circolavano in rete e, come se non bastasse, dell’assenza di controlli sull’utilizzo degli smartphone durante l’esame, nonché di professori che suggerivano le risposte. Il tutto, ovviamente, tenendo conto anche di quei furbetti che supereranno in graduatoria chi ha studiato. Le tre prove di fisica, chimica e biologia si sono svolte una di seguito all’altra, e pensare che c’era pure chi per sostenerle arrivava da lontano!

In tutto ciò non abbiamo ancora considerato la questione dei costi: 250 euro contro i 60 fino all’anno scorso. Un’ottima macchina da soldi, dunque, che si alimenta sulle spalle di famiglie e studenti. Il risultato? Beh, l’85% bocciato per un totale di 60.000 candidati, cifre che parlano da sole. Ci saranno più posti in graduatoria che promossi, tanto da arrivare a considerare persino di ammettere i bocciati. O chissà, secondo quanto riferito dalla Ministra di recente, potrebbero essere introdotte nuove condizioni per far sì che gli studenti non perdano l’anno.

Una negazione dell’evidenza?

Non so veramente come faccia Bernini a non ammettere l’esito fallimentare della riforma e le irregolarità degli esami. Come può una carica istituzionale, una figura di riferimento come lei, non ascoltare chi rappresenta, persino quando la realtà dei fatti è sotto gli occhi di tutti? Lei sostiene che chi la contesta non è che un povero comunista, ma da quando istruzione e sanità pubblica hanno un colore politico? Inoltre, non depone a suo favore dare degli inutili alla classe dei medici che, magari, sarà la stessa che si prenderà cura di lei in tarda età!

Ancor più ironico, tuttavia, è il fatto che il teatro di tutto ciò fosse proprio Atreju, un evento volto a celebrare la gioventù dei partiti di destra e che riprende il proprio nome dal protagonista de La storia infinita per incarnarne i valori di tenacia, gioventù, speranza. E qui mi rifaccio all’opera di Michael Ende:

Il Nulla non si distrugge con la forza, ma con l’indifferenza

Ebbene, secondo la mia opinione, in questo caso specifico, la ministra rappresenta quel Nulla che tanto professa di annientare, indifferente all’enorme disagio studentesco causato dalla sua riforma. L’esempio di un’autorità dovrebbe essere quello di ammettere i propri errori, di aprirsi all’ascolto, e di non sfruttare un palcoscenico e un microfono per sovrastare chi sta solo esprimendo un malessere. È anche da queste cose che dobbiamo giudicare chi ci governa!

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Sofia Pacciolla

Classe 2007, è la più giovane voce qui su L’Opinione. È una studentessa di liceo linguistico con una devozione sfrenata per la letteratura, il cinema, lo spettacolo, la musica e i viaggi che da sempre la accompagna. Nerd incurabile, la rapisce tutto ciò che fa parte del mondo geek e della cultura pop. Il suo tallone d’Achille è la matematica, disciplina che le è assolutamente indigesta. Ama tanto la compagnia degli altri quanto quella di se stessa, e intende proseguire gli studi per poter un giorno intraprendere una carriera nell’editoria e nel giornalismo.

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  • "Quando l’ascolto diventa fastidio"

    L’intervento della ministra Bernini, che ha zittito e dileggiato gli studenti critici sulla riforma dell’accesso a Medicina, racconta più di quanto forse intendesse. Racconta un’idea del potere che considera il dissenso un disturbo, non una risorsa.

    Eppure, istruzione e sanità pubblica non hanno colore politico: sono beni comuni. Ridurre una protesta motivata a etichetta ideologica è un modo semplice per evitare il confronto sui fatti, sulle criticità emerse e sul disagio reale di migliaia di studenti.

    Non è un dettaglio che tutto sia avvenuto ad Atreju, evento che nel nome richiama La storia infinita di Michael Ende. In quel racconto il "Nulla avanza grazie all’indifferenza". Qui, l’indifferenza prende la forma di un monologo che sovrasta invece di spiegare, di una voce istituzionale che deride invece di rispondere.

    Scrivo anche per sostenere la studentessa che ha scritto l'articolo, che ha scelto di informarsi e pubblicare articoli su questi temi. Studiare e prendere parola non è arroganza: è cittadinanza. Delegittimare chi argomenta significa impoverire il dibattito pubblico e tradire la funzione stessa dell’università.

    Il rispetto verso gli studenti non è una concessione. È un dovere. E quando chi governa smette di ascoltare, non perde solo il dialogo con i giovani: perde credibilità.

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