Digital Zone

Deep-fake, la Danimarca avanza una proposta di legge per tutelare il volto dall’IA: parlare di “proprietà” basta a salvarci la faccia?

Di te ha detto il mio cuore: «Cercate il suo volto»;
il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto – Salmo 26

Quando la Danimarca annuncia di voler riconoscere il copyright su volto, voce e corpo, contro il deep-fake, un lampo utopico attraversa il dibattito pubblico. In un’epoca in cui i pixel possono clonare ogni dettaglio digitalizzando anche il volto di ognuno, la proposta di legge danese rivendica un principio: l’immagine personale è inalienabile perché la persona è irripetibile.

Si tratta di un riscatto poetico prima ancora che giuridico? Il legislatore proclama che la dignità vale più dell’algoritmo. Per fortuna che c’è ancora qualcuno che la pensa così. Che siano proclami idealisti degni di un mondo indirizzato verso una civiltà migliore?

Il volto va protetto contro il deep-fake, ma possediamo la faccia o la custodiamo?

Parlare di “proprietà”, però, non basta a salvare il volto. Nessuno possiede la propria faccia: semmai la custodisce. La lezione biblica – «Cercate il suo volto» – ricorda che il volto è spazio di rivelazione reciproca, luogo di libertà condivisa.

I santi, che vengono “Ammessi a godere del volto di Cristo”, sono precursori di questo asset, e ora si vuole estendere la sacralità del volto trascendentale a tutta l’umanità. Una misura di emergenza, forse utile a frenare possibili abusi, ma certamente incapace di generare relazione, educazione, pensiero.

La proposta educativa di mons. Staglianò

Qui si innesta l’intuizione di mons. Antonio Staglianò, che immagina la Pontificia Accademia di Teologia come un poliedro di scienza, sapienza e carità. La sua domanda di fondo è: che cosa vediamo quando guardiamo un volto? Se formiamo i giovani a riconoscere nell’altro un mistero, la clonazione diventerà meno appetibile, e più facilmente riconoscibile come violenza. Nel mio recentissimo ruolo di Interlocutore Referente presso la Pontificia Accademia di Teologia, me lo chiedo: che cosa vedo quando incontro l’altro?

Una cultura del volto si costruisce con laboratori di “ecologia digitale”. Alleanze fra università, facoltà d’informatica, reti di testimonianza delle vittime di deep-fake. Studenti e docenti possono imparare a distinguere l’immagine reale dal simulacro; gli ingegneri progettano watermark responsabili; le comunità trasformano il dolore in cittadinanza attiva. E, forse qui è l’epifania di questo nuovo paradigma, si scopre come declinare il valore del “rispetto” nell’incontro con il volto dell’altro.

Puro idealismo?

L’idealismo non è evasione, ma una chiamata del reale a un livello più alto e nobile. La proposta di legge danese – un pugno di sabbia contro lo tsunami della Deficienza Artificiale – è preziosa, ma insufficiente. All’urgenza della protezione del volto, su cui sarebbe imprudente obiettare, occorre rispondere con un più vasto e completo piano formativo che coinvolga giuristi, teologi, informatici, educatori, giornalisti e comunicatori.

Un avatar “disonesto”, falso, fake, si disinnesca soprattutto con il discernimento culturale. Una alfabetizzazione digitale, fatta bene, anche “made in Italy”, può partire dalla famiglia, per essere innestata nella Scuola e quindi nella Società.

La Danimarca ci ricorda l’obbligo di difendere ogni volto; monsignor Staglianò, Vescovo emerito di Noto e Presidente della Pontificia Accademia di Teologia, ci ricorda il dovere più grande di consegnarlo intatto agli altri, affinché il digitale non soffochi, ma amplifichi la nostra vocazione alla comunione fraterna che in termini laici chiamiamo “coesione sociale” o anche “comunità”.

L’antidoto definitivo non sarà la paura di una multa, o una norma, ma la gioia di riconoscerci autentici, unici e ovviametne non clonabili – o forse sì, ma solo per scopi terapeutici.

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Renato Ongania

Studioso di comunicazione, semiotica e vessillologia. Esploratore, attivista culturale e saggista. Già consigliere comunale e militante radicale "contro la pena di morte". Laurea in relazioni pubbliche (Iulm, Milano), diplomi di alta formazione nel pensiero filosofico di Tommaso d’Aquino e Anselmo d’Aosta presso atenei pontifici; “Esperto in criminologia esoterica”, master in bioetica. Tra i suoi interessi di ricerca: diritti umani, peace studies, hate speech online, analfabetismo religioso. Da oltre dieci anni Ministro della Chiesa di Scientology e rappresentante italiano dello scrittore statunitense L. Ron Hubbard.

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