La verità è figlia del tempo, non dell’autorità – Francis Bacon
Un’ulteriore impronta, riconducibile alla suola di una scarpa, è stata recentemente individuata dagli analisti della Procura, coinvolti nei nuovi rilevamenti nel caso Garlasco, sui gradini della scala dove, nell’agosto del 2007, venne rinvenuto il corpo di Chiara Poggi. La scoperta è frutto del lavoro di nuovi accertamenti tecnici disposti dall’autorità giudiziaria e condotti dai RIS di Cagliari, che hanno applicato sofisticate metodologie di analisi, in particolare la Bloodstain Pattern Analysis (BPA).
Attraverso misurazioni avanzate e ricostruzioni tridimensionali basate sulle fotografie scattate all’epoca, nonché sull’analisi delle tracce di sangue e DNA repertate, gli specialisti sono riusciti a ricostruire parzialmente una possibile dinamica dell’omicidio. In questo contesto è riemersa l’impronta classificata come numero 44, che nel 2007 era stata ritenuta poco significativa e considerata antecedente al delitto, e dunque non approfondita.
Le nuove tecnologie hanno invece consentito di attribuirle un peso investigativo maggiore, mettendola in relazione con l’impronta palmare numero 33. Secondo alcune ipotesi investigative, le due tracce potrebbero appartenere alla stessa persona: l’assassino, dopo aver colpito Chiara e averla spinta giù per le scale, si sarebbe appoggiato con una mano al muro lasciando l’impronta palmare, mentre, mantenendosi in equilibrio su un solo piede, avrebbe impresso la traccia della suola sul gradino. Un gesto probabilmente legato all’intenzione di verificare che la vittima non si muovesse più, o per una ragione che al momento resta ignota.
Per poter collegare con certezza le due impronte e attribuirle a un unico soggetto, sarà tuttavia necessario identificare la tipologia di calzatura e verificare l’eventuale presenza di tracce biologiche utili all’analisi del DNA. Qualora tali accertamenti dessero esito positivo, l’attenzione degli inquirenti potrebbe concentrarsi su Andrea Sempio, indicato come possibile responsabile del delitto.
Le indagini proseguiranno senza interruzioni, anche durante il periodo natalizio, poiché restano numerosi esami e perizie ancora da completare. Si tratta di attività complesse, che richiedono l’incrocio di dati ottenuti con tecniche estremamente avanzate e tempi di elaborazione lunghi, dell’ordine di settimane o mesi. Per questo motivo, uno scenario investigativo più definito non è atteso prima dei primi mesi del 2026.
La difficoltà principale consiste nel dover riesaminare, alla luce delle nuove tecnologie, tutto il materiale probatorio raccolto nel 2007, parte del quale risulta oggi deteriorato o addirittura distrutto. Ricostruire ex novo le possibili dinamiche di un delitto avvenuto quasi vent’anni fa rappresenta un’impresa complessa. Restano infatti ancora da chiarire elementi cruciali, come l’orario esatto della morte di Chiara, che secondo alcune valutazioni non coinciderebbe con quanto stabilito nella prima indagine.
A ciò si aggiunge la questione del movente. Quello individuato in passato dalla Cassazione — una lite tra Chiara e Alberto Stasi legata al ritrovamento di presunto materiale pedopornografico — appare oggi sempre più fragile e poco convincente alla luce dei nuovi sviluppi investigativi. Numerosi interrogativi restano inoltre aperti, così come diverse testimonianze che necessitano di essere nuovamente valutate per completare un quadro ancora incompleto.
Allo stato attuale, complice il segreto istruttorio che avvolge la nuova indagine, non è possibile né assolvere definitivamente Alberto Stasi né accusare formalmente Andrea Sempio o altri soggetti. Sarà necessario attendere ancora diversi mesi affinché emerga una verità processuale più chiara, in un caso profondamente segnato e compromesso dalle criticità della prima fase investigativa.
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