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A quel punto, iniziarono le ricerche ufficiali. Ma Charlie non venne mai ritrovato – estratto del libro
L’investigatrice Kate Mashall è in ospedale, è stata acchiappata per un ciuffo di capelli prima che la morte la portasse con sé: eccellente nuotatrice, poco ha fatto contro la risacca, che l’ha trascinata a fondo. A a volte il destino decide che non è la tua ora e ti dà una seconda possibilità – e chissà che non sia proprio per risolvere un caso vecchio di undici anni che ha bisogno del suo occhio attento. Sì, perché mentre Kate è ricoverata, conosce Jean, una donna che porta i segni del tempo e della sofferenza sul corpo. Undici anni prima, le racconta la donna, era con il suo nipotino Charlie in campeggio. Si erano divertiti un mondo, lei e il treenne, tra una gita al fiume e un barbecue. Con loro, nella tenda vicina, anche i genitori del bimbo. Ma al momento di dormire, accade qualcosa. Jean esce per un minuto dalla tenda, un minuto dove accade l’irreparabile: Charlie scompare. Sembra stato inghiottito nel nulla. E di lui, nessuna traccia. Così inizia La mano del Diavolo di Robert Bryndza.
Non solo, dalla sofferenza, la mamma di Charlie – e figlia di Jean – si è persino impiccata. Come si sopravvive alla scomparsa di un figlio? Puoi respirare, persino dormire qualche volta, ma non sopravvivi. Nemmeno alla sua morte, eh, ma alla scomparsa il non sapere cosa è accaduto (è morto? viene maltrattato? è stato venduto?) logora lentamente i sensi. Ed è quello che è accaduto a Becky, ma anche a Jean, che quel nipotino lo amava con tutto il cuore. Ah, e che non si beve minimamente la storia per cui sarebbe sceso al fiume e annegato. Una mamma lo sa, ma anche una nonna – che mamma si può dire sia “alla seconda” – lo sa. C’è qualcosa di strano, e Kate lo deve trovare. Accompagnata dal suo assistente, Tristan, su mette subito al lavoro: se Charlie è morto, quella maledetta sera, lo scopriranno. Ma se non lo fosse?
Tante le incongruenze che Kate e Tristan si trovano a dover sbrogliare. Innanzitutto, alcune piste vennero considerate all’epoca poco utili. E allora perché l’investigatrice, che ha acciuffato nientepopodimeno che un killer qualche mese prima, sente il profumo delle cose che non sono state analizzate con attenzione? Poi, non solo: Jean non le ha certo raccontato tutto, ma proprio tutto. Materiale ce n’è a gogo, ora la cosa importante è selezionare. Kate e Tristan sono i migliori. non sbagliano un colpo. Quindi riporteranno a galla la verità, per quanto doloroso possa essere per tutti.
Nel finale, tutti i nodi vengono a galla. Storie che si intrecciano, dolori che si fondono, nodi che si sciolgono – e non per forza senza dolore. Però la verità è importante, anche se fa venire male alla pancia e lacrime agli occhi. Una scrittura magnetica, quella dell’autore, che porta a finire il racconto con velocità, fame di parole quasi, con voracità. E non si rimane delusi di certo.
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