Cultura e Spettacolo

“La trappola”, il passato diventa una prigione: la serie Netflix che ci mostra la fragilità e la paura

I traumi ci dormono accanto cheti cheti. Ma se li stuzzichiamo ci saltano addosso come tigri – Fabrizio Caramagna

Lisa Konrad è una scrittrice di bestseller. Vive in una casa isolata, vicino Monaco, in sola compagnia del suo cane. La cosa più strabiliante? Be’, che la Konrad – che è uno pseudonimo – non esce mai di casa. Questo è il decimo anno da reclusa nella sua stessa, seppur grande, dimora. Ogni volta che qualcuno (riceve solo persone fidate) apre la porta non richiudendosela alle spalle con celerità, lei vede il mondo esterno, quello che ha etichettato come cattivo e pieno di pericoli, e indietreggia. È così da quando la sua sorellina, tre anni più giovane, è stata brutalmente uccisa. È stata proprio Lisa a trovarla ed è qui l’origine di ogni suo trauma.

Il ritardo, l’uomo alla finestra che scappa e la sorellina morente

Anna, questo il nome della sorella morta, era per Lisa il sole. Bella, bionda, formosa e sempre sorridente, era la sua antitesi. Lisa, già scrittrice di successo al momento della sua morte, aveva l’aria un po’ cupa degli artisti, i capelli neri, i tratti decisi e spigolosi. Il giorno in cui un bruto la strappa a questa terra, Lisa sta andando a casa sua a trovarla. È in ritardo e, quando arriva, la trova per terra. Le mani sul ventre sono intrise di sangue. Alla radio, una canzone, che diventerà la colonna sonora di ogni suo incubo per i dieci anni successivi: Somebody that I used to know. Ma c’è un altro dettaglio: Lisa lo vede, lo vede mentre fugge dalla finestra. Vede i suoi occhi, che non dimenticherà mai. Vede quello sguardo, quello di chi è colpevole. E lo vede andare via, paralizzata di fronte al sangue della sua sorellina che sta spirando.

Trailer/Credit: YouTube

Dieci anni dopo: la svolta e la ricerca della verità

Con in testa sempre quella canzone, quella maledetta canzone, e l’ultima scena di Anna, Lisa conduce una vita all’insegna di psicofarmaci, scrittura, incubi e paura. Si è chiusa nel suo stesso guscio, nel senso di colpa per essere arrivata in ritardo quel giorno (se fossi arrivata in orario, magari l’avrei protetta da quel mostro), e nella speranza che il colpevole salti fuori. Ma quando i nostri pensieri iniziano a mangiarci da dentro? Quando la nostra casa, che tanto sentiamo come sicura, ci imprigiona e ci tiene stretti? Protetti dalle brutture del mondo, sì, ma anche dalle sue bellezze. Dal sole, dai tramonti, dalle stelle la notte. E poi, con il trauma vissuto, è davvero possibile distinguere la realtà dei ricordi dai meccanismi della mente, che talvolta riempie i buchi con informazioni non sempre valide?

Insomma, Lisa sta appassendo. Sembra aver perso il senno. E proprio qui c’è una svolta: a un convegno alla televisione vede un giornalista, Robert Lenzen. Si mette seduta sul letto. Lo guarda e si paralizza. Lei ne è certa: quella notte era lui che scappava dalla finestra. È stato lui a uccidere la sorellina con otto coltellate. A rovinare le loro vite. Lisa prende una decisione. È un’autrice bestseller ma non ha mai concesso un’intervista. Nessuno sa dove viva o quale sia la sua faccia. il suo vero nome non l’ha mai rivelato a nessuno. E Lenzen è un giornalista: quale modo migliore di avvicinarlo se non proporre l’intervista che tutti i giornali implorano di avere da un decennio e più? Lei lo vuole, vuole lui lì, nella sua casa.

Pericolo, ossessione, desiderio: una serie da non perdere!

Partirei con una domanda, per parlare dello svolgimento e del finale di questa serie tv riuscitissima: quando si cerca di manipolare qualcuno, quando ci si addestra persino, quanto si rischia di perdere noi stessi? Quanto si rischia di andare fuori dai binari, rischiando di fare o di subire qualcosa? E soprattutto, quanto è difficoltoso non riuscire ad andare avanti con un trauma, quando il ricordo entra dentro la testa come un tarlo, rodendo e mangiando e sputando tutto quello che siamo stati.

Una serie, come ho scritto, riuscitissima. Dire che tiene con il fiato sospeso è persino poco. La si guarda con fame. Con paranoia. La si guarda perché capire come va a finire è un bisogno quasi fisiologico. Sarà mica perché tutti noi sappiamo di essere schiavi di quel che ci accade, soprattutto delle cose negative?

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Federica Cabras

Giornalista pubblicista, editor e scrittrice, ha in tasca una laurea in Lettere e un master in Criminologia. Ha pubblicato sette libri, spaziando dall'horror al romance, e lavora nel campo del giornalismo da dieci anni. Tra le sue pubblicazioni, "I segreti di una culla vuota" e "Chi me lo ha fatto fare".

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