L'orsa KJ1 con i cuccioli
È successo di nuovo: l’orsa KJ1 che ha uno di questi nomi da numero progressivo di identificazione che oramai siamo abituati a sentire, è stata uccisa in Trentino, colpevole di avere attaccato e ferito un turista francese. Così come fu lo scorso anno per JJ4, che uccise un runner negli stessi luoghi, l’opinione pubblica si divide tra chi ritiene necessario l’abbattimento dell’animale per la sicurezza pubblica e chi lo vede come un fallimento nella gestione della convivenza tra umani e fauna selvatica.
Tra i primi a portare avanti l’dea dell’abbattimento dell’animale, c’è Maurizio Fugatti, Presidente della Provincia autonoma di Trento il quale ne ha autorizzato l’abbattimento grazie a una legge provinciale del 2018 che permette la rimozione di esemplari problematici.
In effetti l’orsa KJ1, 22 anni, già in passato aveva attaccato più o meno gravemente altre 6 persone, classificandosi come una minaccia secondo il Pacobace (Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno sulle Alpi centro-orientali), che prevede l’abbattimento come “estrema ratio” di altre possibili soluzioni.
Di contro, le associazioni animaliste e molti cittadini vedono nell’uccisione di KJ1 come un fallimento.
KJ1, proveniente dalla Slovenia come parte del progetto Life Ursus, simboleggiava la biodiversità e la bellezza dei boschi trentini ed aveva, insieme agli altri animali, l’obiettivo di ripopolare la regione. Lei, i suoi papà e mamma orso e tutti i suoi amici, sono stati invitati a venire nei boschi italiani.
Che senso ha poi ucciderli? La Provincia di Trento dovrebbe educare la popolazione alla convivenza con gli orsi, visto che glieli ha messi in casa. E non spaventarli, cosa che accade se li si uccide come unica soluzione al problema.
Nonostante i 7 episodi accertati di comportamento inadeguato, l’orsa KJ1 ha vissuto bene nel territorio boschivo, contribuendo anche ad accrescerlo, con i suoi tre cuccioli con cui di recente era stata avvistata.
Nessun orso dovrebbe attaccare un umano, ma nessun umano dovrebbe uccidere un orso. L’idea corretta sarebbe di educare alla convivenza gli esseri viventi diversi che abitano lo stesso territorio. Altrimenti, li si lasciava in Slovenia. Come si può pensare di volere gli orsi ma di non volere che facciano gli orsi non accettando il loro comportamento naturale?
“La vita è l’unico bene di cui nessuno può avere il diritto di privare un altro.” Albert Schweitzer
Gli animali, come gli esseri umani, hanno diritto alla vita. Decidere di porre fine alla vita di un essere vivente è solo una scorciatoia disumana, amorale e oltretutto inutile. E poi io credo fermamente che ogni vita abbia un valore intrinseco e che nessuno abbia il diritto di decidere di porvi fine. Devono esserci delle alternative all’uccisione. Il Pacobace, che si occupa della conservazione dell’orso bruno, deve portare avanti tutte le soluzioni possibili che non includano l’abbattimento.
Avrebbero potuto trasferire l’animale, come fecero lo scorso anno per JJ4, in aree non frequentate dall’uomo. Magari insieme ai suoi tre cuccioli, che adesso chissà se sopravviveranno senza la loro mamma. Potrebbero investire in programmi di educazione per la popolazione locale, insegnando loro come comportarsi in loro presenza o come evitarli. Potrebbero affidare la responsabilità e la gestione delle specie ad enti faunistici invece di lasciarli amministrare ad enti che vanno avanti a suon di carte che firmano per decidere della loro vita.
Non parlo da animalista attivista, ma da cittadina di questo pianeta, che condividiamo con altre specie. Io vorrei che la Terra fosse il pianeta migliore dell’Universo in cui vivere. Siamo esseri umani, dotati di cervello, cuore e coscienza. La sicurezza pubblica è importante, ma non deve giustificare l’uso della violenza contro creature che semplicemente cercano di vivere una vita nel loro habitat naturale.
Ma se non riusciamo a proteggere le creature con cui condividiamo il pianeta, che speranza abbiamo di proteggere noi stessi?
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