Cinema Sommerso

Nel fantastico mondo di Oz (1985) – Return to Oz, secondo capitolo di uno spettacolare viaggio in un mondo straordinario

Nel fantastico mondo di Oz: Kansas, Ottobre 1899. Sono passati sei mesi da quando un forte tornado si è abbattuto sulla proprietà dei Gale e ha distrutto la loro casa e il raccolto. Dorothy (Fairuza Balk) soffre di una insonnia cronica e continua a fantasticare sul mondo di Oz e sui suoi amici, lo spaventapasseri, l’uomo di latta e il leone codardo. La zia Emma (Piper Laurie) preoccupata per la nipote, decide di portarla oltre i confini di Franklin da uno specialista affinché la ragazzina possa tornare a dormire.

Il Dottor Warley (Nicol Williamson) sembra affabile e disponibile e ascolta i racconti fuori dal comune di Dorothy spiegandole che è stato da poco ultimato uno strumento che le permetterà di fare brutti sogni e di tornare ad essere una ragazzina ‘normale’.

Locandina ufficiale – Credit photo: Filippo Kulberg Taub

La pratica altro non è che l’elettroshock e come altri pazienti prima di lei, Dorothy sarà sottoposta ad una serie di scariche elettriche che le danneggeranno irreparabilmente il cervello. Affidata alle cure dell’infermiera Miss Wilson (Jean Marsh), Dorothy riesce, poco prima dell’intervento, a fuggire dalla struttura grazie all’aiuto di un’altra ragazzina della quale non sappiano nulla se non che annega nel fiume nel tentativo di salvare Dorothy dalle grinfie della Wilson.

La ragazzina del Kansas, quindi, trasportata dalla corrente del fiume si addormenta per la prima volta in una stia per i polli risvegliandosi ancora una volta nel fantastico mondo di Oz.

Il sequel de “Nel fantastico mondo di Oz” che lasciò l’amaro in bocca ai telespettatori

Il regista Walter Murch (vincitore di tre Premi Oscar) dirige un film spettacolare, basandosi sul secondo libro Il meraviglioso paese di Oz (1904) ma soprattutto sul terzo, Ozma di Oz del 1907, della lunga saga (quattordici volumi in vita) dello scrittore statunitense Lyman Frank Baum (1856-1919). Per la prima volta, dopo l’uscita del primo film sonoro del 1939 con l’eterna Judy Garland, la Disney punta tutto sul seguito che all’epoca lasciò un po’ l’amaro in bocca sebbene sia finito, nel corso degli anni, per diventare un vero e proprio film di culto.

Le musiche spettrali di David Shire e soprattutto la fotografia di David Watkin rendono la pellicola di Murch un capolavoro assoluto. La Disney all’inizio insoddisfatta per i tempi troppo lunghi di girato di Murch arrivarono addirittura a licenziarlo affidando a George Lucas (la saga di Guerre Stellari) il compito di ‘salvare’ il film. Lucas garantì per l’amico e tornò alla regia completando il film nei tempi stabiliti.

Il casting della piccola Balk

La piccola Fairuza Balk fu scelta dopo una serie di estenuanti provini e si aggiunse ad un cast di attori di primo livello. La messinscena è perfetta e questa versione si distacca totalmente dall’immaginario collettivo della ragazzina buona che cade con la casa sulla perfida strega dell’Est finendo a Oz dove tutti gli esseri inanimati prendono forma e vita.

Frame della pellicola – Credit photo: Filippo Kulberg Taub

Accompagnata questa volta dalla gallina gialla Billina, Dorothy si troverà a dover affrontare i suoi peggiori incubi per riportare la serenità nella ormai cadente città di Smeraldo che è stata totalmente privata delle preziose pietre verdi e gli abitanti trasformati in pietra. A portare il terrore e a governare la città addormentata è la perfida principessa Mombi che passa il suo tempo a suonare il mandolino e a cambiare teste. La principessa è in realtà una strega malvagia che colleziona teste di fanciulle per indossarle a suo piacimento. Solo la testa numero 31 è quella originale.

Una pellicola che non aveva troppe pretese

Nel fantastico mondo di Oz non ha mai sbavature e non vuole essere un film troppo pretenzioso. Considerato per anni un film minore, di serie B, la pellicola di Murch si rivela essere un fantasy/horror sui generis che merita di essere rispolverato e apprezzato a distanza di oltre trent’anni dalla sua uscita.

Gli effetti speciali non sono affatto rudimentali e sono decisamente credibili per una pellicola del 1985. Per gli estimatori dei libri di Baum, si può affermare con certezza che lo spettatore non resterà deluso da questa seconda versione ‘ufficiale’ della saga. La Balk non sarà certo la Garland ma riesce con grande stile (e con l’età più vicina a quella descritta dall’autore nel libro) a ribellarsi al mondo degli adulti e restare ancorata ad un mondo fatto di sogni dove tutto è possibile. Coraggiosa ragazzina, non accetta mai le convenzioni sociali all’alba del nuovo secolo, il XX secolo caratterizzato dalla scoperta dell’elettricità e dalle nuove invenzioni sul campo tecnologico.

Frame della pellicola – Credit photo: Filippo Kulberg Taub

I personaggi e l’intreccio

Una serie di personaggi ‘magici’ e fantasiosi saranno i suoi nuovi compagni di viaggio: l’androide Tik-Tok (l’esercito reale di Oz che ricorda più un vecchio paiolo di rame), Billina la gallina gialla parlante che si rivela molto astuta e dal linguaggio forbito e soprattutto Jack, Testa di zucca che aiuterà Dorothy più volte durante la sua nuova, rocambolesca avventura nel fantastico mondo di Oz.

Tra ruotanti impazziti, il deserto della morte, una principessa furiosa e un re degli gnomi alquanto bizzarro, la nostra beniamina volerà sopra un bislacco sofà volante da lei costruito e arrabattato insieme ai suoi compari per raggiungere la montagna del re degli gnomi e cercare di salvare lo spaventapasseri e tutti gli abitanti della città di Smeraldo. Ma in tutto questo caos incalzante e fagocitante, Ozma chi è? Perché c’è sempre un’immagine riflessa non definita allo specchio? A voi cari lettori appassionati, la possibilità di tornare indietro nel tempo e di vivere con la piccola Dorothy Gale del Kansas la sua nuova incredibile avventura.

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Filippo Kulberg Taub

Studioso e appassionato di cinema internazionale. Ha dedicato i suoi studi alle grandi figure femminili del cinema del passato specializzandosi alla Sapienza di Roma nel 2007 e nel 2010 su Bette Davis e Joan Crawford. Nel 2016 ha completato un dottorato di ricerca in Beni culturali e territorio presso l’Università di Roma, Tor Vergata con una tesi sull’attrice israeliana Gila Almagor. Ha scritto diversi saggi e articoli di cinema e pubblicato l’autobiografia inedita in Italia di Bette Davis, Lo schermo della solitudine (Lithos). Oggi insegna Lettere alle nuove generazioni cercando sempre di infondere loro fiducia e soprattutto amore per la storia del cinema.

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