Ministro Gennaro Sangiuliano
Il caso che coinvolge il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e la “consulente mancata” Maria Rosaria Boccia mi riporta alla memoria le dinamiche dell’antica Roma, quando, nel 63 a.C., Cicerone, nel Senato Romano, pronunciava la celebre frase “Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?”, rivolgendosi a Catilina, politico che, con le sue azioni nascoste e pericolose, minacciava la stabilità della Repubblica.
La locuzione latina significa: “Fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza?“.
Allo stesso modo, il recente episodio in cui Sangiuliano dichiara di aver avuto una relazione personale con la Boccia e di aver pagato di tasca propria i suoi viaggi, respingendo qualsiasi accusa di ricattabilità, rappresenta un esempio di comportamenti ambigui nel mondo politico. Sebbene i fatti siano diversi rispetto a quelli che riguardavano Catilina, richiamano alla mente gli stessi problemi di corruzione e di uso privato delle istituzioni.
Fino a quando dovremo tollerare che scandali, fatti privati e personali interferiscano con l’integrità del servizio pubblico?
Anno dopo anno, in un tracollo di amoralità disarmante, noi cittadini italiani assistiamo a una sequenza di episodi in cui la sfera privata di politici e figure pubbliche scivola e si impantana in uno stagno di ambiguità.
Il punto di svolta potrebbe essere ricondotto agli anni dei governi di Silvio Berlusconi, che ha fatto scuola nella prassi di sconfinare sempre in fini personali, riuscendo a rendere giustificabili comportamenti discutibili. Questi atteggiamenti, apprezzati da taluni e invisi da altri, sono comunque diventati una triste normalità nel panorama politico italiano.
Gli scandali legati a figure di spicco, dai processi per corruzione alle accuse di abuso di ufficio, hanno segnato profondamente l’immagine della politica italiana. Hanno minato la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Ci siamo tristemente abituati al fatto che il confine tra privato e pubblico possa essere manipolato a piacimento, e che l’uso della propria posizione su quelle comode poltrone di pelle rossa del Parlamento, simbolo di tradizione e solennità, sia una via per difendere scelte discutibili.
Ancora una volta ci troviamo di fronte a casi in cui il potere sembra essere utilizzato per scopi personali o per coprire relazioni e azioni che suscitano dubbi. Fino a che punto il potere può continuare ad abusare della sua forza intrinseca senza subire conseguenze reali?
La pazienza si assottiglia, l’indignazione cresce, e la frustrazione galoppa.
La politica dovrebbe rappresentare un’istituzione a servizio del bene comune. Come diceva il mio amatissimo Presidente della Repubblica, Sandro Pertini:
“I politici si dividono in due categorie: quelli che vogliono fare qualcosa e quelli che vogliono essere qualcuno.”
Una ficcante critica sulla differenza tra chi è mosso da ideali di servizio e chi invece cerca solo prestigio e vantaggio personale.
Eppure, quando episodi come quello di Sangiuliano emergono, la sensazione è che nulla sia cambiato dagli anni del Senato Romano, a quelli di Pertini, fino alle dinamiche di potere e abuso dei governi recenti.
Siamo davvero ancora a quel punto, a chiedere, con la stessa frustrazione di Cicerone: fino a quando dovremo subire questi comportamenti?
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