La stanza è strana. Sconosciuta. Non so dove mi trovo, come ci sono arrivata. Non so come farò a tornare a casa
Ecco cosa prova ogni mattina Christine. Un senso di vuoto che le attanaglia l’esistenza. Un macigno nel cuore. Una confusione, la sua, senza eguali. Sì, perché la donna – che ormai ha quarantasette anni – non ricorda nulla degli ultimi decenni. Il suo cervello, dopo un trauma, è rimasto gravemente danneggiato e i ricordi sono come bolle di sapone. Perlopiù, svaniscono prima che lei possa vederli, toccarli, ma anche quando riesce, anche quando qualcosa nella sua anima si smuove, be’, dura poco: quando si addormenta la notte, la mente fa tabula rasa. E ogni mattina la stessa storia, con il marito Ben che le lascia delle precise istruzioni.
“Amore, sono tuo marito anche se tu non mi conosci. Soffri di amnesia e non ricordi nulla ma andrà tutto bene. Ci sono dei soldi nel nascondiglio nel luogo tal dei tali e hai un telefono in borsa se hai bisogno”. Questo il succo del discorso. E lei rimane per un po’ bloccata, certe volte ricordando di essersi addormentata bambina, altre adolescente, altre persino adulta… Ma non conservando nulla di più. Che disastro, nel thriller di S.J. Watson “Non ti addormentare”.
Quindi, abbiamo una donna che ogni nuova alba deve cominciare da capo. Non ha una vita, Christine, perché sostanzialmente non sa nemmeno chi è. Quando si guarda allo specchio, rimane sconcertata: chi è quella donna di mezza età, con il corpo reso moscio dall’avanzare degli anni e l’espressione di chi è persa, completamente in balia di un destino che non merita? Che ne è stato degli anni, quelli più belli che tutti noi finiamo per rimpiangere quando i capelli iniziano a ingrigirsi e l’anima a incattivirsi? Dov’è la dolcezza e l’incoscienza della sua giovinezza? Per fortuna che c’è Ben, si dice. Ma un giorno qualcosa cambia. Riceve, mentre è da sola a elaborare per l’ennesima volta queste verità scomode, una chiamata: è il dottor Nash. Lei non lo conosce, ma lui le spiega. Non deve dire nulla a Ben, lo hanno deciso insieme, ma stanno facendo un percorso per la sua memoria. Ci sono dei margini di miglioramento, le dice il medico, ma deve andare a cercare in fondo all’armadio: ci troverà un diario che lei sta tenendo su quello che accade ogni giorno.
Si fida, va e lo trova. È un diario dove lei annota quello che accade, quello che le dice Ben, quello che improvvisamente ricorda. Una manna dal cielo per una donna che anche quando ha qualche ricordo è costretta a vederlo sparire con il primo sonno. Con quel quaderno, Christine può rimettere insieme qualche tassello, riuscire a chiarire molte più cose e… Avere una vita. Sì, perché non è costretta a iniziare completamente da zero ogni giorno. Ha uno strumento potentissimo per riuscire a riprendere, piano piano, controllo della sua vita. E con i ricordi uno dopo l’altro nelle pagine scritte di suo pugno, può anche migliorare per davvero, aggiungendo carne al fuoco e sperando di poter “aggiustare” quel trauma. Ma cosa avvenne? Quale fu la causa? E perché Ben le dice un sacco di bugie ogni giorno? Annotando nel diario meticolosamente tutti i momenti della giornata, Christine si rende conto che il marito le rifila tutta una serie di sciocchezze. Perché lo fa? Per proteggerla? E perché a un certo punto la donna scrive a caratteri cubitali “NON FIDARTI DI BEN”?
Si sa, tutti i nodi alla fine – anche se in questo caso, molto alla fine – vengono al pettine e anche Christine riuscirà a mettere insieme i tasselli. Con difficoltà? Certo, molta. E con dolore, anche. Perché non è semplice non essere padroni del proprio presente e del proprio futuro: non avendo coscienza del passato, tutto è distorto, tutto è complesso. Ma il dottor Nash e una sua amica, che spunterà nella sua vita dopo molto tempo, la aiuteranno: saranno cruciali. E il finale sarà inquietante, da brivido.
Allora, l’idea è buona. Forte, pure. Esistono casi reali di persone affette da amnesie simili e immaginarlo è terrificante. Però, c’è un enorme, gigantesco “però”. È lungo, in alcuni punti anche piuttosto banale, in altri prolisso, in altri ancora fantasioso. Non si riesce, secondo me, a leggerlo con tensione tutto il tempo. Qualcosa si capisce a metà del libro, perlomeno si insinua un dubbio. E come ho detto, in alcuni punti non appare realistico. Funziona? Parzialmente. Con riserva. A salvarlo sono l’inizio e il finale, più veloci, più briosi, dinamici. Ma il mezzo ni, una bella tagliata forse l’avrebbe reso migliore.
Se siete curiosi di leggere le precedenti uscite di “Rotte Letterarie”, potete recuperarle cliccando -> QUI <-
“Il primo appuntamento” di Sue Watson e le insidie pazzesche dell’amore – L’Opinione
“Volevamo prendere il cielo” di Federica Bosco: quando il destino ci mette lo zampino – L’Opinione
Per rimanere aggiornato sulle ultime opinioni, seguici su: il nostro sito, Instagram, Facebook e LinkedIn
Si è spenta oggi, all'età di 80 anni, la regina della musica country Dolly Parton.…
Le polemiche che hanno investito il tenente colonnello Gianfranco Paglia dopo le sue parole sul…
La scorsa settimana ci siamo concentrati su quella meravigliosa e assurda abitudine tipicamente moderna di…
Perché incontro sempre persone incapaci di amarmi davvero? Perché all’inizio sembrano meravigliose e poi si…
Una Roma che conosciamo poco, nascosta sotto la superficie del Tevere eppure strettamente legata alla…
Si elevava una nube, ma chi guardava da lontano non riusciva a precisare da quale…
View Comments