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Obsession (1998), uno psicodramma a tinte forti con Gwyneth Paltrow

Obsession: New York, seconda metà degli anni Novanta. Helen (Gwyneth Paltrow) e Jackson (Johnathon Schaech) sono una coppia felicemente assodata in procinto di sposarsi. Per le feste natalizie i due decidono di andare a fare visita alla madre di Jackson, la signora Martha Baring (Jessica Lange), tenutaria di Kilronan, una grande fattoria nella quale la donna alleva cavalli da corsa. L’incontro tra la futura suocera e la nuora sembra positivo all’inizio, sebbene la signora Baring sia alquanto invadente e visivamente attaccata in modo morboso all’unico figlio.

Locandina ufficiale/Credit: Filippo Kulberg Taub

Helen ha perso da piccola i genitori e cerca di instaurare un buon rapporto con la suocera, accettando non sempre di buon grado i suoi consigli. Al ritorno a New York, però, la giovane Helen, poco dopo aver scoperto di essere incinta, viene aggredita da un maniaco nella sua casa, arrivando a rubarle una medaglietta con la foto dei genitori e per poco non perde il bambino.

Jackson preoccupato per Helen, la convince a trasferirsi a Kilronan, credendo che un cambio di location faccia bene a lei e al nascituro e acconsentendo così, di aiutare la madre, vedova, a mandare avanti la grande tenuta sotto ipoteca. La situazione in casa Baring inizia a degenerare quando le due donne si trovano a stare sole e una serie di oscuri ricordi del passato tornano a galla mettendo in mostra la vera personalità di Martha.

Cosa ci racconta “Obsession”?

Obsession non è un film per tutti. Thriller mozzafiato della fine degli anni Novanta, bistrattato dalla critica dell’epoca e poi distribuito in VHS e tempo dopo in DVD, è basato sul soggetto e sulla sceneggiatura originale del regista Jonathan Darby. Poco conosciuto ai più, Darby viene ricordato per aver scritto e diretto il cortometraggio Contact (da non confondere con il film di Zemeckis con la Foster del 1997) nel 1993 con Brad Pitt come protagonista e per aver, quindi, ottenuto una candidatura agli Oscar come miglior cortometraggio.

Donne forti nel cast

Le due prime donne del film, Jessica Lange e Gwyneth Paltrow si contendono l’amore di Johnathon Schaech in questo psicodramma dalle tinte forti. La Lange, più inferocita che mai, utilizza tutti i suoi stratagemmi per passare per la vedova infranta e bisognosa di aiuto quando in realtà è una megera di prima grandezza. La Paltrow, gentile e disponibile all’inizio della pellicola, si rivela una grande lottatrice, pronta a far emergere la verità sulla morte del padre del marito, Jack, ufficialmente per via di una bizzarra quanto banale caduta dalle scale.

Frame del film/Credit: Filippo Kulberg Taub

A chiudere il cerchio, la terza donna, l’anziana nonna del protagonista maschile, Alice Baring (l’attrice di origini olandesi Nina Foch, ricordata per il ruolo di Bithia, figlia del faraone nel film I dieci comandamenti, Cecil B. DeMille, 1956); invalida sulla sedia a rotelle, sembra l’unica ad aver capito da sempre la vera natura di Martha e cerca in tutti i modi di mettere in guardia la malcapitata Helen.

Perchè è un cult?

Tra topi morti in soffitta, aggressioni, giochi di potere, vendette, gelosia morbosa e un velato complesso di Elettra, Obsession è un piccolo Cult che non deve mancare nella vostra collezione. Criticato, poco apprezzato, addirittura snobbato? Meglio così. I veri intenditori e, soprattutto, gli amanti della Lange, troveranno pane per i propri denti. L’unico neo, a mio parere, è il ruolo dell’attore protagonista. Johnathon Schaech è bello, magnetico, atletico ma non balla più di tanto (scusate l’eufemismo) in questo gioco al massacro prettamente femminile.

Nessuno potrà mai lasciare Martha! – Alice Baring a Helen

Buona visione!

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Filippo Kulberg Taub

Studioso e appassionato di cinema internazionale. Ha dedicato i suoi studi alle grandi figure femminili del cinema del passato specializzandosi alla Sapienza di Roma nel 2007 e nel 2010 su Bette Davis e Joan Crawford. Nel 2016 ha completato un dottorato di ricerca in Beni culturali e territorio presso l’Università di Roma, Tor Vergata con una tesi sull’attrice israeliana Gila Almagor. Ha scritto diversi saggi e articoli di cinema e pubblicato l’autobiografia inedita in Italia di Bette Davis, Lo schermo della solitudine (Lithos). Oggi insegna Lettere alle nuove generazioni cercando sempre di infondere loro fiducia e soprattutto amore per la storia del cinema.

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