C’è chi pensa che la Terra sia Piatta con cascate di oceani che sbordano dalla circonferenza per finire chissà dove e ritornare a popolare i 7 mari (che poi in realtà sono 80). Poi, c’è chi crede che Hillary Clinton mangiasse bambini nel retro di una pizzeria per rimanere giovane. C’è chi crede che Elvis non sia davvero morto (forse vive su un’isola tropicale con Moana Pozzi e A. Hitler). E poi ci sono io che credo che Tony Pitony sia un rettiliano, e chissà, magari è per questo che indossa una maschera. Guarda caso proprio di Elvis!
Non si chiama “Lauro”, “Swift” o “Ebbasta”. Eppure, questa sera si esibirà insieme a Ditonellapiaga nel corso dell’attesissima “Serata delle cover” della 76esima edizione del Festival della Canzone Italiana. Lasciatemelo dire, non può esser solo una coincidenza. Un mutaforma che da qualche mese ha invaso le orecchie di milioni di umani inconsapevoli. La finalità può essere solo quella del controllo delle menti e per ora sembrerebbe essere una strategia riuscita!
20 milioni di stream su Spotify in una ditata di mesi. Un tour estivo di venti date di cui molte andate sold out dopo 48 ore. Attualmente settimo nella top 50 italiana con “Donne Ricche”. Diversi miliardi di meme a lui inneggianti. La sigla del Fantasanremo e, ciliegina sulla torta, esibizione in prima serata su uno dei palcoscenici più ambiti d’Italia! Per chi non sapesse chi sia questo squamoso presunto neo-pop melodico, provvedo all’istante con una rapida biografia.
Tony Pitony, in arte Tony Pitony, subito dopo il 1997 veniva chiamato Ettore Ballarino prevalentemente dalla famiglia, dagli amici e dagli insegnanti delle scuole d’infanzia/ primarie/secondarie. A seguito di un party sulla spiaggia con i suoi amici più cari (rivelato dal Pitony medesimo in una delle innumerevoli interviste rilasciate in un solo mese), il suo corpo ha perso le sembianze umane per rivelarsi nel suo intento di dominio del globo (questo però lui non l’ha detto a microfoni accesi. Sarà un caso?).
All’inizio veniva ostacolato da un manipolo di odiatori che diceva “tu non sei Elvis!”. Ma il piano di conquista non poteva essere arrestato da pochi smascheratori. Ha dovuto attendere diversi anni prima che le menti deboli cedessero al suo attrattivo mesmerismo narrativo. Un potere alieno superiore che noi animali sociali non potremmo ostacolare se non con l’ausilio di speciali copricapi fatti con la carta argentata.
È partito usando l’Italia come beta test. A breve è prevista la diffusione nell’interezza del globo terraqueo. Ma al momento preoccupiamoci esclusivamente dell’italico attentato al politically correct perpetrato dal quasi-Elvis (gli altri extranazionali si aiuteranno a casa loro come dicono alcuni con il pallino di creare ponti). Per aiutare chi ancora non ha notato variazioni anomale nelle proprie onde celebrali, porterò la mia esperienza diretta da mentalmente-invaso-senza-neanche-bussare.
Tutto è cominciato il 13 novembre 2025. Ma non ricordo precisamente il come. Quel giorno, nella mia playlist di Spotify “fabulous” aggiungo la traccia “CULO” già etichettata con il simbolo “contenuto esplicito”. Gli otto giorni successivi sono stati quello che poi ho riconosciuto come un assalto psico-attivo. Otto giorni in cui ininterrottamente ho ascoltato quella canzone che da subito ho cominciato a canticchiare. [Il dannato Tony P. – nessuna parentela ufficiale con Tony Effe – utilizza motivi altamente orecchiabili per avvicinare le masse]
In ogni istante, ovunque. Cantavo. Con auricolari quasi invisibili. Con conseguenti problemi sociali parzialmente irreparabili. Al supermercato mi guardavano male. Per strada mentre vocalizzando mi dirigevo in palestra, esseri della mi stessa specie si voltavano a contemplare con disprezzo la mia figura gaudente. All’ingresso del nido, con gli altri neogenitori e operatori scolastici insonorizzati da quel maleficio alieno ma allarmati dalla suadente melodia di quelle porcate diaboliche che uscivano dalla mia bocca con modesta intensità e distensione vocale. Giorni in cui mi sentivo discriminato e giudicato come Giordano Bruno al tempo. Ho parzialmente risolto passando i ventidue giorni successivi a canticchiare con le medesime modalità un’altra canzone del Pitony, “Striscia” [Non posso e non voglio descrivervi le canzoni. Dovete iniziare ad ascoltarle se ancora non siete del gruppo degli obnubilati].
Passavano i giorni e la magia della supremazia galattica sortiva degli effetti che ricordavano la comunità globale interconnessa di Pluribus (la recente serie TV di Vince Gilligan, creatore di Breaking Bad e autore di X Files). Una risicata percentuale dei coinquilini di spazio metropolitano, passandomi di fianco, mi ascoltava e sorrideva. Una percentuale che ad oggi si è allargata notevolmente. Il che la dice lunga sui poteri di condizionamento e di penetrazione nelle calotte craniche italofoniche.
O forse stiamo normalizzato tutto, tranne il disagio vero (?). Il Pitony questo l’ha capito benissimo. Per farsi sentire deve attraversare il labirinto del pudore digitale, dribblare i filtri dei social, scardinare i sistemi di segnalazione automatica. In altre parole, per raggiungerci deve essere più estremo di un algoritmo. E ci riesce. È un influencer suprematista del borderline. Per alcuni è l’espressione del maschio tossico cisgender (gli stessi che necessariamente devono prendere tutto sul serio e che, a mio dire, vogliono fomentare quella censura in cui probabilmente adesso sono diventati boia).
E se il vero politically incorrect oggi non fosse la battuta grezza, ma la scelta deliberata di non adeguarsi al linguaggio igienizzato? Se l’eresia fosse proprio l’ostinazione a non parlare come i comunicati stampa, i brand manifesto, le caption studiate in agenzia? Un anti-coach sentimentale travestito da meme vivente. Che non profetizza. Il Tony ci ripropone con un jingle quello che la vocina nella testa sbraita, sicuri che nessun altro ci senta. Del resto è l’occasione Tony a fare l’uomo ladro.
Avessi 200 euro, sarei imputato di favoreggiamento alla prostituzione – Tony Pitony in Striscia
La sua attitudine è quella di un manuale per esseri umani difettosi. Incoerenti, eccitati, imbarazzati, sporchi, teneri, ridicoli. Mi piacerebbe immaginare un mondo – anche invaso, sottomesso o piatto e con pizzerie di bio-hacking, non importa – in cui non ho bisogno di usare gli airpods con cancellazione del rumore. Vorrei entrare nel supermercato, abbracciato dal profumo del pane scongelato, il tonno al 20% di sconto e Tony in filodiffusione. Proprio per questo, non vedo di seguire la sua esibizione questa sera!
L’analisi psicologica, Il tutorial sull’intelligenza artificiale, Roleplaying, L’integrazione, La reaction della nonna e Il collezionismo
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