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Xena e le guerriere dimenticate: alla (ri-)scoperta delle gladiatrici romane

Chi negli anni ’90 è cresciuto insieme a Xena – La principessa guerriera sarà portato, con ogni probabilità, a pensare che figure come quell’eroina, una donna forgiata dal ‘fuoco di mille battaglie‘ e liberamente collocata all’interno di un immaginario epico che di (storicamente e/o mitologicamente) fedele aveva ben poco, non possano essere mai esistite. E in buona parte, diciamolo, è così. Tuttavia, per quanto possa risultare strano alla luce di una narrazione storica che ci ha abituati a figure maschili di grandi combattenti e prodi guerrieri, donne che imbracciavano le armi, e dunque combattevano, ci sono realmente state. Non molte, certo, e quelle poche che c’erano non venivano nemmeno celebrate. Eppure, per un determinato periodo di tempo, prima che venissero dichiarate ‘fuori legge’, pare che nell’antica Roma fossero particolarmente in voga.

Dalla tv di Xena alla Storia di Amazzone e Achilea: dall’effetto sorpresa allo scandalo

Diverse fonti storiche e archeologiche, in effetti, raccontano di spettacoli, interdizioni e donne che cercavano libertà e denaro entrando nell’arena. Il che ci porta, senza troppi giri di parole, alla conclusione che nell’urbe per eccellenza, abituata alle lotte e al sangue dei gladiatori, esistessero, inaspettatamente, perfino delle gladiatrici. Lo storico e senatore romano Cassio Dione, ad esempio, riporta che l’imperatore Domiziano fece combattere donne nell’arena. Una testimonianza, la sua, non di poco conto, soprattutto se teniamo in considerazione quei documenti che attestano come, nel 200 a.C., il Senato dovette vietare la partecipazione di individui di sesso femminile dell’aristocrazia ai ludi gladiatorii.

Ancor più significativi, invece, sono la scoperta avvenuta nel 1996, a Southwark (Londra romana), di una sepoltura attribuita ad una gladiatrice e il bassorilievo di Alicarnasso (II sec. d.C.), conservato al British Museum, in cui compare una scena di combattimento tra due donne gladiatrici, Amazzone e Achilea, le quali, secondo quel che riporta la parola “Apeluthesan” (“furono liberate“) presente fra le iscrizioni del reperto, ottennero la loro libertà in seguito ad una serie di eccezionali performance.

Ma allora, chi erano queste guerriere che la Storia pare aver relegato nei suoi angoli più bui? E perché nessuno, o quasi, ne ha mai sentito parlare?

Una sfida all’idea di femminilità romana

Chissà, magari la ragione è da ricercare nel fatto che tali figure incarnassero una vera e propria contraddizione per la Roma dell’epoca. Difatti, la società pretendeva che le donne si mostrassero modeste, fedeli, silenziose, dedite alla casa e alla famiglia. E inoltre, come se non fosse già abbastanza, dovevano incarnare virtù come la pudicitia e la gravitas. Il tutto indipendentemente dalla casta alla quale appartenevano. Ne consegue, dunque, che coloro che sceglievano di ‘esibirsi‘ nei giochi e di prestarsi alla violenza di un duello armato risultassero a dir poco scomode, se non addirittura scandalose, agli occhi dell’opinione pubblica.

Il coraggio è fatto di una sola cosa: non arrendersi mai — Seneca

Domiziano le volle nell’arena per sorprendere la folla. Ciò nonostante, con il passare degli anni, quando l’effetto sorpresa cominciò a trasformarsi in un’autentica provocazione (che rischiava non soltanto di sovvertire l’assetto sociale, ma che sfidava l’idea stessa di femminilità romana), il Senato le bollò come fuori legge. Insomma, non furono quasi mai accettate e, al tempo stesso, non poterono essere del tutto ignorate. Che dire, forse il mito di Xena, con buona pace dei detrattori dello spin-off di Spartacus, The House of Ashur, che già gridano all’eccesso di ‘politically correct’ per l’inserimento di una gladiatrice nella trama, non era poi così fantasioso!!!

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Ius Osculi, il ‘diritto di bacio’ dei romani: quando il giudizio sulle donne dipendeva da una bevanda proibita – L’Opinione

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Diego Lanuto

Classe 1996, studente laureando in “Lingue, Culture, Letterature e Traduzione” presso l’Università di Roma ‘La Sapienza’. Appassionato di scrittura, danza, cinema, libri, attualità, politica, costume, società e molto altro, nel corso degli anni ha collaborato con diversi siti d'informazione e testate giornalistiche (cartacee e digitali), tra cui Metropolitan Magazine, M Social Magazine, Spyit.it, Art&Glamour Magazine, EVA3000 e Identity Style. Ha scritto alcuni articoli per la testata giornalistica cartacea ORA Settimanale. Ha curato progetti in qualità di addetto stampa, ultimo dei quali "L'Amore Dietro Ogni Cosa" (NewMusic Group, 2022). Attualmente, è redattore presso la testata giornalistica Vanity Class e caporedattore per L'Opinione.

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