E così, ci avviciniamo alle tanto attese quanto temute festività natalizie che, puntuali come un orologio svizzero, ci travolgono con la loro atmosfera magica e ci traghettano verso la fine di un anno che, nella maggior parte dei casi, si è rivelato molto diverso da quel che ci aspettavamo. Un periodo ricco di sensazioni, emozioni contrastanti, nostalgia per il passato e speranza per il futuro, ipocrisia candita e dolciumi a non finire, con l’augurio che quel che verrà sarà sempre migliore di ciò che è stato.
Noi, che ancora viviamo nascosti in polverose tracce magnetiche o nei cassetti di gente che neppure ricordiamo. In immagini di matrimoni senza importanza, dentro armadi, allineati negli scaffali dietro scritte ordinate di anniversari che non ci riguardano più. In album di cartone o di cuoio, fra visi che man mano ci raggiungono e foto che diventano riunioni di fantasmi.
Finche’ un giorno, un trasloco deciderà la nostra sorte, e non sapranno che farsene di noi e a malapena ricorderanno chi eravamo.
Noi, che abbiamo attraversato le nostre lunghe o brevi vite, trascorrendo i giorni nell’affanno. Che abbiamo regalato il nostro tempo a chi non lo meritava e l’abbiamo negato a coloro che ci volevano bene. Che ci siamo amareggiati per presunte cattiverie ricevute, e abbiamo consumato la nostra forza nella fatica del rancore.
Che abbiamo dimenticato di vivere quando eravamo vivi. Vorremmo che ci poteste ascoltare adesso. Ora che un anno sta per finire, ora che tutti festeggiate, sparando in aria per giocare. Vorremmo venirvi in sogno per dirvi di non aspettare un domani che potrebbe non esserci. Di preoccuparvi, ma non troppo. Di ridere quando tutti pensano che si debba essere seri, e di piangere se l’anima trabocca di gioia.
Di svegliarvi qualche volta la mattina presto, per vedere il giorno appena sfornato, come i dolci che profumano l’alba dalle porte delle pasticcerie, quando le strade sono pulite di gente.
Questo vorremmo dirvi nei vostri sogni agitati. Ma voi non credete alle nostre poche e faticose parole, o pensate soltanto a trarne numeri da giocare. O ci scambiate per fantasmi, e avete paura di noi.
E ora che la notte e’ finita e l’inutile festa si è spenta, ora che i vostri occhi si chiudono piano, arrossati dal fumo e dal poco dormire, sui rami coperti di gelo si posa il sole fioco di un nuovo gennaio. Fra poco scioglierà la brina nei prati e la sua luce ci farà invisibili, come le stelle. Eppure siamo sempre intorno a voi, e abbiamo l’esperienza che a voi servirebbe. Ma il vostro destino e’ sbagliare da soli. Ma adesso avete un altro millennio per imparare.
Se potete, fate in modo che sia meglio di quello finito ieri.
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