Con il passare del tempo, la cultura si è evoluta di pari passo con la società di cui è espressione. Il progresso, in particolare, ha portato a notevoli cambiamenti non solo in ambito comune o civile, ma anche (e soprattutto) in ambito culturale. Basti pensare a tutte quelle forme di espressione della vita materiale, sociale e spirituale, delle quali una comunità dispone, che hanno visto un ragguardevole incremento nell’utilizzo di strumenti all’avanguardia. Tra queste, c’è sicuramente l’arte contemporanea, quel filone che raggruppa movimenti e tendenze sorti nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale.
Quest’ultima, in particolare, è caratterizzata da opere prodotte con tecniche e linguaggi interdipendenti, che permettono via via di dar vita ad inedite e cinredibili realizzazioni. Tra le tecniche maggiormente diffuse ci sono di sicuro la “videoarte”, la video installazione, la pittura, la fotografia, la scultura, l’arte digitale, il disegno, la musica, l’happening, il fluxus, la performance, le installazioni e chi più ne ha, più ne metta. Insomma, è evidente quanto la digitalizzazione sia una componente fondamentale, tant’è che per il posthumanista Alessandro Grimoldieu scindere arte e tecnologia diventa ogni giorno sempre più complesso.
Il mondo non è stato creato una volta, ma tutte le volte che è sopravvenuto un artista originale.
Marcel Proust
“Parlare di arte contemporanea oggi escludendo la tematica della tecnologia è sempre più complesso. La crescente ibridazione tra le due sta rivoluzionando l’intero sistema, cambiandone nel profondo perfino i parametri di valutazione. L’avvento degli NFT, che hanno reso l’opera d’arte un prodotto completamente digitale, cambiano di conseguenza il concetto di “collezione”, che perde la sua fisicità a favore di un possesso “immateriale”. La diretta conseguenza di cioè è l’impossibilità di esibire la propria collezione se non attraverso community online e galleries presenti soltanto nel metaverso.
Col tempo, infatti, gli NFT sono diventati una “merce di scambio” strettamente legata al mondo delle cripto valute. Questo nuovo modo di concepire l’arte ha gettato, in seguito, le basi verso una crescente “digitalizzazione”, che ora è culminata nell’arte realizzata per mezzo delle IA (o AI in inglese), ossia le intelligenze artificiali. Attraverso quest’ultime, molti artisti stanno generando contenuti digitali che vengono in seguito “personalizzati” ed elaborati con diversi programmi per diventare delle vere e proprie opere. Di conseguenza, l’ artista contemporaneo acquisisce valore in base all’idea e non deve avere particolari competenze “manuali” per essere considerato tale.
Sono sempre stato un grande sostenitore della tecnologia, in ogni sua applicazione. Tutto ciò che possa semplificare e migliorare le nostre vite va considerato un valore aggiunto e studiarne i possibili strumenti che ci fornisce, significa adattarsi ed evolversi. Tutto ciò, però, a mio avviso, nel mondo dell’arte contemporanea rischia di aumentare ulteriormente la già diffusa scarsa qualità e di appellare come artisti persone che hanno ridotto al solo pensiero la loro arte.
Con la mostra “Persona, Personae”, curata da Chiara Canali ed esposta nella storica galleria Fabbrica EOS, io stesso ho voluto portare innovazione, utilizzando materiali plastici biodegradabili come medium originario per poi fonderli insieme con l’antica tecnica delle fusione a cera persa e trasformarli in sculture di ottone. La tecnologia per me è stato un mezzo per “scolpire” le mie opere in maniera non convenzionale ed ottenere un risultato impossibile da raggiungere con i mezzi più “canonici”. Per tale ragione, considero gli strumenti d’avanguardia nel processo creativo di un artista un aiuto, ma non una completa sostituzione del processo creativo in sé.
Sin da quando ho mosso i miei primi passi nel settore, ho considerato l’artista con una visione più classica. Per me, difatti, si tratta di colui il quale “ci mette le mani” durante il processo creativo. Pertanto, trovo semplicistico che lo si guardi come un creatore soltanto quando ha un’idea e poi, non essendo capace di realizzarla, la commissiona ad un’altra persona oppure ad un’intelligenza artificiale.
Conosco tante persone con altrettante “bellissime idee” che, però, per incapacità di realizzazione o di conoscenza tecnica, non si auto-proclamano artisti affidando la creazione della loro opera a qualcos’altro (non si può più nemmeno parlare di qualcun altro poiché si tratta di un programma gestito da una IA). Io stesso sento il bisogno di creare la mia opera con la mia mente, con le mie mani e con tutte le mia capacità, le stesse che mi limitano ora a costruire una scultura in stile neoclassico, ma che molti farebbero fare da veri artisti o genererebbero attraverso una stampante 3D, magari facendosi suggerire come dovrà essere da una IA.
Sono certo che in un futuro, quando il mercato sarà saturo di prodotti generati in pochi secondi, si tornerà ad apprezzare la vera manualità di un ARTISTA!
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