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Biancaneve e vissero felici e contenti (1989), un film horror mal riuscito?

Biancaneve e vissero felici e contenti. “Din Don la regina è morta!”, e così, passato un anno dalla morte della regina malvagia a causa di un fulmine, che la fece cadere da un dirupo mentre cercava di schiacciare i sette nani con un masso più grande di lei, nel castello ormai la fanno da padroni varie creature bizzarre. Il magico specchio sonnecchia mentre la fortezza cade in rovina e il tutto viene osservato dal gufo parlante Sgrufo (Edward Asner) fumatore accanito di sigari e da un piccolo pipistrello rimbambito di nome Pipsy (Frank Welker).

Biancaneve è con il suo principe e tutto sembra scorrere tranquillo. Sembra, perché il fratello della regina, Lord Malizia, un potente stregone è deciso a vendicarsi della sorte della sorella. Grazie ai suoi poteri magici, l’oscuro signore rapisce il principe azzurro e semina ovunque morte e distruzione. La giovane dama dal pallido candore, dunque, dovrà mettere da parte l’abito nuziale e partire per una rocambolesca avventura in compagnia delle cugine dei nani (anch’essi partiti per una vacanza dopo anni di fatiche nella miniera) alla ricerca di sé stessa e del suo amato.

Locandina ufficiale/Credit: Filippo Kulberg Taub

Una prosecuzione controversa della storia originale di “Biancaneve” della Walt Disney

Controverso è l’aggettivo che più si addice a questo dimenticato pasticcio della Filmation sulla scia del meglio riuscito I sogni di Pinocchio (Pinocchio and the Emperor of the Night, Hal Sutherland, 1987). L’ambientazione è cupa e si distacca totalmente dal lungometraggio d’animazione originale di Walt Disney del 1937. Al di là delle buone intenzioni, però, il film di John Howley è mancante della stessa armonia e forse degli strumenti creativi che resero celebre la storia di Biancaneve.

Biancaneve e vissero felici e contenti non è un cartone animato qualunque né sicuramente un film adatto a tutti. La scelta registica di proseguire la fiaba dei Fratelli Grimm alterando i personaggi e soprattutto la storia avrebbe potuto essere anche un’idea interessante se non fosse per il fatto che il pubblico da casa si aspettasse un’altra tipologia di film.

Frame della pellicola/Credit: Filippo Kulberg Taub

Una pellicola non adatta a tutti

Non un film per famiglie, quindi, ma un ibrido molto interessante soprattutto per il cast di doppiatori: Biancaneve viene doppiata dalla bravissima Irene Cara, Lord Malizia dal sempre inquietante Malcom McDowell (Arancia meccanica, Kubrick, 1971), Madre Natura dalla divertente attrice caratterista Phyllis Diller e per quanto riguarda le sette nanette, cugine dei nani, il parterre diviene ancor più gustoso e spassoso.

Agli aficionados dei film della Disney sconsiglio caldamente di vedere questo film sebbene sia apprezzabile lo sforzo del produttore, Lou Scheimer (1928-2013), di aver osato, anzi, di aver avuto il coraggio di convincere un ottimo cast per un film d’animazione musicale che sembra, a mio avviso, purtroppo un film horror mal riuscito. Controverso è anche il fatto che l’uscita del film subì numerosi ritardi e arrivò nelle sale ormai agli inizi degli anni Novanta, e persino in versione censurata!

Frame della pellicola/Credit: Filippo Kulberg Taub

La Disney, infatti, non tardò a farsi sentire e fece di tutto per far sì che la pellicola di Howley non rispecchiasse la storia originale. Molte furono le modifiche al titolo e alla fine si optò per un “felice e contenti” già sdoganato e senza diritto d’autore. Che dite, varrà la pena guardarlo? Lascio a voi l’ardua sentenza, perciò buona visione a tutti (o meglio, alla fascia di pubblico più adatta!).

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Filippo Kulberg Taub

Studioso e appassionato di cinema internazionale. Ha dedicato i suoi studi alle grandi figure femminili del cinema del passato specializzandosi alla Sapienza di Roma nel 2007 e nel 2010 su Bette Davis e Joan Crawford. Nel 2016 ha completato un dottorato di ricerca in Beni culturali e territorio presso l’Università di Roma, Tor Vergata con una tesi sull’attrice israeliana Gila Almagor. Ha scritto diversi saggi e articoli di cinema e pubblicato l’autobiografia inedita in Italia di Bette Davis, Lo schermo della solitudine (Lithos). Oggi insegna Lettere alle nuove generazioni cercando sempre di infondere loro fiducia e soprattutto amore per la storia del cinema.

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