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Caffè con delitto, l’amore e la morte legati: una scrittura brillante con una trama originale

È come se avessi bisogno di memorizzarlo una carezza alla volta, quest’uomo all’apparenza duro, irascibile, ma che è solo preda della paura. Di sé stesso, dei propri sentimenti: le parole così difficili da trovare, quasi impossibili. Un riccio che si difende con aculei fatti di silenzi e monosillabi, una rabbia che maschera fragilità

Greta Bramanti – venticinquenne della Milano bene – è a pochi giorni dal suo matrimonio, e allora perché quando prova il vestito trema? Perché quando pensa a Cosimo, il suo futuro coniuge, ha il voltastomaco? Be’, forse sarà mica perché è stata la mamma a sceglierlo (il fidanzato, intendo, non il vestito)? Sì, Greta Bramanti è di famiglia benestante, ricca anzi, e quindi nemmeno il fidanzato si può scegliere in santa pace. La mamma, un generale delle buone maniere con il temperamento da orca assassina, è lì per lei: per riportarla sulla strada giusta, quella fatta di lustrini, portafogli pieni e infelicità… Ehm, rispetto. Potere e rispetto, meglio. E se Greta è infelice pace, no? No! La protagonista del romanzo di Alessandra Carnevali e Marzia Elisabetta Polacco, Caffè con delitto, dice “no” e lo fa a gran voce. Scappando!

Caffè con delitto in un posto migliore: Greta, dove sei andata?

Allora, abbiamo detto che Greta Bramanti se la squaglia. Così, di punto in bianco. Mica mette i manifesti, eh. E mica avvisa. Né sua mamma e né Cosimo, che conosce così poco che il “sì, lo voglio” sarebbe veramente di cattivo gusto. Anche perché, va bene tutto, ma che il tuo futuro marito ti faccia venire la nausea i presupposti per un matrimonio felice sono così così, no? E alla mamma nemmeno dice nulla… Scherziamo? La donna potrebbe avere un malore, o legare Greta fino alle nozze trascinandola in chiesa per i piedi. E siccome la ragazza è assolutamente sicura che tutta questa pagliacciata sia uno sbaglio, be’, fa quello che tutti noi faremmo: spegne il telefono e se ne va dalla sua migliore amica Lucilla Nardi, in Umbria, a Poggiobecco – piccolo nucleo che è anche il paese dei suoi nonni materni. Lì, respira. O almeno, finché non incontra Lorenzo, fratello di Lucilla, per cui Greta ha una cotta da sempre.

Che disastro, o che bellezza?

Abbiamo detto che Lucilla la accoglie a braccia aperte e Greta torna tranquilla, perlomeno smette di pensare a fiori, vestiti e anelli. Ma poi vede Lorenzo e il suo cuore, finalmente, batte ma nel modo giusto – tachicardia a parte. Non solo: lei cerca un lavoro, Lorenzo ha un’agenzia investigativa e… Lucilla lo obbliga ad assumere Greta come assistente. Il problema? Ebbene, lui è un cinghiale, una specie di homo sapiens capace solo di grugnire e lamentarsi. Bello come le aurore boreali ma simpatico come un’unghia incarnita: un po’ cliché, ci sta, ma le autrici sono molto brave e lo rendono adorabile e odiabile insieme. Anche perché, nonostante tutto, che LOrenzo abbia un cuore lo si vede sin da subito. Un orso carino e coccoloso insomma.

L’agenzia deve mettersi al lavoro

Ma nei primi giorni di lavoro di Greta due sono le cose che accadono: la barista di fronte alla sede dell’agenzia investigativa di Lorenzo viene uccisa, e la trova proprio la ragazza, e Lorenzo viene chiamato per la scomparsa della figlia del sindaco, che si era chiusa in convento. Un bel malloppo di lavoro da fare, eh! Nonostante la milanese sia solo un’assistente, viene “promossa” a socia: partecipa al caso mostrando di essere molto brava nell’acchiappare le informazioni. Si aggira a destra e sinistra riuscendo a mettere insieme i tasselli come se il mondo dell’investigazione sia il suo campo e Lorenzo deve ammetterlo: è proprio brava. E non solo.

In tutto ciò, Greta è ancora pazza di Lorenzo. Ma pazza forte. Lo sogna, ha il batticuore quando lo vede, lo guarda con occhi a cuore e tutte quelle cose che facciamo quando una persona ci manda in botta. Questo non la ferma, però, e non spegne il suo temperamento frizzante: con lui sbotta, lo sgrida, lo rimette al suo posto e si conquista il suo rispetto. Ma lui cosa prova per lei? Come la guarda? E come mai è così antipatico con lei? E se fosse come alle elementari, quando – ad esempio – un bambino ruba la caramella alla bambina di cui è innamorato segretamente?

Per scoprirlo, l’unica è leggerlo. Così come per scoprire che fine ha fatto la figlia del sindaco e chi ha ucciso la barista dal temperamento aggressivo (tutto sta in una goccia, ma ci arriverete). A, e per scoprire perché i genitori di Greta sono così convinti del matrimonio con Cosimo. Anzi, più che convinti… Ossessionati. O obbligati? Ragazzi, gli spunti ci sono, ora tutti a leggere!

Un romanzo brillante, pieno di brio e di ironia

Uno stile ironico, pieno di brio, con metafore e riferimenti – tivù o letterari – che rendono la lettura simpatica: bello il fatto che, nonostante le autrici siano due, non ci sia una differenza sostanziale di penna. La lettura risulta semplice, perché ci si diverte, ma questo non rovina il fatto che ci siano anche delle indagini. Mi ricorda, anche se l’argomento è completamente diverso, L’Allieva, dove lo stile frizzante si sposa con argomenti più seri. Assolutamente consigliato.

Se siete curiosi di leggere le precedenti uscite di “Rotte Letterarie”, potete recuperarle cliccando -> QUI <-

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Federica Cabras

Giornalista pubblicista, editor e scrittrice, ha in tasca una laurea in Lettere e un master in Criminologia. Ha pubblicato sette libri, spaziando dall'horror al romance, e lavora nel campo del giornalismo da dieci anni. Tra le sue pubblicazioni, "I segreti di una culla vuota" e "Chi me lo ha fatto fare".

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