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Donnie Darko (2001), un’opera meta-cinematografica a cura di Richard Kelly

Donnie Darko: Città di Middlesex, Virginia, America. Ottobre 1988. Donald Darko (Jake Gyllenhaal), per gli amici più stretti Donnie non è uno studente come gli altri: introverso, diffidente, osservatore, super intelligente e malinconico. All’interno della sua famiglia composta da genitori non convenzionali e da due sorelle alquanto emancipate, Donnie non riesce a trovare il proprio spazio e vive in una sorta di bolla fuori dal tempo e dallo spazio. Il ragazzo è in cura psichiatrica presso la Dott.ssa Lillian Thurman (Katharine Ross) perché affetto da schizofrenia paranoide ed è curato con una serie di farmaci che alterano costantemente la sua percezione della realtà e di ciò che lo circonda.

La trama

Al suo liceo è visto dai compagni come un lunatico e oltre a due amici stretti e alla nuova compagna di classe Gretchen Ross (Jena Malone) Donnie non riesce ad integrarsi. La sua professoressa di letteratura, Karen Pomeroy (Drew Barrymore) cerca di stimolare la curiosità della classe e del ragazzo con la lettura di un racconto di Graham Greene, I distruttori, mal visto dal corpo docente bigotto e soprattutto dall’insegnante di educazione fisica, la signora Kitty Farmer (Beth Grant), fervente seguace del mentalista Jim Cunningham (Patrick Swayze), persona affabile quanto manipolatrice di menti più fragili.

Poster ufficiale del film/Credit: Filippo Kulberg Taub

La vita di Donnie, di sua madre Rose (Mary McDonnell), di suo padre Eddy (Holmes Osborne), della sorella maggiore Elizabeth (Maggie Gyllenhaal) e della più piccola Samantha (Daveigh Chase) cambia radicalmente i primi giorni di ottobre quando, per un caso strambo e alquanto inquietante, il motore di un aeroplano non identificato, si schianta contro la casa dei Darko finendo per colpire e, inevitabilmente, distruggere la camera da letto del giovane.

Donnie Darko e il meta-cinema

Il regista americano Richard Kelly scrive e dirige una pellicola davvero unica nel suo genere. Il film segue una finta linearità per poi sconvolgere a più riprese lo spettatore, ignaro della vera storia che sta vivendo. Donnie Darko è un film nel film, è la vita stessa che scorre davanti agli occhi dello spettatore in costante dilemma amletico. Capolavoro assoluto, l’opera di Kelly uscì nel 2001 e fece storcere il naso ai ben pensanti. Rimaneggiato a più riprese, fu poi nuovamente distribuito nel 2004 dove riuscì ad ottenere la giusta e meritata attenzione mediatica della quale era degno.

La decisione ‘ben studiata’ di introdurre il personaggio del coniglio gigante Frank (James Duvall) e una serie di altre citazioni cinematografiche di culto (La casa, Sam Raimi, 1984) dimostra quanto Kelly sia un grande estimatore di un certo cinema del passato mai dimenticato.

La versione Director’s cut

La versione Director’s Cut del 2004 oltre ad avvalersi di venti minuti in più (con scene utili per l’assurda consecutio temporum del film) abbinati alle musiche epocali dei Duran Duran (Notorius) al tema principale, Mad World dei Tears for Fear (qui però nella cover version di Gary Jules) permetteranno di entrare nella mente contorta del personaggio principale, interpretato brillantemente da Jake Gyllenhaal in un crescendo di vite parallele, viaggi nel tempo, psicosi e paure che renderanno ancora più sublime il film di Kelly.

Credit: Filippo Kulberg Taub

Rivederlo a distanza di quasi venti anni dalla sua uscita in Italia (un ringraziamento doveroso va alla 61ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia), e con la maturità giusta per comprendere alcune sfumature non adatte ad un pubblico di adolescenti, è qualcosa di veramente strabiliante. Non un film facile, quindi, e ahimè, non per tutti ma sicuramente un’opera che andrebbe analizzata nei licei italiani (e non solo) sia per il montaggio perfetto di Sam Bauer e Eric Strand ma soprattutto per la bellissima fotografia di Steven Poster.

Un plauso immenso tutto il cast e un grazie speciale alla Barrymore (sempre nella parte) che accettò addirittura di finanziare il film con la sua casa di produzione la “Flower Films” perché convinta dell’importanza del lavoro di Kelly.

Credit: Filippo Kulberg Taub

Donnie Darko nel 2001 vincerà il premio per la migliore sceneggiatura al San Diego Film Critics Society, ottenendo anche il “Premio del Pubblico” per il Miglior Film allo Sweden Fantastic Film Festival. Nel 2002 ha ottenuto il “Premio speciale” al 28° Saturn Awards dell’Academy of Science Fiction, Fantasy and Horror Films e “Silver Scream Award” all’Amsterdam Fantastic Film Festival.

Cos’altro aggiungere se non…buone ‘visioni’ a tutti!

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Filippo Kulberg Taub

Studioso e appassionato di cinema internazionale. Ha dedicato i suoi studi alle grandi figure femminili del cinema del passato specializzandosi alla Sapienza di Roma nel 2007 e nel 2010 su Bette Davis e Joan Crawford. Nel 2016 ha completato un dottorato di ricerca in Beni culturali e territorio presso l’Università di Roma, Tor Vergata con una tesi sull’attrice israeliana Gila Almagor. Ha scritto diversi saggi e articoli di cinema e pubblicato l’autobiografia inedita in Italia di Bette Davis, Lo schermo della solitudine (Lithos). Oggi insegna Lettere alle nuove generazioni cercando sempre di infondere loro fiducia e soprattutto amore per la storia del cinema.

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