Benvenuti ad un nuovo e frizzante appuntamento della mia rubrica quindicinale “Senti Chi Parla”! È estate, e quando arrivano le chiacchiere leggere, le granite e i discorsi da spiaggia, per un doppiatore a volte non é il momento migliore. Basta dire “faccio il doppiatore” che subito parte il consueto rituale: sorrisi, stupore, domande surreali. Ma come si può sfuggire a tutto questo? Ebbene, semplicemente non si può! L’unica soluzione per la quale possiamo optare è quella di rispondere sempre con sincerità e prendere le domande così come vengono, senza troppi problemi.
Anche perché, come diceva spesso Paul Newman:
Il più grande complimento che puoi fare a un attore è dimenticarti che stai guardando una recita
Qualche giorno fa, ad esempio, ho incontrato un vecchio amico che non vedevo da tempo. Dopo i saluti di rito, parte la frase che non manca mai: “Ah, ancora stai a fa’ il doppiaggio?”. Della serie, come se stessi parlando di un hobby adolescenziale, qualcosa da infilare tra un aperitivo e un’uscita al cinema. E la cosa più paradossale è che neanche in famiglia cambia molto: mia madre, dopo anni, ancora ogni tanto mi chiede con candore: “Ma ti vedremo mai in ‘Un posto al sole?’”. E tu lì a spiegare che il tuo lavoro non è recitare in una soap, ma prestare voce a decine di personaggi diversi. Beh, purtroppo il concetto non penetra perché, spesso e volentieri, sembra quasi di spiegare la fisica quantistica a chi è convinto che la terra sia piatta!
Proprio per questo, ho deciso di riportarvi alcuni di quei più comuni “miti da sfatare” che ruotano intorno al mondo del doppiaggio, in altre parole, il mio di mondo.
Il classico intramontabile. Ovunque tu sia, arriva sempre: “Dai, fammi la voce di quello!”. Come se fossimo Alexa, pronti a selezionare la traccia giusta. Spoiler: no. In sala siamo attori, con regole, ritmi e tempi precisi. Non intrattenitori da compleanno. Non abbiamo un tasto “Batman”, un tasto “cartone anni ’90” o un tasto “voce da trailer”.
Secondo il mito, ogni doppiatore è automaticamente poliglotta. Inglese? Ovviamente. Giapponese? Certo. Turco, klingon… perché no? La realtà è più semplice: serve recitare. Non tradurre.(per quello ci sono già i traduttori).Ma la convinzione rimane. E tu li a spiegare come funziona veramente, quando vorresti solo goderti un po’ di relax.
Premio Oscar del pregiudizio. Come se il doppiaggio fosse un passatempo, una roba da ridere mentre prendi un caffè. Invece i turni sono serrati, le scadenze veloci e gli spostamenti stressanti. Non è karaoke, non è Disneyland: è lavoro vero, con la L maiuscola.
Ah, la domanda che ti fa alzare gli occhi al cielo. Comprensibile, certo: tutti sono curiosi. Ma è sfacciata e maleducata, eppure non manca mai. Perché mai dovrebbe interessare solo l’aspetto materiale del mio lavoro? Io non chiedo a nessuno quanto guadagna, per educazione e per rispetto. Eppure,arriva sempre qualcuno che pensa sia legittimo fare questa domanda, come se il lavoro di una persona potesse ridursi a un numero. La verità? È una curiosità naturale, ma va dosata con un minimo di buon senso.
Eh, no! Dire che per fare il doppiatore serve solo una bella voce è come dire che per essere chef basta avere il coltello affilato. La voce è lo strumento: É un mestiere in cui si recita: serve sensibilità, tempismo e tecnica. Ma tutti continuano a pensare che sia semplice. ”Basta leggere le frasi scritte sul copione e incollarle al labiale”, mi sono sentito dire tempo fa.
Il mito del doppiatore miliardario tra Cannes e Montecarlo resiste. La realtà? Mezzi pubblici presi all’alba, traffico, parcheggi impossibili. Se siamo fortunati, un caffè decente alla macchinetta. Yacht? Champagne? No, grazie: il lusso è tornare a casa e staccare la spina.
Il colpo di grazia. Se non compari su quello schermo, agli occhi di molti non esisti. Puoi aver dato voce a centinaia di personaggi, aver fatto ridere o piangere milioni di spettatori, ma senza faccia sei un fantasma. Invisibile. Eppure la tua voce li ha accompagnati in ogni emozione.
Il mito più zuccheroso di tutti. Doppiaggio = divertimento perpetuo = “fai vocine tutto il giorno e ridi come un matto”. Sì, a volte ci si diverte, meno male. Ma il lavoro richiede concentrazione, precisione, stress. E quando torni a casa sei cotto, non allegro come in un cartone animato.
Al di fuori della sala, il doppiaggio viene trattato da alcune persone come un hobby o una cosa secondaria. Gli amici lo riducono a gioco, i conoscenti a karaoke, e persino i parenti non sembrano prenderlo sul serio. Ma mentre ricevi tutte queste domande, la tua voce è lì: invisibile ma indispensabile, già ascoltata milioni di volte, fondamentale per ogni emozione che lo spettatore prova.
Yacht o non yacht, facce in tv o meno, lingue o belle voci, il doppiaggio resta invisibile, spesso sottovalutato e frainteso. Eppure senza di noi, il film che vi ha fatto ridere, quella serie che vi ha tenuto svegli di notte, semplicemente non esisterebbe nello stesso modo. La prossima volta che vi scappa di chiedere: “Ah, ancora stai a fa’ il doppiaggio?”; o peggio: “E quanto guadagni?”, pensateci due volte.
La risposta sarà sempre: “Sì, ancora lo faccio. Perché è un lavoro“!
Per rimanere aggiornato sulle ultime opinioni, seguici su: il nostro sito, Instagram, Facebook e LinkedIn
Si è spenta oggi, all'età di 80 anni, la regina della musica country Dolly Parton.…
Le polemiche che hanno investito il tenente colonnello Gianfranco Paglia dopo le sue parole sul…
La scorsa settimana ci siamo concentrati su quella meravigliosa e assurda abitudine tipicamente moderna di…
Perché incontro sempre persone incapaci di amarmi davvero? Perché all’inizio sembrano meravigliose e poi si…
Una Roma che conosciamo poco, nascosta sotto la superficie del Tevere eppure strettamente legata alla…
Si elevava una nube, ma chi guardava da lontano non riusciva a precisare da quale…
View Comments