Narcisismo, il dolore che insegna
Uscire da una relazione con un narcisista è un dolore che insegna a rinascere e che ci rende persone migliori. Qualche giorno fa ho ricevuto una lettera da una donna -la chiamerò Francesca- che mi raccontava il suo vissuto con un narcisista. Le sue parole mi hanno toccata profondamente:
All’inizio sembrava un sogno, era l’uomo perfetto. Ma poi, lentamente, ho iniziato a sentirmi intrappolata in un vortice di emozioni contrastanti e manipolazioni continue. Mi chiedo se riuscirò mai a tornare a vivere serenamente
Essere coinvolte in una relazione con un narcisista è un’esperienza che cambia profondamente, in modi che a volte non comprendiamo fino a quando non ne siamo fuori. Quando queste relazioni iniziano, ti senti dentro un sogno, ti senti speciale, amata, vista come mai prima. Eppure, sin dall’inizio, a pensarci dopo, c’è un sottile disagio, un campanello d’allarme sommesso (ma a volte anche non sommesso) che abbiamo scelto di ignorare. Qualcosa di indecifrabile tra il fascino e la sgradevolezza.
Solo il tempo ci aiuta a comprendere che quel fascino era un’arma a doppio taglio. I momenti magici diventano rari e il suo lato oscuro inizia a dominare, gettandoci in un vortice di confusione e sofferenza. La loro capacità di manipolare, di farci sentire colpevoli dei loro sbagli e di svalutarci con le sue critiche velate, ci disorienta. E in mezzo a tutto questo, ci si sente responsabili per ogni problema. Lui rimane perfetto nella nostra mente, mentre noi iniziamo a sentirci inadeguate.
Uscirne è un processo lento e doloroso, ma accade ad un certo momento che qualcosa si incrina dentro di noi. Magari una parola di troppo, un gesto, o forse semplicemente il nostro cuore non riesce più a sopportare quel peso.
Accade che realizzi che qualcosa deve cambiare e questa presa di coscienza è il primo passo verso la libertà.
Non è facile affrontare le proprie fragilità. Iniziamo a chiederci come abbiamo potuto rimanere in quella relazione per tanto tempo, come abbiamo permesso che qualcuno potesse manipolare le nostre emozioni in modo così profondo e renderci così insicure di noi.
La verità è che le nostre insicurezze c’erano ben prima di incontrarlo, e lui le ha portate semplicemente alla luce, amplificandole e rendendole evidenti.
Uno dei momenti più duri è accettare che, sebbene lui sia responsabile di molte cose, la guarigione dipende solo da noi. Dobbiamo avere la forza di chiudere quella porta e non riaprirla mai più. Nessuna spiegazione, nessun confronto. Solo la consapevolezza che, per il nostro bene, dobbiamo decidere di andare avanti e iniziare a ricostruire la nostra vita.
La parte più importante del nostro percorso è quella di smettere di cercare risposte, di smettere di chiederci “perché?” e soprattutto di smettere di detestarlo. Dobbiamo lasciare andare l’idea che il nostro dolore debba ottenere una sorta di giustizia. La vera vendetta è proprio la rinuncia a qualsiasi vendetta. Con il tempo, scopriremo che smettere di lottare contro quel ricordo ci permetterà di liberarcene davvero.
Paradossalmente potremmo anche essere grate di essere passate attraverso quell’inganno d’amore perché quella relazione ci ha rese più consapevoli dei nostri limiti, ma anche del nostro valore.
Quel dolore ci ha insegnato a dire “no” e a proteggere il nostro spazio.
La fiducia nelle persone tornerà piano piano, e ogni giorno potremo ricostruire in maniera sana la serenità che pensavamo di aver perso per sempre.
Io non ho una risposta per Francesca ma condivido con lei un pensiero: non lasciamo che un’esperienza così ci definisca. Anche se il cammino è lungo, la vita tornerà a essere bella. Riprenderemo a sorridere, a fidarci, a sentire il cuore leggero. E quando succederà, ci renderemo conto non solo di avere vinto ma di essere diventate persone migliori. Incredibilmente grazie a esperienze così.
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