Ho imparato presto che le persone non mantengono le promesse e che, per quanto io sia brava, non lo sono mai abbastanza per spingerli a mantenerle.
Hannah è un’assistente sociale co un passato burrascoso, segnato da abbandoni e da ferite emotive importanti. Forse, proprio per questo aiuta le anime meno fortunate, quelle che sembrano dimenticate da tutti, persino da Dio in persona. Ma questo suo strascico fatto di ricordi, pianti e traumi ha lasciato qualcosa: un’assurda, pazzesca voglia di essere amata. Trovare la persona – ma sì, avete capito quale?, quella che completa, che dà un senso, quella con cui invecchiare insieme tra un mojito e un pacchetto di patatine mangiato di fronte alla tivù – con cui condividere il letto e il futuro, per lei, è di vitale importanza. Quando, incoraggiata dal capo/amica Jas, si iscrive a un sito di incontri online e becca Alex non le sembra nemmeno vero che lui combini un incontro: bello che più bello c’è solo Ryan Reynolds, ricco da fare schifo, elegante e premuroso. Sì, premuroso, più o meno.
Okay, abbiamo detto premuroso, ma ossessivo sarebbe stato di gran lunga il termine migliore. Alex è molto preso da Hannah, vuole tre figli con lei e un labrador. E questo i due malcapitati se lo dicono durante il primo appuntamento. Cioè, io onestamente non conosco nessuno che parli di figli al primo appuntamento, ma sono anche una persona piuttosto cinica e pragmatica e quelli che saltano le tappe mi sanno un po’ di bruciato. Insomma, che scheletri hai nell’armadio che nemmeno sai il mio cognome e sogni i fiori d’arancio e lo stare insieme finché morte non ci separi? Comunque, Hannah è molto, troppo felice che lui le rivoluzioni casa, che la accompagni ovunque, che sappia dove sia lei e che conosca ogni tipo di spostamento. Le Red flags ci sono tutte, ma la donna vive la sua favola.
Quando però iniziano ad arrivare rose con biglietti macabri e si sente spesso seguita – oltre a qualche altro episodio strano – Hannah deve ammettere di sentirsi un po’ spaventata. Ma mica da Alex, da Tom il suo ex. Quello che sbatté fuori di casa mesi prima e che, a detta sua, non ha mai gestito bene questa chiusura un tantino brusca. Si preoccupa, ma si poggia sempre più ad Alex, il ricco avvocato che la tiene per il colletto. Ci sta, eh, con un passato tra le case famiglia e i maltrattamenti Hannah ha bisogno di stabilità… ma come assistente sociale non sente la puzza di stranezza?
Alla fine, però, come in tutti i thriller che si rispettino, i nodi vengono al pettine. E, inaspettatamente nulla è come sembra. Proprio nulla. Non stupefacente, non impossibile da dimenticare ma carino, nel complesso. Almeno non si perde in descrizioni inutili, non si tratta certo di un libro prolisso. Consigliato, ma con riserva.
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“L’Estranea” di Patrick McGrath e le sfumature delle imperfezioni dell’animo umano % – L’Opinione
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