Attualità

La generazione del “no”: protesta o vuoto progettuale?

Negli ultimi anni, una parte sempre più visibile della nuova generazione italiana ha assunto un ruolo centrale nel dibattito pubblico, distinguendosi per una forte opposizione alle politiche del governo guidato da Giorgia Meloni. Una gioventù rumorosa, presente nelle piazze e sui social, che si definisce contro la guerra, contro il sistema, contro le riforme, contro il referendum: in una parola, contro.

Ma dietro questa energia oppositiva emerge una domanda inevitabile: esiste una proposta alternativa concreta? O siamo di fronte a una protesta che si esaurisce nella negazione?

Dalla critica alla costruzione: la sfida dei giovani del NO

Le manifestazioni organizzate in città come Roma mostrano spesso un doppio volto. Da un lato, giovani che rivendicano diritti e spazi di espressione; dall’altro, episodi di tensione che vedono la partecipazione di frange più radicali, talvolta legate ad ambienti anarchici. Incappucciati, scontri con le forze dell’ordine, atti di vandalismo: immagini che finiscono per oscurare le istanze legittime e alimentare un clima di sfiducia.

Il nodo centrale resta però politico. Il cosiddetto “popolo del no” sembra faticare a trasformare il dissenso in proposta. Criticare è facile, governare molto meno. E mentre il centro-sinistra attacca l’operato dell’esecutivo, non sempre riesce a offrire una visione chiara e credibile di alternativa. La domanda che molti cittadini si pongono è semplice: se non questo governo, quale altro? E con quali idee?

Il volto ambiguo delle piazze: tra istanze legittime e radicalizzazione

Nel frattempo, il governo rivendica risultati concreti: livelli di disoccupazione tra i più bassi degli ultimi due decenni, una rinnovata credibilità internazionale, un settore turistico in forte crescita e un Made in Italy che continua a rappresentare un’eccellenza globale. Numeri e narrazioni che rafforzano la posizione dell’esecutivo e rendono ancora più urgente, per l’opposizione, articolare una proposta solida.

C’è poi una questione culturale più profonda. La cosiddetta “generazione dei BRO”, cresciuta tra social network e comunicazione istantanea, viene spesso accusata di privilegiare l’apparenza all’impegno, la protesta alla costruzione. È una critica forse generica, ma che coglie un punto: il futuro non si costruisce solo con slogan o hashtag, ma con competenze, responsabilità e partecipazione attiva.

Il rischio, altrimenti, è quello di una deriva sterile: un Paese bloccato tra chi governa e chi contesta senza offrire alternative. Una società in cui il conflitto prevale sul confronto e dove il dissenso non diventa mai proposta.La sfida per questa nuova generazione è allora decisiva. Dimostrare di saper andare oltre il “no”, di saper trasformare l’indignazione in progetto, la protesta in visione. Perché criticare è un diritto. Ma costruire è un dovere!

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Filippo Marra

Nato a Reggio Calabria nel 1972, è un consulente tecnico esterno al Senato della Repubblica, membro della Segreteria di Stato, consulente tecnico per le ambasciate italiane all'estero, Presidente e Fondatole dello Sportello Unico che raggruppa varie associazioni di disabili in tutta Italia. Attualmente, è anche Presidente dell'associazione nazionale "Itaca"

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