Alla luce dei più recenti avvenimenti e sviluppi geopolitici, appare sempre più evidente che l’Unione Europea, per continuare ad essere uno spazio senza frontiere interne, deve essere in grado di presidiare e di gestire correttamente quelle esterne. Schengen, una delle conquiste più concrete dell’UE in materia di integrazione, si basa proprio sulla libertà di circolazione. Tuttavia, a detta di molti questa può essere realmente garantita soltanto quando esiste una gestione efficace e condivisa da ogni Stato membro degli ingressi. Perciò, la nuova pressione migratoria che sta interessando attualmente le frontiere, con particolare attenzione a quanto accaduto nelle ultime settimane a Ceuta, potrebbe essere l’opportunità per ripensare il modo di conciliare accoglienza, legalità, sicurezza e libera circolazione a livello comunitario.
Probabilmente, occorrono più prevenzione contro la clandestinità, una maggiore cooperazione con i Paese d’origine, con quelli di transito e con gli alleati europei, nonché degli strumenti realmente operativi per una più equa ripartizione delle responsabilità e dei doveri di ciascuno. Temi e aspetti piuttosto intricati alla luce della situazione odierna e sui quali ha deciso di intervenire ai nostri microfoni Filippo Marra, esponente di Fratelli d’Italia, il quale nei giorni scorsi aveva già richiamato l’attenzione sulla possibilità di una nuova ondata migratoria intorno al 15 agosto.
L’Europa non si farà d’un tratto, né in una costruzione d’insieme: essa si farà attraverso realizzazioni concrete. — Robert Schuman
La posizione italiana è condivisa dalla stragrande maggioranza delle Nazioni europee: la priorità è proteggere le frontiere esterne dell’Unione. Non si tratta di chiusura ideologica, ma di garantire sicurezza, ordine e legalità. Solo così possiamo evitare rischi legati al terrorismo e difendere un principio fondamentale come la libertà di circolazione prevista dallo Spazio Schengen
La situazione a Ceuta è estremamente delicata. Le autorità spagnole hanno già parlato di una possibile nuova ondata migratoria attorno al 15 agosto. Questo dimostra che non siamo davanti a fenomeni episodici, ma a dinamiche strutturali che richiedono risposte immediate e coordinate a livello europeo.
In queste ore mi sono confrontato con l’onorevole Alberico Gambino, vicepresidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento europeo. La sua posizione è molto chiara: Schengen può funzionare solo se le frontiere esterne vengono controllate in modo serio ed efficace. Il punto non è mettere in discussione l’Europa, ma rafforzarla. Serve una politica migratoria comune che sia concreta, non ideologica e, soprattutto, capace di controllare gli ingressi. Senza questo, il rischio è quello dei cosiddetti “movimenti secondari”, cioè lo spostamento incontrollato dei migranti tra i Paesi membri.
Ogni governo ha il dovere di tutelare i propri confini. Prevenire è sempre meglio che intervenire quando il problema è già esploso. È una questione di responsabilità verso i cittadini e verso l’intero sistema europeo.
Occorre rafforzare i controlli alle frontiere esterne, sostenere i Paesi più esposti come Italia e Spagna e accelerare gli accordi con i Paesi di origine e di transito. Inoltre, è fondamentale investire su strumenti europei comuni, come Frontex, per rendere più efficace la gestione dei flussi.
Un’Europa più forte, più concreta e più capace di proteggere i propri cittadini. La libertà di circolazione è una conquista che va difesa, ma può esistere solo se esiste un controllo serio delle frontiere esterne. È questa la sfida dei prossimi mesi.
In gioco, dunque, sembrerebbe esserci il modello stesso di Europa che si intende costruire, perché, almeno stando alla visione di Marra, un’Unione incapace di governare le proprie frontiere rischia inevitabilmente di vedere indebolita anche quella libertà di movimento che rappresenta uno dei suoi risultati più importanti. Difendere Schengen potrebbe non significare innalzare nuovi muri all’interno, ma evitare che l’assenza di una strategia comune finisca per farli riapparire tra gli Stati membri. E qui sicurezza e libertà, spesso raccontate come principi contrapposti, diventano invece due facce della stessa medaglia.
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Ceuta, tra mari e frontiere: la nuova crisi migratoria risveglia la politica UE? – L’Opinione
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