Ciò che abbiamo amato profondamente non ci lascia mai davvero – Helen Keller
Georgia è una brillante caposala 37enne. È sposata con Dexter e ha una figlia di dieci anni, Etta. La sua vita, prima perfetta, ora è in bilico: il suo matrimonio si è sfasciato e non c’è pezzetta che possa sanare il buco. E non solo, Georgia e Dexter si fanno guerra aperta. Come si possa passare da essere innamorati pazzi a essere così rabbiosi e astiosi e malevoli da rendere la vita l’uno dell’altro un inferno in terra non lo capirò mai, ma accade. E quando accade, a farne le spese sono spesso le anime più fragili. Georgia però sa bene che non si bevono quattro pastiglie di sonnifero per poi entrare nella vasca da bagno. Accidenti, è un’infermiera! Lei sa che è pericoloso. E allora com’è possibile che la sua morte sia etichettata come suicidio? Inizia così il thriller mozzafiato di Maria Frankland, “La moglie che ero“.
All’inizio, quindi, abbiamo una Georgia che non capisce. Non capisce perché nessuno la consideri, improvvisamente, perché nessuno le parli e la chiami e la cerchi. Perché non riesca a trascorrere tempo con la figlia. È così intorpidita dalla sofferenza per la fine del suo matrimonio che non sente fame o sete. Che non sente il bisogno di annusare un fiore, di assaggiare un nuovo piatto. Ma è la depressione? Ehm. No. È… la morte. Sì, perché Georgia è all’altro mondo e lei sì che vede gli altri… Sono gli altri a non poter vedere lei. E quando lo capisce, un’altra domanda sorge.
Chi ha ucciso Georgia? Lei ricorda delle mani attorno al collo che le portano il viso sotto l’acqua, così come ricorda il sonnifero (“il”, per l’appunto) preso. Ricorda la sensazione di impotenza. Di mancanza di respiro. Ma non ricorda chi è stato, chi l’ha privata del futuro. Sarà mica Dexter, per appropriarsi della sua eredità (prima che diventi ex moglie)?
Ed è proprio questo a tenere Georgia in quel limbo. A non farla andare oltre, dove vanno le anime belle. Deve scoprire prima come mai sulla sua morte, etichettata come suicidio, non sia stata fatta una indagine. Chi ha coperto cosa? E come mai? Inizia così quello che è un thriller diverso dal solito. Ci sono libri che ti entrano nel cuore per i colpi di scena. Altri per il finale. Alcuni non fanno la differenza nel proprio bagaglio mentale. Ma questo si ricorda per la sensazione agrodolce dell’addio.
Georgia deve sì risolvere il proprio omicidio, ma deve anche dire addio alla sua vita: dal momento in cui scopre che ha finito di respirare, può solo elaborare la questione. Non potrà vedere la figlia diventare grande, non potrà più svolgere la professione che tanto ama. E non potrà nemmeno rifarsi una vita. Dovrà accettare che ogni fase finisce e questa è una fine – e un inizio, a giudicare dal libro. L’unica a vederla, dopo morta, è la nonna con l’Alzheimer (nel libro anche i bambini molto piccoli possono vedere i morti), e questo riporta alle teorie tradizionali che bimbi e anziani abbiano una visione più ampia del mondo. Molto bello, sicuramente di impatto.
Lascia qualcosa. Assolutamente. Un senso di nostalgia. Di tristezza. Una malinconia che si sente proprio nelle vene. Ma è anche bello, con il bizzarro percorso della protagonista verso la verità – e la pace. Andando poi oltre quando i nodi si sciolgono. Promosso.
Se siete curiosi di leggere le precedenti uscite di “Rotte Letterarie”, potete recuperarle cliccando -> QUI <-
“Un marito bugiardo” di Liz Lawler: in questo thriller ombre e luci del matrimonio – L’Opinione
Tutte le ragazze mentono – recensione
“La mano del Diavolo” di Robert Bryndza: un thriller che mette a nudo le nostre paure – L’Opinione
Per rimanere aggiornato sulle ultime opinioni, seguici su: il nostro sito, Instagram, Facebook e LinkedIn
A volte basta una canzone per provare a cambiare prospettiva. È da questa idea che…
La tragedia palestinese continua a consumarsi tra Gaza e Cisgiordania, mentre la comunità internazionale appare…
Nell'Abbazia di San Galgano (Siena) si rinnova l'appuntamento con il musical. Questa sera, giovedì 27…
C’è una parola che pesa più della disabilità stessa: pregiudizio. È lì che nasce l’equivoco, l’idea…
Chi giace nella mia bara? Edith Phillips non vede sua sorella gemella Margaret da quasi…
Questa settimana avrei potuto parlarvi della fantomatica docu-serie dedicata a Rita De Crescenzo, quella che…
View Comments