Attualità

L’Amore al tempo della modernità: manuale alla Bridget Jones dei casi (umani e non) di un anno qualunque

A cura di Angelo Musillo

Ah, l’Amore, esordirei dicendo che non ci abbiamo ancora capito niente. La fine di questo 2024 è ormai questione di ore e, come ben sappiamo, ciò vuol dire soltanto una cosa: bilanci. E già penso che, tutto sommato, ci sia andata bene, perché basterebbe aggiungere la prima lettera del mio nome a firma di una bilancia con numeri che sanno (almeno questo) di cose buone. Se su di un piatto ci mettiamo la testa, il cervello e i pensieri, dall’altro indovinate un po’ cosa potrà fungere da contrappeso?

Ebbene, proprio l’Amore, quello con la “A” maiuscola e che temiamo anche solo di pronunciare al giorno d’oggi!

Com’è stato l’anno ormai trascorso per quel che riguarda l’Amore?

Sembra (e lo certifica anche la mia analista) che il 2024 sia stato un anno di “transito emotivo”. Sappiamo che la società evolve, involve, transvolve. Insomma, si trasforma. Quest’anno, però, ci ha mazzolati per bene. C’è un’attenzione alle relazioni sociali in generale, che viene millantata, esasperata, un boom social di reel che ci spiegano le varie categorie di uomini e/o donne in cui possiamo imbatterci (da allontanare, da avvicinare). Quelli o quelle che vanno bene, che non vanno bene, che fanno al caso nostro o meno. Altri che parlando di weekend romantici in case sugli alberi o con viste mozzafiato sul mondo (spaziali!), regali di ogni genere e chi più ne ha, più ne metta!

Ma perché tutti parlano di amore e nessuno (se non pochissimi eletti) riesce a legarsi, ad impegnarsi?

Ecco qui, da inguaribile romantico d’altri tempi, che però deve vivere in questo presente, vi dico quello che penso di questo Big Bang che (spero) chiuda quel marasma di disattenzione e coma sociale datato 2024, per una lucida rinascita siglata 2025 (che, nella numerologia biblica, indica proprio nuovi inizi, un periodo di restaurazione, di nuova vita). Allora, da dove iniziare? Quanto sono belle le dichiarazioni d’amore?

Ve ne avrei scritta sicuramente una (come sono solito fare), ma sono troppo inca**ato, quindi vi lascio delle suggestioni, prendendo sprazzi di dediche all’amore rimaste qua e la nella mia testa. Non sono le mie preferite o le mie non preferite, sono solo le parole che mi vengono in testa qui e ora, quelle giuste.

L’idea dell’Amore e la fase dell’innamoramento: la nostra parte preferita, ma quella più pericolosa

Mi sveglio colmo di te. Il tuo ritratto e il ricordo dell’inebriante serata di ieri non hanno concesso riposo ai miei sensi. Dolce e incomparabile Josephine, che strano effetto voi fate sul mio cuore! Siete adirata? Triste? Siete inquieta? L’animo mi si spezza dal dolore, e non v’è  tregua per il vostro amico… Ma ve n’è ancora meno per me quando, consegnandovi al sentimento profondo che mi domina, attingo dalle vostre labbra, dal vostro cuore, la fiamma che mi arde. Questa notte ho capito pienamente che voi non siete il vostro ritratto – Lettera d’Amore, Napoleone Bonaparte

Vi è mai capitato di piangere di gioia perché credevate di aver trovato la persona giusta? Quella sensazione che sentite dentro, che non vi abbandona, che vi “sbronza”, che vi stampa in faccia un sorrisone alla Forrest Gump tutto il giorno (e la notte)?

Cosa ho provato io
Credit photo: Angelo Musillo

Quando l’ho provata mi ha spiazzato, non sai come reagire a qualcosa di così forte, qualcosa che non hai mai provato prima in quella modalità, allora non puoi far altro che abbandonarti a questo (o scappare a gambe levate certo, c’è sempre questa opzione che dimentico perché io sono per il coraggio).

Con me ha funzionato come una sorta di droga, andava ad accentuare la mia voglia di fare, l’entusiasmo. In altre parole, tutte le attività della vita. Non riuscivo a respirare (questa fa ridere, ma era davvero così) dalla felicità. Le solite banalità sull’amore…la benzina che accende ogni cosa? Ecco. Sono un tipo complesso perché mi piace pensare, parlare (divertendomi a scegliere le parole, più o meno come quando scelgo le pizzette, quelle più bruciacchiate, al mio forno di fiducia) e ascoltare, sono attento, lucido.

Poi, però, se mi fai una carezza, o mi versi l’acqua o anche solo poggi il tuo sguardo su di me per un po’ di tempo, sono così semplice, facile da capire. Il gioco è fatto. Arriva quella persona col suo sorriso perfetto e gli occhi che ti raccontano della sua sofferenza e tu non capisci niente, ma proprio niente. E no, non parlerò di narcisi e altri Fleur du Mal, perché ne ho davvero le orecchie piene, oltre che qualcos’altro!

Allarme, spoiler, non andrà a finire bene…
Credit photo: web

È in questo preciso istante che la mente, senza farsi tanti problemi, scriverà una storia di magie e incantesimi e filtri e pozioni che manco J. K. Rowling. Non ci sarà nessuna psicoterapeuta che regga. In quel momento stai decidendo di essere vulnerabile, di aprirti totalmente ai sentimenti che provi. Lo dovresti fare? No. Ti conviene farlo? No. Lo stai facendo? Ma che domande, certo che sì.

Ma niente paura a tutto c’è rimedio. C’è una possibilità che può ancora salvarvi e disintossicarvi dalla sbornia. La consapevolezza, l’antidoto più antico dai tempi della cicuta. Dovete resistere l’un l’altra/o senza alimentare l’idea che vi siete costruiti in testa, comunicare e svestirvi (non solo tra le lenzuola) dell’immagine da “primo appuntamento”, quella per l’appunto, idealizzata, per fare colpo (NO, sbagliato, questo non si fa!).

Ok, se siete arrivati fin qui e, nessuno dei due è scappato come fa sempre quella specie di tacchinello blu con Willy il Coyote allora siete pronti per passare allo step successivo: capire se chi avete di fronte vi piace veramente. Good luck e resistete!

Le aspettative, i progetti, le percezioni non corrisposte: i “love killers”.

L. Eternamente tuo. Eternamente mia. Eternamente nostri – Lettera d’Amore, Ludwig Van Beethoven

State attenti a quello che dite. L’Oscuro Signore, “Colui che non deve essere nominato”, oggi si nasconde sotto il nome di queste parole: “Noi”, “facciamo”, “relazione”. In fin dei conti, ci hanno insegnato fin da piccoli che le parolacce non si dicono. E sempre da piccoli, amavamo giocare al “gioco dei contrari”. Unica regola, dire il contrario di ciò che si pensa per tutto il giorno.

Credit photo: web

Ecco, ad oggi, gran parte delle relazioni funzionano proprio così. Si dice il contrario di quello che si pensa. Non chiedetemi il perché, io ancora non ho imparato a giocare e non mi interessa più di tanto. Un pattern comportamentale che si ripete, un atteggiamento seduttivo (che di seducente non ha un granché), una strategia, un giochetto che rende il tutto più misterioso. Chi non ha bisogno di un po’ di sano e intrigante mistero? Solo che per svelare questo tipo di mistero non basta Scooby Doo e la sua Mistery Incorporated, ci serve qualcosa di più, l’aiuto di una delle personalità di Split, ad esempio, o fare un salto nel subconscio con Leo (Di Caprio) come nel suo Inception.

Il punto è che siamo disabituati sempre di più alla gentilezza, alla semplicità, al palesare quello che proviamo solo ed esclusivamente per quello che è, e lo siamo così tanto che quando questo avviene lo rifiutiamo perché ci appare “troppo”. La verità acquisisce un valore specifico che appare pesante, che pesa per l’appunto in confronto alla superficialità, al tempo di attenzione medio di circa 30 sec., sul contatto visivo che non si mantiene, sulle mani che non si intrecciano più, sulle parole semplici, di affetto, che non si pronunciano per vergogna (ma i nudes invece, a quelli non rinunciamo mai). Tutto “troppo difficile” da gestire, troppo difficile da riconoscere, da definire, troppo difficile da vivere. Vi dò una soffiata…questo troppo, si chiama emozione. Ed è una cosa bella. Emozione=no cattiva, emozione =cosa buona.

Ed è giusto (e sacrosanto) che quando questa viene (o non) percepita così, rimanga così.

Perché al gioco dei contrari bisogna volerci giocare in due o altrimenti non ci si diverte affatto.

Per noia, per quotidianità, per “dovere sociale”: è amore questo?

Può la routine essere amore? Quando il supportare si è trasformato in sopportare? Scegliamo il partner per voglia o necessità? Per piacere di accoglierlo e apprezzarlo così com’è o per brama di svago, per riempire qualcosa che non abbiamo saputo (o voluto) colmare da noi?

Belli, brutti, buoni o cattivi. Cosa c’entrano queste categorie con l’Amore?

La paura. Questa è la nemica per eccellenza dell’amore. Questa è la nemica per eccellenza della vita. Se non osi non ti evolvi. Se non cerchi di superare la tua zona di comfort, non ti sforzi, rimarrai sempre intorno alla linea di partenza della staffetta, che oggi, è tanto veloce e piena di corridori.

Una mattina sono entrato in sala professori, nella scuola dove insegno. Una collega, che mi è anche molto cara, nel salutarmi dice agli altri: “Ah ecco Angelo, come al solito sorride, è felice. Beh certo che lo è, è giovane e bello, che problemi può mai avere?”. Questa frase la conservo. La società, in questo caso per bocca della mia collega, spesse volte (mi) parla così. Quanto siamo deviati da un aspetto fisico prestante? Quanto ci condiziona nella scelta di essere vicini ad una persona o meno? Quel giorno non ero felice.

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Ripariamoci dai luoghi comuni, le categorizzazioni, il ridurre invece che moltiplicare. Gli stereotipi non ci fanno bene. Per essere leggeri bisogna essere molto pesanti prima. La leggerezza va conquistata, si guadagna. Mi viene in mente sempre un esempio, quando parlo di questo argomento. Picasso prima di arrivare al suo “primitivismo”, ovvero la fase dove “disegnava come un bambino”, o più conosciuta da tutti come “sì, ma quelle cose le so fa pur’io con gli occhi chiusi”, ha attraversato fasi che per la sua epoca artistica, per la tecnica, rasentavano una qualità “iperrealista”.

Ecco, ora, ricordiamo che la semplicità, la leggerezza, la percezione di armonia, di buona energia, di “bellezza”, viene dalla complessità, la pesantezza (profondità), il caos, il disordine, il grezzo, che viene lavorato, sviscerato e trasformato, proprio come i cambiamenti di stato della materia -grigia- (thanks to collega di scienze per avermi rinfrescato la memoria l’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze). Non si ottiene niente di bello se non c’è impegno, costanza, voglia. La paura combattiamola insieme, siamo alleati non nemici.

Noi siamo il nostro limite: devi prima stare bene con te stesso per poter amare qualcun altro

Accettiamo l’amore che pensiamo di meritare – “Noi siamo infinito”, Stephen Chbosky

Quante volte vediamo hashtag a tema sotto i post o i reel di Instagram? Io li uso spesso. L’attenzione alla cura di sè, ad una manutenzione dell’io, continua, non è cosa da poco oggigiorno, anzi. Fare i conti con chi siamo (Ma chi siamo poi?), con le nostre paure, fragilità, mancanze, pensieri sabotanti (e non), ci costringe a prendere parte a un valzer della costruzione dell’autostima che può essere doloroso, ma che deve necessariamente essere danzato.

Ormai sappiamo quanto importante sia saper stare da soli, apprezzare un tempo di qualità “self-service” (tra l’altro ottimo titolo per una canzone, ci penso per il prossimo Sanremo), ma soprattutto, saper mettere (fin da subito) dei limiti, dei confini. Per far questo abbiamo bisogno di capire cosa veramente ci piace e cosa no. Cosa ci fa stare male e cosa ci fa sentire bene. E, cosa determinante, saperlo comunicare nella maniera giusta. Questo ci permette di esporci all’altro in modo autentico, genuino, di rimanere aperti alle novità senza che queste ci scombussolino, ma ci forniscano, invece, un’occasione di miglioramento, per noi stessi e, così, per l’altro.

Sii pronto ad accogliere, non respingere. E se percepisci l’istinto di repulsione o fuga, cerca di capire da dove viene e se davvero vale la pena mandare tutto all’aria e ritrovarsi tutto scomposto come la faccia di Mr. Potato (il simpaticone baffuto di Toy Story) e fare finta che nulla fosse….ehm, ma la bocca è al posto degli occhi e il naso  al posto delle orecchie…

Se è vero Amore, non muore mai, qualunque forma questo assuma

Ci sono amori che durano per sempre. Perché la poesia esiste, nei nostri cuori. Dopo la passione, le consapevolezze, la comunicazione più o meno funzionale, un luogo sicuro che sarà casa per voi, se siete stati fortunati e, soprattutto, innamorati, esiste. Forse lo capirete con un po’ più di tempo (il vostro, il giusto), forse direte “Ti amo” solo quando è arrivato il momento di andare o forse, semplicemente, continuerete ad amare a distanza, con le vostre vite che vanno avanti, ma questo non importa, non è un impedimento, anzi.

Questo tipo di amore deve essere totalmente disinteressato, è una prerogativa. È basato solo sull’essere felice, proprio quasi per osmosi, della felicità dell’altro. Nonostante sia un amore “passato” (Ma quale è veramente un amore passato alla fin dei conti?) è sempre presente, in qualsiasi luogo andiate o vetrine di negozi vediate o, ancora, panino mangiate. Lo riconoscerete perché sa di buono, di teli del bucato stesi al mare, al tramonto, su un’isola (che non c’è), e di piedi che nuotano tra quelle lenzuola tenere come pesciolini rari.

E poi c’è sempre chi ci ripensa…

Scusa se ho mandato tutto a puttane… io ti amerò per sempre! – Sex and the City, John James Preston alias Mr.Big

Credit photo: web

Se tornano non vi fate abbindolare. Non si cambia. E va bene, è vero…una seconda possibilità non si nega a nessuno. E male che va potete sempre fare come la nostra Carrie nell’iconica scena in cui prende il suo Mr. Big a rosate. Romantica e isterica allo stesso tempo. Chi di noi, in fondo, non si sente un po’ così? 

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La Redazione

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