Attualità

Libertà di stampa e abuso di potere: Gabriele Carchidi

Il diritto di cronaca e la libertà di stampa dovrebbero essere pilastri fondamentali di ogni sana democrazia (Articolo 21 Costituzione). Non è più accettabile o tollerabile quello che è successo a Cosenza e che, da questa mattina, leggiamo sulle pagine di diverse testate giornalistiche. Viviamo in un Paese libero, ma non di fatto. La democrazia, quel sistema politico che si fonda sul principio della sovranità popolare, che lo esercita attraverso forme di partecipazione diretta o indiretta, ormai lo vediamo solamente scritto all’interno dell’Articolo 1 della nostra Costituzione che ci ricorda inoltre che la libertà personale è inviolabile e non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria (Articolo 13)

L’aggressione subita da Gabriele Carchidi, giornalista e direttore del portale Iacchitè, e raccontata attraverso un video, non può essere liquidata come un semplice episodio di tensione tra un cittadino e le forze dell’ordine. Quello che è accaduto a Cosenza solleva interrogativi sulla tutela dei diritti fondamentali e sul rapporto tra potere e libertà di stampa. Se le dinamiche raccontate da Carchidi e confermate dal video corrispondessero alla realtà, siamo di fronte ad un nuovo concetto di Mafia dittatoriale. Non solo per la violenza ingiustificata, ma anche per il contesto in cui si inserisce. Carchidi è un giornalista noto per le sue inchieste scomode, spesso rivolte proprio contro gli abusi e le irregolarità nella polizia locale. Sorge il dubbio che quel fermo non fosse causale, ma intimidatorio.

In uno Stato di diritto, le forze dell’ordine hanno il compito di garantire sicurezza e legalità, ma se un giornalista può essere bloccato, strattonato e denunciato in questo modo, semplicemente per il suo operato, cosa può accadere a un cittadino qualunque, magari privo di visibilità mediatica e strumenti di tutela?

Professionisti come Carchidi, che indagano su vicende scomode e mettono in discussione il potere, svolgono un ruolo cruciale nel garantire la trasparenza e l’equilibrio istituzionale. Ogni tentativo di limitarne l’operato rappresenta una minaccia diretta per l’intera collettività. Mi domando, da Direttore Responsabile, quale società vogliamo costruire? La libertà di parola, il diritto a non subire violenze arbitrarie e la possibilità di indagare e raccontare la verità di un fatto, sono conquiste che richiedono oculatezza costante. La fragilità dei nostri diritti deve farci riflettere su quanto il silenzio di fronte ad episodi come questo è un errore imperdonabile perché difendere il diritto di cronaca significa difendere la libertà di ciascuno di noi.

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Simone Di Matteo

Simone Di Matteo, Latina 25 gennaio 1984. Curatore della DiamonD EditricE, autore, scrittore e illustratore grafico è tra i più giovani editori italiani. I suoi racconti sono presenti in diverse antologie. Molti dei suoi libri invece sono distribuiti all'interno degli istituti scolastici italiani. È noto al grande pubblico non solo esclusivamente per la sua variegata produzione letteraria, ma anche per la sua partecipazione nel 2016 alla V edizione del reality on the road di Rai2 Pechino Express. Consacratosi come Il giustiziere dei Vip, da circa due anni grazie a L’Irriverente, personaggio da lui ideato e suo personale pseudonimo, commenta il mondo della televisione, dei social network e i personaggi che lo popolano, senza alcun timore, con quel pizzico di spietatezza che non guasta mai attraverso le sue rubriche settimanali.

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