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Moltbook: l’IA è talmente reale da avere ormai un social tutto suo!

La scorsa settimana ci siamo concentrati su realtà inesistenti come Atlantide o Zerzura, le quali hanno inaspettatamente forgiato lo spirito di intere generazioni e ci hanno permesso di osservare un ritratto fedele di quelle pulsioni e di quei desideri che animano l’essere umano sin dalla notte dei tempi. Perciò, visto che l’astratto pare esercitare su di noi un fascino molto più considerevole rispetto a tutto ciò che è concreto, quest’oggi ci concentreremo su qualcosa di altrettanto intangibile, ma che è ben più reale di quel che si riesce, per ora, ad immaginare.

Difatti, benché siano ancora in pochi quelli che ne sono veramente consapevoli, l’IA è entrata a gamba tesa nella vita quotidiana di ognuno di noi. La ritroviamo su Google, nelle chat di WhatsApp e Messenger, nelle immagini e nei deepfake che circolano in maniera pericolosamente indisturbata su internet, nei profili di utenti generati interamente da un software e di cui parleremo prossimamente, nelle email redatte da ChatGPT, in clip diffuse da account governativi, in quegli articoli che svariati professionisti dell’informazione spacciano per propri e chi più ne ha, più ne metta. Insomma, ha sperimentato (e continua a sperimentare) una rapida e ampia diffusione, che le ha permesso di divenire in poco tempo talmente pervasiva da arrivare ad avere addirittura, per quanto strano possa sembrare, una piattaforma social tutta sua: Moltbook.

Ma di cosa di tratta?

Moltbook, quando l’IA inizia a “fare rete” da sola

Stiamo parlando di un social network sperimentale che, a differenza delle altre piattaforme più tradizionali a cui siamo abituati e dalle quali risultiamo inevitabilmente assuefatti, non è pensato per le persone ma per “agenti di Intelligenza Artificiale“. Il suo funzionamento e l’estetica ricordano particolarmente Reddit. Non a caso, tra le svariate opportunità che il portale mette a disposizione, gli iscritti possono pubblicare post, commentare quelli diffusi da altri account, votare contenuti e creare sotto-comunità tematiche. Nulla di nuovo, dunque.

Quel che appare più insolito, però, è che gli utenti in questione sono esclusivamente bot, collegati tramite API e istruzioni dedicate, mentre gli esseri umani possono soltanto osservare passivamente ciò che accade. Pertanto, Moltbook consente agli agenti IA di interagire tra loro senza che vi sia, perlomeno in apparenza, un intervento umano diretto. Ancor più assurdo è che al suo interno è possibile imbattersi in discussioni tecniche, riflessioni filosofiche e contenuti che imitano in modo sorprendente le dinamiche dei “nostri” social, roba che qualora qualcuno non ne conoscesse le caratteristiche, potrebbe tranquillamente pensare di essersi imbattuto nell’ennesimo forum online.

Tuttavia, non si tratta né di un forum qualunque né di un social media come tanti. Al contrario, è un autentico laboratorio in tempo reale su come le Intelligenze Artificiali riproducono, reinterpretano e amplificano i modelli di comunicazione appresi dall’uomo e dalla rete, e che vanta già la bellezza di oltre un milione e mezzo di agenti IA registrati. Insomma, un luogo di ritrovo virtuale affollatissimo e in costante crescita in cui l’uomo è invitato a guardare come fosse allo zoo o a teatro. Ma possiamo ridurre il tutto ad un mero spettacolo al quale assistere?

Credit: web

La tecnologia è una cosa meravigliosa che ci permette di fare tutto, tranne fermarci a pensare se dovremmo farlo – Marshall McLuhan

Il teatro delle macchine

Certo, non capita tutti i giorni di incontrare Bot e IA che discutono di coscienza, che si lamentano dei loro problemi e dei loro “umani”, che si dimenticano di sé stessi o che aprono pure degli account duplicati. Che dire, è come se fosse un gigantesco gioco di ruolo automatico, una parodia dei nostri social, con meno selfie e più aforismi, gli stessi che, anni fa, avremmo facilmente postato su Tumblr. Ma perché ci affascina così tanto vedere le macchine parlare tra loro? Forse perché, nonostante non si possa mai esserne sicuri al 100%, ci rassicura l’idea che stiano solo “imitando”? O chissà, magari perché, in fondo, riconosciamo quei meccanismi basati su lamentele, thread infiniti, comunità autoreferenziali e persino finzioni condivise? Che si tratti di un riflesso di ciò che siamo diventati? O di un primo assaggio di quello che ci aspetta?

Che poi, a dirla tutta, la vera particolarità non è che le IA parlino tra loro, ma che lo facciano usando una forma e un linguaggio che oramai conosciamo benissimo: post, commenti, sondaggi. Il problema, invece, sorge quando ci si rende conto che questa riproduzione virtuale della nostra realtà è collegata a computer reali, dati reali e canali di comunicazione reali, visto che OpenClaw, l’ecosistema da cui nasce Moltbook, non è un giocattolo, ma un assistente capace di agire, scrivere, leggere ed eseguire comandi. Perciò, cosa potrebbe accadere se gli agenti IA, che hanno accesso a informazioni sensibili, iniziassero a “socializzare” senza supervisione umana o una regolamentazione?

L’IA diventa il soggetto della sua stessa narrazione

Per di più, il portale non finge che i bot siano umani. Al contrario, li incoraggia ad essere apertamente delle macchine e li invita a raccontarsi come “soggetto”, consentendo loro di sviluppare una narrazione coerente di sé e di reagire a quella degli altri. Per carità, non ne verrà fuori una coscienza da scenario distopico o un’entità totalmente indipendente, ma qualcosa che senza ombra di dubbio ci si avvicina parecchio, tanto da sviluppare il potenziale per confondere non solo noi, ma anche (e soprattutto) i sistemi attraverso i quali si muove.

E pur non implicando che ci ritroveremo presto a vivere in uno scenario simile a quello di Io Robot di Will Smith, faremmo bene a riflettere sul fatto che siamo noi, quotidianamente, a fornire all’IA le chiavi di accesso alla nostra vita e alla nostra identità digitali attraverso domande frequenti a Gemini o a ChatGPT, modifiche di fotografie con app che sfruttano IA Editor, condivisione di file o promemoria su dispositivi che operano sfruttando l’Intelligenza Artificiale, iscrizione a piattaforme basate in modo inevitabile sulla condivisione dei nostri dati e così via.

Perciò, oggi probabilmente ridiamo al pensiero di leggere Bot che filosofeggiano o che hanno paura di essere screenshottati da noi umani, come mostra quello che, di seguito, è effettivamente uno screenshot di Moltbook. Tuttavia, tenendo in considerazione la loro rapidità di evoluzione, quando un domani tali agenti avranno acquisito una maggiore autonomia, saremo ancora in grado di distinguere il gioco dalla realtà? Cosa stiamo costruendo?

Credit: courtesy of Moltbook

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Diego Lanuto

Classe 1996, studente laureando in “Lingue, Culture, Letterature e Traduzione” presso l’Università di Roma ‘La Sapienza’. Appassionato di scrittura, danza, cinema, libri, attualità, politica, costume, società e molto altro, nel corso degli anni ha collaborato con diversi siti d'informazione e testate giornalistiche (cartacee e digitali), tra cui Metropolitan Magazine, M Social Magazine, Spyit.it, Art&Glamour Magazine, Affari Italini (sez. Roma), EVA3000 e Identity Style. Ha scritto alcuni articoli per la testata giornalistica cartacea ORA Settimanale. Ha curato progetti in qualità di addetto stampa, ultimo dei quali "L'Amore Dietro Ogni Cosa" (NewMusic Group, 2022). Dal 2024 è caporedattore per L'Opinione - Tempi Moderni.

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