La startup polacca Clone Robotics ha recentemente presentato il Protoclone, un androide muscolo-scheletrico bipede progettato per replicare l’anatomia e i movimenti umani. Un annuncio che ha fatto senza ombra di dubbio discutere e che solleva numerosi dubbi etici sui passi in avanti fatti dalla tecnologia e sul modo in cui l’uomo si stia servendo di suddetti progressi.
Un video della premiere, pubblicato inizialmente sul social media di Elon Musk, è stato ritwittato sino a diventare virale, suscitando una miriade di commenti e sollevando altrettanti dubbi e perplessità.
L’interesse per queste “innovazioni”, richiama alla memoria una battaglia avviata in Italia da Luca Coscioni alla fine del XX secolo con Marco Pannella e i Radicali. In particolare dopo la sua diagnosi di sclerosi laterale amiotrofica (SLA) nel 1998. Il suo attivismo mi aveva colpito ed ero “sceso in piazza” convintamente per sostenerlo. Luca si era focalizzato sulla lotta per i diritti alla ricerca scientifica e alla libertà di cura, compresa la clonazione terapeutica.
10 milioni di italiani sono in attesa di una legge sulla clonazione terapeutica – Luca Coscioni (14 febbraio 2001).
La società Clone Robotics è stata fondata nel 2021 da Dhanush Radhakrishnan e Łukasz Koźlik, ma il progetto di creare l’androide Protoclone ha più di dieci anni.
La storia di Clone Robotics e di Protoclone inizia nel 2014, quando Radhakrishnan e Koźlik si sono uniti con la visione di creare androidi avanzati ispirati alla biologia umana.
Clone Robotics ha adottato un approccio innovativo, sviluppando muscoli, valvole e sensori su misura.
Questo spirito di innovazione ha portato alla creazione del Myofiber, un muscolo artificiale che simula i tessuti umani con effettivi visivi sorprendenti.
La tecnologia Myofiber
La tecnologia Myofiber è il cuore dell’innovazione di Clone Robotics. Vantano un tempo di risposta inferiore a 50 millisecondi e la capacità di contrarsi oltre il 30% a vuoto. Ogni fibra, leggera ma resistente, può sollevare fino a 1 kg.
Protoclone: un passo avanti nella robotica
Il Protoclone non è solo un robot; è un tentativo di replicare la complessità del corpo umano. Il Protoclone è progettato per compiere movimenti fluidi e naturali. Possiede 200 gradi di libertà e 1.000 Myofiber distribuiti su tutto il corpo. Vi sono anche 500 sensori per fornire feedback su posizione, pressione, temperatura e forza. La sua struttura scheletrica è formata da 206 ossa in polimeri resistenti.
Mentre il Protoclone segna un’evoluzione nel mondo dei robot, è forse più conveniente e utile considerare il potenziale sulla salute umana dello sviluppo della ricerca verso la clonazione terapeutica.
La clonazione terapeutica è una tecnica che mira a produrre cellule staminali embrionali geneticamente identiche al donatore, con l’obiettivo di rigenerare tessuti o organi danneggiati senza il rischio di rigetto. La clonazione terapeutica si distingue nettamente dal business dei robot, poiché è orientata a risolvere problemi di salute umana attraverso la rigenerazione biologica.
Dal punto di vista bioetico, le innovazioni come il Protoclone e la clonazione terapeutica sollevano molti e svariati interrogativi. La bioetica si occupa di esaminare le implicazioni morali e sociali delle scoperte scientifiche e della tecnologia.
Prossimi passi per Clone Robotics
Clone Robotics è attualmente focalizzata sulla vendita delle mani robotiche a ricercatori e sulla finalizzazione del design delle valvole, essenziale per garantire coerenza nei prodotti. Una volta completati questi componenti, l’azienda prevede di espandere il design muscolo-scheletrico al torso e infine a un robot bipede completo. Radhakrishnan ha anche menzionato l’idea di sviluppare grandi androidi per applicazioni industriali, come la sostituzione di gru tradizionali.
La presentazione del Protoclone ha suscitato notevole dibattito pubblico, con reazioni che vanno dall’entusiasmo per le potenzialità tecnologiche alle preoccupazioni riguardo all’integrazione di robot umanoidi nella società.
È essenziale non perdere di vista le differenze tra il business della robotica e la ricerca scientifica dedicata alla salute umana. Mentre i robot come il Protoclone possono potenzialmente migliorare le nostre vite, la clonazione terapeutica ha il potenziale di salvare vite e rivoluzionare la medicina.
In Italia, la clonazione terapeutica è vietata dalla legge 40 del 2004 che proibisce sia la sperimentazione sugli embrioni umani sia la clonazione mediante trasferimento di nucleo o scissione dell’embrione, sia a fini procreativi che di ricerca.
Entrambi i campi, sebbene distinti, contribuiscono a un futuro in cui la tecnologia e la biologia si integrano sempre di più, aprendo nuove strade per il progresso umano. La riflessione bioetica dovrebbe giocare un ruolo più importante nell’accompagnare questo progresso, assicurando che l’umanità (e non il profitto) rimanga al centro delle innovazioni tecnologiche.
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