Benvenuti a Senti Chi Parla. Vi siete mai chiesti perché, a volte, basta sentire una voce per riconoscere immediatamente un personaggio, anche dopo tanti anni? Magari è una serie che non guardate da tempo, ma basta risentire quella voce per ricordare le scene, le battute e tutto quello che vi aveva fatto affezionare a quel personaggio. Quando ci affezioniamo ad una serie o ad un film, entrano in gioco tanti elementi: le storie, i personaggi, i loro modi di fare. Tuttavia, c’è qualcosa che spesso diamo per scontato e che contribuisce a renderli riconoscibili, ossia il loro modo di parlare.
Un personaggio non è fatto soltanto dal volto dell’attore che lo interpreta. È fatto anche dal modo in cui parla, dalle sfumature della voce, dalle risate, dalle arrabbiature e da quelle battute che continuiamo a ricordare anche a distanza di anni. E quando quella voce cambia, può succedere che, pur ritrovando lo stesso volto sullo schermo, qualcosa ci sembri diverso. Non è necessariamente una questione di bravura. Chi arriva dopo può fare un ottimo lavoro, ma il pubblico ha già costruito un legame con una determinata interpretazione. Quella voce è entrata nei suoi ricordi e, in qualche modo, è diventata parte dell’identità del personaggio. Me ne sono reso conto tante volte da spettatore, molto prima di trovarmi dall’altra parte del microfono.
Da bambino ero un fan sfegatato de I Cavalieri dello Zodiaco. Quei personaggi facevano parte del mio immaginario e le loro voci erano inseparabili da tutto quello che amavo della serie. Quando nel 2008 arrivò in Italia la saga di Hades, ritrovare le voci storiche dei protagonisti, a circa diciotto anni dall’esordio italiano della serie classica, fu una grande emozione. Ero già un doppiatore, ma in quel caso ero soprattutto un fan: ritrovare quelle voci significava ritrovare qualcosa a cui ero affezionato fin da bambino. Quell’esperienza mi ha fatto capire ancora di più quanto possa essere forte il legame tra una voce e un personaggio, e quanto possa durare nel tempo, persino attraverso generazioni diverse.
La voce è un elemento fondamentale della comunicazione – Italo Calvino
Quando fai il doppiatore, però, non sempre riesci a renderti conto subito dell’importanza che un personaggio potrà avere. Soprattutto all’inizio della carriera, hai tante lavorazioni da affrontare, tante cose da imparare e ti concentri su quello che hai davanti: la battuta, la scena, l’intenzione giusta. Cerchi di fare bene il tuo lavoro, ma non puoi sapere quale sarà il destino di una serie o quanto quel personaggio resterà nella memoria del pubblico.
Probabilmente per te è una delle tante lavorazioni che affronti durante l’anno. Ti diverti, fai il tuo lavoro e poi passi al progetto successivo. Non immagini che, dall’altra parte dello schermo, qualcuno possa affezionarsi a quel personaggio al punto da ricordarlo per tutta la vita. E poi gli anni passano. Può capitare di ritrovare un attore con una voce diversa da quella a cui eravamo abituati. Ma quando a tornare è un personaggio che conosciamo da tempo, il discorso cambia. Non si tratta soltanto di riconoscere un attore: si tratta di ritrovare una voce che, per il pubblico, è diventata parte di quel personaggio e che ha accompagnato momenti importanti della propria vita.
Il doppiatore non è il volto che vediamo sullo schermo, eppure la sua interpretazione può diventare inseparabile dal personaggio. La voce italiana contribuisce a costruirne l’identità, il carattere e il modo in cui viene ricordato. Per questo, quando cambia, anche la percezione del personaggio può cambiare.
È una cosa a cui ho pensato molto anche in occasione dell’uscita di Hollywood Arts, lo spin-off di Victorious, in cui sono tornato a interpretare Robbie Shapiro dopo tredici anni. Ritrovare Robbie, insieme ad altri personaggi storici come Trina Vega, doppiata dalla mia collega Loretta Di Pisa, mi ha fatto riflettere su quanto possa essere particolare tornare a un ruolo dopo tanto tempo.
Nel frattempo sei cambiato tu, è cambiato il tuo modo di lavorare e di affrontare i personaggi ed è cambiato anche il pubblico. Chi guardava quella serie da ragazzino oggi è cresciuto e, ritrovando quei personaggi, può riscoprire qualcosa che appartiene alla propria storia. Per un doppiatore, tornare a interpretare un personaggio dopo tanti anni significa anche affrontarlo con una consapevolezza diversa. Non c’è soltanto il ricordo di quello che hai fatto in passato, ma la consapevolezza che quella voce è rimasta nella memoria di tante persone. E sapere che il pubblico aspetta di ritrovarla può rendere tutto ancora più emozionante.
Forse è proprio questo uno degli aspetti più belli del nostro lavoro: non sapere sempre quanto lasceremo di noi in un personaggio e scoprirlo soltanto molto tempo dopo. Possiamo impegnarci, studiare, cercare l’intenzione giusta e dare sempre il massimo, ma non possiamo prevedere quale posto occuperà una nostra interpretazione nella vita degli altri. A volte una lavorazione che, sul momento, sembrava una delle tante finisce per accompagnare intere generazioni.
E quando, dopo anni, hai la possibilità di tornare a quel personaggio, ti rendi conto che non stai semplicemente riprendendo una parte del tuo lavoro. Stai ritrovando un pezzo della tua storia e, allo stesso tempo, entri di nuovo in quella di tutte le persone che si sono affezionate a lui, perché una voce, diciamolo, può inevitabilmente diventare un ricordo!
Se siete curiosi di leggere le precedenti uscite di “Senti Chi Parla”, potete recuperarle cliccando -> QUI <-
I personaggi che non se ne vanno mai: quando una voce diventa memoria – L’Opinione
La voce resta, anche quando il doppiatore dimentica: il curioso destino dei personaggi – L’Opinione
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