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Ritorno al 2016? Nostalgia di un passato recente grazie al trend social del momento

Quando sui social esplode un trend del genere, la tentazione è liquidarlo come moda: un hashtag, un filtro, un’ondata di post sul genere “com’eravamo”. Ma non tutti la pensano così e infatti basta scrollare sulle piattaforme che per rendersi conto che il #2016trend ha conquistato davvero tutti. E allora ci siamo fermati a riflettere e ci siamo resi conto che il ritorno del 2016 è più interessante di quello che pensavamo, perché non parla davvero del 2016. Parla di noi adesso. Di come ci sentiamo nel 2026, di quanto ci pesa l’aria del presente, e di quanto ci serva un punto fermo a cui aggrapparci, anche solo per gioco.

Sì, perché la nostalgia è una risposta emotiva a un ricordo. Arriva quando il presente è troppo veloce, troppo instabile, troppo pieno di cose da capire e gestire. E allora la mente fa una cosa semplicissima e molto umana: torna indietro dove crede di stare meglio.

Dieci anni sono passati dal 2016 e oggi arriva il trend social: la distanza perfetta per idealizzare

Dieci anni sono abbastanza vicini da sentirsi “nostalgici”, ma abbastanza lontani da sembrare un’epoca diversa. Non è un passato remoto, è un passato “toccabile”. Lo ricordiamo bene, abbiamo foto, chat, playlist, meme, momenti di scuola o università, prime relazioni, prime libertà, primi lavori. È vicino abbastanza da essere vivido e lontano abbastanza da diventare mito.

In quegli abbiamo vissuto i primi grandi cambiamenti digitali, politici e culturali della nostra età adulta. La sua rievocazione è dunque anche un modo per rielaborare ansie, successi e fallimenti, filtrandoli attraverso una visione più dolce, più sicura.

Perché è qui che succede la magia (e l’inganno) della nostalgia: smussa gli angoli. Seleziona. Elimina le parti scomode e lascia quelle che fanno bene. Il 2016 reale è stato un anno di grandi sconvolgimenti politici e sociali, segnato da eventi come la Brexit, l’elezione di Donald Trump negli USA, il tentato golpe in Turchia, gravi attentati (Bruxelles, Nizza, Berlino), la crisi dei migranti e l’intensificarsi della guerra in Siria, oltre a importanti terremoti in Italia centrale e un referendum costituzionale che ha portato alle dimissioni di Matteo Renzi. Aveva tensioni, paure, eventi politici enormi. Era l’inizio di un mondo che oggi sentiamo pesante. Però il 2016 che circola online è un’altra cosa: è il 2016 filtrato dalla memoria, cioè addomesticato.

Un “prima” dell’ansia quotidiana

Molti stanno rivivendo il 2016 sui social proprio perché lo associano a un “prima”. Prima che l’ansia fosse quotidiana. Prima che il mondo sembrasse così fragile. Prima che la tecnologia ci invadesse anche il respiro, trasformando ogni giornata in una performance. Prima che i social diventassero più spigolosi, più aggressivi, più competitivi. Prima che l’intelligenza artificiale ci travolgesse.

Non è che allora fosse tutto perfetto, ma è probabile che per tanti fosse più semplice. E soprattutto era più semplice la percezione del futuro: nel 2016 il futuro sembrava ancora una promessa. Oggi spesso sembra una minaccia o, nella migliore delle ipotesi, una fatica.

Abbiamo bisogno di comunità

Credit: web

C’è poi un’altra ragione dietro al trend: condividere tutti la stessa roba sui social crea appartenenza. Quando posti una canzone del 2016 e qualcuno commenta “oddio anche io la ascoltavo in loop”, è un po’ come dire: “eravamo lì nello stesso momento, anche se non ci conoscevamo”. I social, che spesso sono luoghi di solitudine mascherata da compagnia, grazie a questi trend diventano improvvisamente una piazza vera che ci fa sentire uniti, simili. Perché in fondo abbiamo tutti bisogno di essere comunità.

Alla fine, questo trend ci mette davanti a una verità semplice: quando ci manca un anno, in realtà ci manca una versione di noi stessi. Ci manca come ci sentivamo. Ci manca l’età che avevamo, l’energia, le possibilità ancora aperte, le strade non percorse. C’è una frase attribuita a Marcel Proust che descrive perfettamente questo meccanismo:

Il vero paradiso è il paradiso perduto

Non perché fosse davvero un paradiso, ma perché quando qualcosa finisce, diventa più difficile ricordarlo per com’era. E, proprio per questo, diventa più facile amarlo.

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Sonia Russo

Classe 1984, è una giornalista che ha iniziato la sua carriera nel 2006 presso un'emittente locale, dove si occupava principalmente di cultura e attualità. La sua passione per il giornalismo e la comunicazione l'ha portata a collaborare con alcune delle più importanti testate nazionali, ampliando il suo raggio d'azione su una vasta gamma di temi.Nel corso degli anni, ha scritto di attualità, cultura, spettacoli, musica, cinema, gossip, cronache reali, bellezza, moda e benessere. Ha avuto l'opportunità di intervistare numerosi cantanti, attori e personaggi televisivi italiani e stranieri.Attualmente, scrive per le riviste Mio, Eva 3000 e Eva Salute, dove continua a esplorare i temi che da sempre la appassionano, con un occhio attento alle tendenze e ai cambiamenti del panorama mediatico e culturale.

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