C’era un periodo, non troppo remoto a dire il vero, in cui il politically correct era molto meno pervasivo, meno ansioso di intervenire e meno incline a trasformarsi in un tribunale permanente, a differenza di quel che accade di recente. Il dibattito esisteva, certo, ma, per quanto strano ci possa sembrare oggi, non dava l’impressione di gravare (e in effetti non gravava) su ogni singola battuta come fosse una sentenza perentoria. Ed era proprio in quel margine di libertà, una sorta di zona grigia non ancora presidiata dalle odierne sensibilità iper-reattive, che la satira e la parodia trovavano il loro spazio naturale.
Non che quest’ultime fossero “amate” o universalmente accettate, sia chiaro, anche perché la polemica è sempre esistita. Ma pareva esserci, se non altro, una specie di tacito riconoscimento del loro ruolo, che era (ed è tutt’ora) quello di deformare, esasperare e colpire. In altre parole, venivano lasciate, più o meno, ‘libere di fare’ e ciò si ravvisava su svariati livelli della società, incluso in quei prodotti che quella stessa società erano chiamati a rappresentare. Prime fra tutti le pellicole cinematografiche, da tempo immemore specchi e casse di risonanza della realtà.
In particolare, il genere della parodia e della parodia satirica cominciarono a consolidarsi sul grande schermo già nei primi anni ’70, con lungometraggi del calibro di Young Frankenstein (1974) di Mel Brooks, in cui si riprendevano i classici horror della Universal per poi sabotarne dall’interno, con fare metacinematografico, la solennità. In seguito, arrivarono film come Airplane! (L’aereo più pazzo del mondo) (1980), firmato dal trio Zucker-Abrahams-Zucker, dove la parodia si manifestava sottoforma di gag, assurdo continuo e nonsense dichiarato per demolire ogni logica narrativa.
A partire dal 1981, invece, opere come Polyester di John Waters intrapresero una strada differente, facendosi più corrosive e più “politiche”. Difatti, esse rientrano nella parodia satirica vera e propria dal momento che l’intento non è soltanto quello di prendere in giro un genere, ma di colpire un intero immaginario sociale. Nel caso del celebre movie di Waters, poi, gli obiettivi erano il perbenismo suburbano americano, l’ipocrisia morale e la repressione travestita da decoro.
Infine, negli anni 2000, il testimone passa alla saga di Scary Movie, che inaugura una nuova stagione di parodie pop, veloci, aggressive e volutamente scorrette. Al loro interno il meccanismo si fa più diretto: si prendono i successi horror più attuali, li si smonta scena per scena e si aggiunge un umorismo che non risparmia nessuno, portando all’estremo stereotipi, mode ed ossessioni mediatiche del momento. Insomma, un tipo di comicità che, alla luce di quanto dicevamo all’inizio, adesso farebbe sicuramente discutere (e non poco) e che, vi dirò di più, potrebbe presto tornare a farlo visto che l’uscita del sesto capitolo della saga è fissata al prossimo 12 giugno!
Benché in passato vantasse un pubblico vastissimo (nel quale si annovera anche il sottoscritto, s’intende) e un’intera industria pronta a sostenerla, quella di Scary Movie non è mai stata una saga di film perfetti o di grande spessore autoriale. Pur riconoscendone il valore e apprezzandone profondamente l’intento, ammetto che, a tratti, potessero risultare demenziali. In fin conti, però, poco m’importava, perché ad essere perfette erano (e mi auguro possano esserlo ancora) la loro innata sfrontatezza e la repulsione per qualsiasi forma di censura.
Non a caso, non parliamo nemmeno di pellicole qualunque, poiché queste erano volutamente scomode, sfacciate e senza filtri, deliberatamente esagerate, e non si preoccupavano minimamente del fatto che qualcuno potesse offendersi o che potessero generare del malcontento fra gli spettatori. Chissà se nell’era dell’inclusione ad ogni costo (è sufficiente guardare gli ultimi prodotti del cinema per rendersi conto di ciò a cui mi riferisco) Anna Faris (Cindy Campbell), Regina Hall (Brenda Meeks), e i fratelli Wayans potranno suscitare nel pubblico il medesimo effetto del passato grazie alle loro storie o se i fan riusciranno a ridere dei loro sketch con la stessa spregiudicatezza di un tempo, ma quel che è indubbio è che, a mio avviso, ne abbiamo un gran bisogno.
Nel trailer ufficiale di Scary Movie 6 si legge che
Ogni limite sarà superato,
ma sapranno i telespettatori, specialmente coloro che si affacciano per la prima alla saga, conviverci?
Se siete curiosi di leggere le precedenti uscite di “Strano Ma Vero”, potete recuperarle cliccando -> QUI <-
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