Attualità

Solo “sì” è sempre un “Sì”: il consenso separa l’amore dallo stupro

Un corpo possente la avvolge. Le sue mani contratte dai lineamenti rigidi si stringono al suo collo. Sono tra fiori ma sulla soglia di un burrone. Lei ha il volto reclinato, gli occhi chiusi, i capelli rossi e pagliuzze dorate dovunque. E un bacio. Forse il bacio più iconico della storia dell’arte quello di Klimt. Tu vuoi vedere un languido momento di abbandono nello sguardo muto e consegnato della donna. O chissà, magari no. Forse il grande pittore del secessionismo viennese, anticipando in modo inconsapevole tempi e urgenze, ha evocato l’unione tra due corpi, tra un uomo ed una donna (in questo caso), non come presenza di una romantica volontà, ma come l’assenza di un necessario consenso. Ecco, appunto, la parola spartiacque tra il violare qualcuno e il volare con qualcuno: ““!

Il silenzio non è mai un sì — Audre Lorde

“Sì” è consenso, questo imperfetto sconosciuto

Secondo Treccani, il “consenso” si definisce come l’atto di permettere che un fatto accada e, in senso più ampio, la concordanza tra le volontà o le idee di più persone, concordanza che indica accordo chiaro ed esplicito tra le parti. Sono suoi sinonimi permesso, autorizzazione. In definitiva, e per dirla in parole semplici, il consenso è la conditio sine qua non tra le persone per esplicitare l’autorizzazione a che un atto si compia. Tertium non datur.

Sembra che stiamo sottolineando l’ovvio nella relazione tra le persone, tra ciò che si può fare e ciò che non è consentito fare, tra ciò che è un esercizio della volontà comune libera e rispettosa e quello che è invece una soverchiante volontà del singolo individuo su un’altra persona (Rispetto vs Violenza). E invece no. L’ovvio ha avuto bisogno di una modifica alla legge perché la violenza sia definitivamente chiamata violenza.

Senza “consenso libero ed attuale” si configura il reato di violenza sessuale

È di questi giorni la notizia: con 227 SI, che avrebbero dovuto unire divisioni bipartisan, la Camera ha approvato all’unanimità una modifica nell’articolo 609-bis del codice penale, quello sul reato di violenza sessuale introducendo il concetto di consenso libero e attuale come elemento centrale per il reato di violenza sessuale. Si tratta di un risultato atteso da anni, che allineerebbe l’Italia agli standard internazionali in linea con la Convenzione di Istanbul.

La proposta passata ora all’esame del Senato, per completare l’iter legislativo, ha avuto (ed è notizia di queste ore) uno stop di approfondimento inimmaginabile che però non fermerà la battaglia. Uno stop dal sapore pesante e ancora più inopportuno perché arrivato proprio nella giornata del 25 novembre data in cui si celebra la giornata contro la violenza di genere.

Quando l’emendamento diventerà legge chi compirà o farà compiere atti sessuali “senza il consenso libero e attuale” dell’altra persona potrà essere punito con la reclusione da sei a dodici anni.

Una verità ovvia dalla potenza giuridica enorme

Per chi come me è intrisa in ogni sua fibra di lotta contro l’esercizio del patriarcato e combatte contro ogni forma di abuso e violenza, forse ad una prima impressione, non riesce a cogliere la portata importantissima di questo passaggio normativo, che potrebbe sembrare quasi ovvio sulla carta eppure per l’Italia è una piccola rivoluzione giuridica, un importante e potente passo in avanti. Dopo anni di resistenze, questo voto rappresenta infatti un momento storico per il paese, che da tempo attende un cambiamento normativo e culturale. E che può e deve fare la differenza.

Il nostro codice penale, infatti, si basa sul “modello della costrizione”: per riconoscere una violenza servono la minaccia, l’abuso di autorità o la forza fisica. Tutto ciò che avveniva senza queste condizioni restava in una zona grigia, dove il silenzio o l’inerzia della vittima potevano essere interpretati come consenso. Come dire che fino ad adesso solo se il No è chiaramente espresso è un NO; o ancora si è di fronte ad un implicito SI solo se le presupposte condizioni contestuali fanno ritenere nella mente di chi esercita un atto violento che si è di fronte ad un assenso della vittima. Giusto qualche esempio per andare sul pratico:

  • la donna che per come è vestita se l’è andata a cercare, quindi di fatto è un SI;
  • l’essere stordita e non lucida da comportamenti giustificano la violenza, quindi il NO non è chiaro allora di fatto è un SI;
  • “ma come prima ci stai e poi ti tiri indietro”, allora certo che è un SI;
  • Non hai denunciato subito. Ci hai ripensato? Alora era un SI;
  • E tutto quello per cui la donna vittima di violenza o di tentativo di violenza, viene violentata nuovamente e doppiamente dalla sessualizzazione del colpevole propria del victim-blaming.

Solo un sì è un sì

Il principio “SOLO SI E’ UN SI” sarà pienamente riconosciuto e non saranno più tollerate giustificazioni basate sull’abbigliamento o sul comportamento della vittima al momento della violenza. Non ci potranno essere più frasi in nessun contesto, aula di tribunale o che rimbombino giustificanti nella testa di qualunque violentatore che lo stupro si esercita solo di fronte a urla sguaiate, pianti disperati, abiti strappati (jeans troppo stretti perché ci sia stata violenza?).

La violenza è anche in occhi sbarrati, in bocca cucite in un silenzio che paralizza, in parole che non hanno la forza di venir fuori perchè sentirle significa vedere l’incubo che non vuoi o puoi vedere, o toccare il nero di una fuliggine che ti segna per sempre, un corpo che non può muoversi perché paralizzato come unica forma di autodifesa psicologica. Un vuoto di suoni e di movimenti che è l’unica pulsione dello shock dell’anima.

Gli occhi muti di Frida: le inaccettabili parole di Nordio

Difficile chiudere questo articolo. Sono una donna, sono una madre di due giovani ragazze, sono il volto delle tante donne che hanno dovuto dimostrare che nulla di quello che è successo o sarebbe potuto succedere dipendeva da loro.

Mi risuonano, mentre scrivo, le parole immonde e mostruose appena pronunciate del ministro Nordio sulla condizione genetica che fa del maschio usurpatore un inevitabile esercizio della sua natura, tale per cui oggi l’uomo deve con sforzo accettare (bontà sua!) le condizioni di parità tra gli uomini e donne. Rivedo gli occhi pieni di fierezza e coraggio di Giselle Pelcot, stuprata e drogata dal marito e da decine di uomini, per anni e anni; ripenso al silenzio di tante donne che hanno subito molestie e violenze sessuali sul posto di lavoro come espressione dell’esercizio di potere del loro predatore e che hanno taciuto o non denunciato per paura di ritorsioni sociali, di perdere il lavoro, della vergogna, o della paura di quello che avevano vissuto e che ritornava e inchiodava potente sotto forma di ansia e di attacchi di panico.

Il coraggio di dire “NO”

Rivedo gli occhi di una ragazza Frida che alla fine, dopo un lungo percorso, la sua violenza l’ha raccontata.

Ma i suoi occhi erano vuoti e senza vita, perché le parole che non era riuscita ad urlare, il terrore che l’hanno resa muta e inerme davanti a chi abusava del suo corpo violentando la sua anima e il suo futuro, quel silenzio necessario per vedersi dal di fuori e non viversi da dentro, l’unico modo forse per trovare una via di salvezza ad una morte che si compiva, non l’hanno salvata.

Quel NO che non ha detto fuori ma urlato dentro con tutta se stessa l’ha fatta sopravvivere, ma non più vivere. Nel tempo ha subito le domande ignare e violente di chi le chiedeva perché non avesse detto NO, non sapendo leggere il vuoto di quel buco nero senza fine che la violenza della paura e la paura della violenza può scavarti dentro, con una morte vorace e dilaniante, che porta via pezzi di te ogni giorno, inesorabile e beffarda. I suoi occhi sono pieni di una cenere melmosa e accecante che non andrà più via e che nessuna parola potrà ora restituire.

Spero che di fronte a “SOLO UN SI è UN SI” gli occhi di Frida ritorneranno per un attimo a brillare di vita.

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Mariangela Bruno

Una laurea in filosofia, un lavoro nel mondo della comunicazione di una grande azienda e un tesserino dell'ordine dei Giornalisti. Ardente attivista per una società aperta alle culture delle differenze, founder DI ERG aziendali nella DEI, blogger di viaggi e non solo, viaggiatrice per scoprire culture mondi, luoghi e se stessa attraverso l'andare, scrive per dare corpo al suo essere e far fluire i pensieri. Sostenitrice e promotrice di un linguaggio ampio in cui ogni persona possa esistere, attrice di teatro e corti per essere nuove vite. Implacabile divoratrice di libri ed eventi culturali perché i confini della nostra esistenza sono i non limiti del nostro pensiero. Ama i colori dovunque e il calore intorno a sé . Per lei ciascuna impresa è attraversabile grazie al suo entusiasmo e vitalità. Vive di Sole, ma si nutre di crepuscoli. Ama le persone ma soprattutto la sorpresa inesauribile di quello che nasce ogni volta che si è in relazione con le persone. Adora sognare, progettare, costruire e, prima di ogni altra cosa, dar spazio dentro di sé all'ignoto e alla meraviglia.

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