Ah, la tafofobia, quella fobia irrazionale di essere sepolti vivi. “Che meraviglia“, esclamerebbero gli amanti del macabro perché, d’altronde, chi non sogna di essere rinchiuso in una bara sotto metri di terra, circondato solo da oscurità e silenzio?! Una vera spa per l’anima. È incredibile che la tafofobia sia considerata semplicisticamente una “paura irrazionale”, quando in realtà è ben radicata nell’inconscio umano. Essa potrebbe sembrare appartenere ad un’epoca passata, ma porta con sé un fascino inquietante e una riflessione piuttosto attuale sulla natura delle paure umane.
A tal proposito, il celebre scrittore Italo Calvino una volta disse:
L’uomo porta dentro di sé le sue paure bambine per tutta la vita. Arrivare ad non avere più paura, questa è la meta ultima dell’uomo
Peccato solo, però, che non sia una destinazione facile da raggiungere per chiunque, dal momento che le ragioni che si nascondono dietro ad una tale fobia hanno radici che ripercorrono la nostra storia per secoli e secoli.
Durante il XIX secolo, infatti, l’idea di essere erroneamente dichiarati morti e sepolti vivi non restava soltanto una preoccupazione diffusa, soprattutto perché la sua concretizzazione era altrettanto frequente. Per ovviare al problema e poter correre ai ripari in seguito a dichiarazioni di decesso errate, alcuni cimiteri avevano adottato sistemi di sicurezza, tra cui dei campanellini collegati alle bare e che riemergevano dal terreno, i quali consentivano a chi si fosse “risvegliato” di segnalare agli addetti ai lavori la propria presenza.
Uno scenario decisamente “pauroso”, ma che dovrebbe avere più di qualche difficoltà a ripresentarsi oggigiorno. I progressi della medicina moderna non lo consentirebbero, rendendo la tafofobia di fatto un’ansia irrazionale. Eppure, la sua persistenza mette in luce quanto le paure ancestrali siano radicate nella psiche umana. Il terrore di perdere il controllo sul proprio destino, di trovarsi intrappolati in una situazione a cui non si può sfuggire e di essere dimenticati dalla società rappresenta una delle ansie più profonde (e forse comuni) dell’essere umano.
Altri, invece, potrebbero considerare la tafofobia una curiosità storica, legata a un periodo in cui le pratiche mediche non erano affidabili (o perlomeno non lo erano tanto quanto potrebbero esserlo al momento). Tuttavia, ciò che rimane attuale è il suo legame simbolico con altre paure moderne: la perdita di autonomia, l’essere ignorati o abbandonati, e il timore dell’invisibilità. Sebbene la scienza e la tecnologia abbiano alleviato la probabilità che ciò accada, la tafofobia continua a sollevare domande più profonde sulla mortalità, sulla fiducia nei sistemi e sulla vulnerabilità umana.
In un mondo che si sforza di tenere sotto controllo ogni aspetto della vita, la tafofobia ci ricorda che, nonostante i progressi, svariate paure primordiali rimangono inalterate, magari proprio perché parlano a qualcosa di più profondo di una semplice preoccupazione per la sopravvivenza. E voi, che cosa ne pensate?
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