Le festività sono ormai alle porte e con l’arrivo del Natale, tra le varie credenze e le svariate leggende che ne anticipano o accompagnano la venuta, ce n’è una che puntualmente torna alla ribalta, dimostrandosi, strano ma vero, uno dei falsi miti più duri a morire di sempre e alimentando, di volta in volta, quella narrazione distorta (e per la maggior parte inesatta) di un Benito Mussolini che avrebbe addirittura “fatto anche cose buone“. Mi riferisco all’introduzione della cosiddetta ‘tredicesima mensilità‘, più comunemente nota soltanto come ‘tredicesima‘, che i nostalgici più affezionati continuano imperterriti ad annoverare tra i meriti, qualora ve ne fosse qualcuno, del governo fascista. Eppure, in realtà, le cose non starebbero propriamente così.
Benché sia una delle bufale storiche per eccellenza, ogni anno, esattamente in questo periodo, fa la sua (ri-)comparsa nello scenario propagandistico dei Roberto Vannacci di turno, ai quali, di tanto in tanto, sembrerebbe piacere parecchio rievocarla, giusto per rammentare a quei “poveri comunisti“, mantra particolarmente caro all’attuale classe dirigente per definire chiunque esprima una posizione ideologica e/o fattuale differente, di doversi mostrare perfino grati a qualcuno che magnanimo di certo non era. E in effetti, checché ne dicano i più ferventi sostenitori di questa assurda teoria, la tredicesima per come la conosciamo noi non ha nulla a che vedere con quanto accadde nel famigerato Ventennio.
Il modo più efficace per distruggere le persone è negare e cancellare la loro comprensione della storia – George Orwell
Ad oggi, infatti, essa consiste in un bonus retributivo aggiuntivo rispetto alle canoniche 12 mensilità, un extra salariale che viene erogato insieme allo stipendio del mese di dicembre e che va a rimpolpare la busta paga sia di dipendenti pubblici che privati, con assunzione a tempo determinato o indeterminato. La data esatta del suo pagamento varia in base al contratto di appartenenza e i primi a riceverla sono i pensionati, che solitamente la trovano già nel cedolino del 1° dicembre. Ad ogni modo, al di là delle singole variazioni calendariali, sulla base del contratto di commercio essa deve essere erogata entro e non la Vigilia di Natale, in un’unica soluzione o a rate, previo accordo con il proprio datore di lavoro, in concomitanza con i pagamenti antecedenti.
In origine, invece, le cose andavano piuttosto diversamente. Innegabile è che il regime di Mussolini introdusse effettivamente l’obbligo di erogare una tredicesima grazie all’articolo 13 del Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNL) del 5 agosto 1937, lo stesso che comunque, per chi non lo sapesse, in virtù dell’articolo 8 aumentava le ore di lavoro da dieci a dodici al giorno. Tuttavia, tornando alla misura in questione, essa consisteva in una “gratifica natalizia” riservata esclusivamente ad una cerchia di ‘eletti’ nell’industria, ossia solo a coloro che venivano assunti con la qualifica di impiegato. Al contrario, chi era qualificato come semplice operaio non poteva ritenersi idoneo alla sua percezione.
Insomma, si parla quindi di una misura decisamente circoscritta e ristretta, intesa come una vera e propria ‘gratifica’ per pochi, che istituzionalizzava, tra l’altro, una pratica già di uso comune all’interno delle più grandi aziende italiane dell’epoca. L’odierna tredicesima, ossia quella che corrisponde nei fatti ad un diritto della collettività, arriverà solamente più tardi, in seguito a numerose lotte portate avanti attraverso lunghe battaglie sindacali, le medesime che l’Illustrissimo, si fa per dire, aveva reso illegali.
Nello specifico, una completa revisione e una conseguente estensione del provvedimento si verificò in due momenti distinti. Dapprima con il Concordato Interconfederale firmato a Roma il 27 ottobre del 1946, che includeva negli aventi diritto TUTTI i lavoratori nell’ambito INDUSTRIALE, e successivamente con il Decreto n.1070 del Presidente della Repubblica del 28 luglio 1960, che lo estendeva a TUTTI i lavoratori in OGNI SETTORE.
Perciò, la tredicesima non si può considerare appannaggio del fascismo, tantomeno una sua concessione. Anzi, essa è un diritto che, seppur tardivo, gli italiani stessi si sono guadagnati con la perseveranza, la lotta per le proprie prerogative e, soprattutto, con il tempo!
Xena e le guerriere dimenticate: alla (ri-)scoperta delle gladiatrici romane – L’Opinione
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