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Si tratta del tipo di casa che non si nota, anche se si vive nel paese da anni. Si trova un po’ fuori ed è talmente invasa dalla vegetazione che non si riesce a vederla tra gli alberi e i cespugli
Ci sono thriller che fanno accapponare la pelle per la storia, per l’ambientazione, per i dialoghi. E ci sono thriller che non fanno solo questo, ma di più: che, sin dalla prima pagina, insinuano un dubbio. Un piccolo verme marcio balla e si contorce tra le pagine e tu sei lì, che leggi, e leggi, e lo sai che, prima o poi, quell’animale molle che striscia renderà marcio tutto. John Marrs prende l’idea della casa dei sogni e la trasforma, la modifica: tutto diventa a quel punto un inferno, disturbante, claustrofobico. Questo è “Tutto rimane in famiglia“: si parte da una famiglia che sta ristrutturando una casa per arrivare al più buio degli inverni, quello della violenza e dell’omicidio dei bambini.
Abbiamo detto che c’è una coppia che ristruttura una casa. C’è Mia, che rimane inaspettatamente incinta, e Finn. E ci sono i genitori di lui, Debbie e Dave. Tra Mia e i suoceri non corre proprio proprio buon sangue, ma riescono a mantenere i rapporti civili: un bimbo sta per nascere, una casa deve essere resa idonea al suo ingresso nel mondo e tutto lavorano nella direzione giusta per permettere a tutto di essere se non perfetto quantomeno ok. Ma a un certo punto, Mia si ferma, guarda un battiscopa di quella casa fatiscente. C’è un messaggio, lì, inciso. E non sembra per nulla uno scherzo. “Li salverò dalla soffitta” recita. Rabbrividisce. E non solo: è il momento di dare un’occhiata alla soffitta.
In quel luogo chiuso da decenni, tra la polvere e l’odore acre del tempo che passa, ci sono delle valigie. Mia è su una scala. Debbie la regge. Finn e suo padre sono su, a vedere di che si tratta. Ma quando una viene aperta, Mia casca giù dalla scala. Ricordiamo che è incinta, di ben trenta settimane. Inevitabile perdere conoscenza, sì, perché in quella valigia c’erano i resti… di un bimbo. Da qui, tutto parte.
In questo thriller, la casa cessa di essere un luogo abitativo punto e basta, ma diventa parte viva. Respira, almeno così sembra, mentre custodisce dei segreti così lontani e così macabri che sarebbe stato meglio lasciarli sepolti nel tempo. Ma quante famiglie hanno bramato un corpo su cui piangere tutte le loro lacrime? Ma le valigie, ben sette, sono solo l’inizio di un vortice di malignità e di cattiveria. E di tristezza. E di depressione. E di brutale, maledetta perversione. ì
Tachicardia assicurata con Marrs: in questo libro, tutte le paure. Tutte le ansie. Tutte le angosce. E anche di più.
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