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Una strega chiamata Elvira (1988), quando equivoci e risate incontrano horror e fantasia

Una strega chiamata Elvira: Irriverente, iconica, trasgressiva ma soprattutto unica. Questi sono alcuni degli aggettivi che descrivono al meglio la figura di Elvira (nata dalla fantasia dell’attrice americana Cassandra Peterson). Oggi, nel rivedere la pellicola di James Signorelli (regista di numerosi episodi del celebre Il Saturday Night Live), ci viene quasi da ridere perché, nonostante siano passati più di trent’anni dalla sua uscita nelle sale americane (gennaio 1988), non ha perso il suo fascino.

La trama di “Una strega chiamata Elvira”

Elvira è una donna Total black e dal grande parruccone nero, dagli abiti succinti che non perde l’occasione di mettersi nei guai a causa della sua prorompente figura. Costretta a lavorare per una emittente televisiva a basso costo e a presentare B-Movies, scopre quasi per caso di essere l’erede di una fortuna lasciatale dalla prozia Morgana Talbot. Speranzosa di poter recuperare il denaro sufficiente per poter creare il suo show di mezzanotte a Las Vegas, la nostra Elvira si mette in viaggio verso il Massachusetts per la lettura del testamento.

Copertina ufficiale della pellicola/Credit: Filippo Kulberg Taub

Finita in una strampalata cittadina di bigotti e moralisti, la donna dovrà combattere con la gente locale e con gli scagnozzi del prozio Vincent (interpretato dall’attore William Morgan Sheppard, 1932-2019) che faranno di tutto per impadronirsi di un misterioso libro di ricette che Morgana le ha lasciato insieme ad un cane e alla villa fatiscente. Aiutata dagli studenti del liceo e da un proiezionista sexy di nome Bob (un magistrale e aitante Daniel Greene), la donna scoprirà di essere una strega e di avere poteri magici. Solo chi avrà il libro durante una notte di luna piena, sarà il vero signore delle tenebre.

Una commedia nera a scanso di equivoci

Commedia nera dai tratti grotteschi che gioca sui doppi sensi e su scene horror divertenti tutte costruite per mettere in risalto la bravura dell’attrice protagonista (il ballo moralista che diventa per magia la fiera del sesso libero; il mostro che vuole divorare Elvira dopo aver provato a creare una ricetta; la scena di Flashdance al cinema notturno che si trasforma in un disastro totale). In un connubio di erotismo velato e di pura ironia, il film Una strega chiamata Elvira può essere considerato un film Cult che non deve finire nel dimenticatoio di film di fine anni Ottanta ma una spassosa commedia horror adatta a tutte le età che non smette mai di stupire. Per tutti gli appassionati del genere e soprattutto di Elvira si ricorda anche il seguito a mio parere meno riuscito del film dal titolo La casa stregata di Elvira (Elvira’s Haunted Hills, Sam Irvin, 2001).

Se volete, quindi, passare una serata diversa, in compagnia o anche con voi stessi e avete voglia di ridere di cuore, vi consiglio caldamente di vedere o rivedere questo film e di farlo diventare il vostro beniamino. Elvira ha rappresentato e rappresenta tutt’ora uno dei simboli americani più importanti. La strega della porta accanto che tutti vorremmo conoscere. Ma di quelle buone si intende eh! E allora cosa dire di più, se non buona visione a tutti!?

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Filippo Kulberg Taub

Studioso e appassionato di cinema internazionale. Ha dedicato i suoi studi alle grandi figure femminili del cinema del passato specializzandosi alla Sapienza di Roma nel 2007 e nel 2010 su Bette Davis e Joan Crawford. Nel 2016 ha completato un dottorato di ricerca in Beni culturali e territorio presso l’Università di Roma, Tor Vergata con una tesi sull’attrice israeliana Gila Almagor. Ha scritto diversi saggi e articoli di cinema e pubblicato l’autobiografia inedita in Italia di Bette Davis, Lo schermo della solitudine (Lithos). Oggi insegna Lettere alle nuove generazioni cercando sempre di infondere loro fiducia e soprattutto amore per la storia del cinema.

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