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Upside Down (2012), un amore che si dimostra più forte della forza di gravità

“Upside Down” è un film romantico-fantascientifico del 2012 diretto da Juan Diego Solanas. Unico nel suo genere per l’ambientazione visivamente mozzafiato e il concetto di gravità duale, il film esplora una storia d’amore impossibile tra due giovani provenienti da mondi letteralmente opposti. Protagonisti sono Jim Sturgess (Across the Universe, 2007; Cloud Atlas, 2012) e Kirsten Dunst (Spider-Man, 2002; Melancholia, 2011), che danno vita a un racconto poetico e struggente.

La narrazione si svolge in un universo immaginario composto da due pianeti gemelli così vicini da condividere lo stesso cielo, ma ognuno con la propria gravità. Uno è il mondo “di sopra”, ricco e tecnologicamente avanzato, mentre l’altro è il mondo “di sotto”, povero e sfruttato.

La trama di Upside Down

Locandina ufficiale del film/Credit: web

Adam (Jim Sturgess) è un giovane orfano che vive nel mondo inferiore. Fin da piccolo, si innamora di Eden (Kirsten Dunst), una ragazza del mondo superiore, che incontra illegalmente in cima a una montagna che separa i due mondi. Quando la loro relazione viene scoperta, Eden cade e perde la memoria. Anni dopo, Adam scopre che lavora per una potente compagnia che collega i due mondi: la TransWorld. Determinato a rivederla, Adam escogita un modo per infiltrarsi nel mondo di sopra, affrontando le leggi della fisica, della società e del destino.

Avanguardismo e premesse inedite

Uno degli elementi più affascinanti del film è il suo world-building basato su una premessa di fantascienza inedita: due pianeti così vicini da essere quasi sovrapposti, ma ognuno dotato di una propria gravità. Le regole del film stabiliscono che la materia è attratta solo dalla gravità del pianeta di origine. La materia di un mondo può essere temporaneamente contrappesata con “materia inversa” per cambiare direzione gravitazionale. Il contatto prolungato tra materia di gravità opposta provoca combustione. Queste leggi rendono la relazione tra Adam ed Eden non solo socialmente proibita, ma fisicamente pericolosa, creando una metafora efficace per i limiti imposti dalle divisioni socioeconomiche e culturali.

La storia tra Adam ed Eden è il cuore del film. La loro relazione è impossibile sia per motivi fisici che per le rigide barriere sociali imposte dai due mondi. Il loro amore diventa simbolo di speranza, ribellione e resistenza. La contrapposizione tra i due mondi riflette le disparità economiche e sociali del nostro mondo. Il mondo superiore vive nel lusso sfruttando le risorse del mondo inferiore, che soffre la povertà e l’oppressione. La perdita di memoria di Eden non è solo un ostacolo narrativo, ma anche un modo per parlare di identità, del ricordo come fondamento delle relazioni e del potere dell’inconscio.

Un lungometraggio divisivo e dalla forte impronta visiva

Juan Diego Solanas, figlio del regista argentino Fernando Solanas, imprime al film una forte impronta visiva. Upside Down è una meraviglia visiva: ogni scena è curata nei minimi dettagli per sottolineare il contrasto tra i due mondi, utilizzando prospettive invertite, inquadrature asimmetriche e scenografie surreali.

Credit: web

Il film è stato girato principalmente a Montreal, ma grazie agli effetti speciali e alla CGI è riuscito a costruire un universo coerente e originale, che ricorda lo stile onirico di registi come Jean-Pierre Jeunet o Michel Gondry. Le musiche di Benoît Charest (Les Triplettes de Belleville) contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa tra il sogno e la malinconia. Le note si intrecciano con la narrazione e amplificano l’intensità emotiva delle scene, in particolare nei momenti più intimi tra i protagonisti.

Rimane comunque un cult

Al momento della sua uscita, “Upside Down” ha diviso la critica mettendo in evidenza come punti di forza: l’originalità del concept, l’estetica visiva e le interpretazioni convincenti. Le critiche principali sono legate soprattutto allo sviluppo della trama che risulta a volte forzato o poco approfondito e l’eccessiva enfasi sullo stile a scapito della sostanza.

Ciò nonostante, “Upside Down” è diventato un cult tra gli appassionati di fantascienza romantica, apprezzato per la sua audacia e per la volontà di proporre qualcosa di veramente diverso.

Il film di Solanas è un’opera che osa, che cerca di raccontare l’amore e l’ingiustizia attraverso una lente fantastica e visivamente sbalorditiva. Anche se non perfetto nella sua esecuzione, è un’opera cinematografica che lascia il segno per la sua unicità e per la forza simbolica delle sue immagini. È un invito a guardare oltre le barriere – fisiche, sociali o mentali – e a credere nel potere trasformativo dell’amore.

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Filippo Kulberg Taub

Studioso e appassionato di cinema internazionale. Ha dedicato i suoi studi alle grandi figure femminili del cinema del passato specializzandosi alla Sapienza di Roma nel 2007 e nel 2010 su Bette Davis e Joan Crawford. Nel 2016 ha completato un dottorato di ricerca in Beni culturali e territorio presso l’Università di Roma, Tor Vergata con una tesi sull’attrice israeliana Gila Almagor. Ha scritto diversi saggi e articoli di cinema e pubblicato l’autobiografia inedita in Italia di Bette Davis, Lo schermo della solitudine (Lithos). Oggi insegna Lettere alle nuove generazioni cercando sempre di infondere loro fiducia e soprattutto amore per la storia del cinema.

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