Credit: immagine di copertina di rawpixel.com su www.magnific.com/licensefree
Se oggi non vedi che parole, ricorda il divenire della vita: accade sempre l’immaginato “impensabile”
Quando George Orwell, consumato dalla tubercolosi su un’isoletta delle Ebridi, terminò il manoscritto di 1984 e lo pubblicò in questo stesso giorno di molti anni fa, immaginava di descrivere un incubo lontano, un ammonimento, non una previsione. Settantotto anni dopo, rileggere quelle pagine produce un effetto straniante e inquietante: non ci troviamo davanti alla fantasia di uno scrittore visionario, ma a qualcosa di straordinariamente simile ad un resoconto giornalistico del mondo in cui oggi viviamo!
Oceania non è la Russia stalinista né la Germania nazista, anche se da entrambe ha preso in prestito i propri ingranaggi. Al contrario, essa è uno Stato costruito sulla sorveglianza capillare, sulla riscrittura del passato, sulla manipolazione del linguaggio e sulla fabbricazione del consenso. È uno Stato dove la verità non è ciò che accade, ma ciò che il Partito decide che sia accaduto, e diciamocelo, è riconoscibilissimo. Il totalitarismo di Orwell non arriva con i carri armati, ma con comodità, con uno schermo, con la promessa di sicurezza, e chiede in cambio soltanto la privacy, il dubbio, il dissenso.
Il Telescran, lo schermo bidirezionale che spia i cittadini di Oceania ventiquattr’ore su ventiquattro, era, per i lettori dell’epoca, un’idea fantascientifica di gelida efficacia narrativa. Oggi è lo smartphone nel taschino di ciascuno di noi, anzi, è qualcosa di più sottile: il Telescran richiedeva uno Stato che sorvegliasse attivamente i propri sudditi. I nostri dispositivi raccolgono e vendono i nostri dati in modo automatico, algoritmico, invisibile, spesso con il nostro esplicito consenso, sepolto in termini di servizio che nessuno legge.
Le rivelazioni di Edward Snowden nel 2013 mostrarono al mondo come agenzie governative raccogliessero metadati di comunicazione su scala globale. I programmi PRISM e XKeyscore della NSA, ad esempio, permettevano di accedere alle comunicazioni di milioni di persone in tutto il mondo. Non era Oceania, ma qualcosa di ben peggiore, perché era reale, e la maggior parte delle persone, dopo le prime settimane di scandalo, tornò tranquillamente ad usare Gmail.
In Cina, per citare un altro caso, il sistema di “credito sociale”, che attribuisce punteggi ai cittadini sulla base del loro comportamento pubblico e privato, limitando l’accesso a servizi, trasporti e opportunità lavorative in base al punteggio, ha trasformato la sorveglianza orwelliana in infrastruttura statale. Oppure, basti pensare alle telecamere di riconoscimento facciale sorvegliano le strade delle grandi città, che ci dimostrano chiaramente come il confine tra sicurezza e controllo sia scomparso. Ormai, si sa, è un unico sistema e non c’è alcuna differenza tra “sicurezza e controllo”, ma un iper-controllo mascherato da sicurezza.
Un altro strumento di assoggettamento lo si ritrova sicuramente nelle parole. Difatti, all’interno del romanzo il Partito sviluppa la Neolingua una lingua artificialmente impoverita, costruita per rendere impossibile esprimere concetti non ortodossi. L’obiettivo non è vietare il pensiero sovversivo: è renderlo letteralmente impensabile, eliminando le parole con cui potrebbe essere formulato. Meno parole significa meno pensieri. Pensieri più piccoli significano uomini più controllabili!
Il fenomeno opposto, invece, ma che rimane altrettanto preoccupante, si verifica oggi. Non stiamo impoverendo il linguaggio: lo stiamo saturando. Acronimi, slang digitale, frasi fatte, trigger words che scatenano risposte emotive automatiche. La stessa comunicazione politica moderna è costruita sull’uso di sintagmi che innescano identificazione o repulsione immediata, bypassando la capacità analitica. Sono tutte etichette che chiudono il pensiero anziché aprirlo e funzionano esattamente come la Neolingua: rendono superfluo argomentare quando basta etichettare.
Un altro aspetto da non sottovalutare, inoltre, è il fatto che il Grande Fratello non venga mai visto in carne e ossa. È un volto sui manifesti, una presenza pervasiva, un nome che incarna il potere assoluto del Partito. Poco importa che esista davvero come persona: la sua funzione è simbolica. È il polo attorno al quale si cristallizza la devozione di massa. E anche qui ci sono caratteristiche che potremmo ritrovare nel nostro mondo.
I leader populisti contemporanei hanno costruito attorno alla propria persona un apparato di fedeltà tribale che ricorda inquietantemente quella dinamica. I social media hanno permesso a questi personaggi di comunicare direttamente con le proprie basi, scavalcando i media tradizionali, costruendo narrative alternative e mobilitando l’identità di gruppo contro un nemico comune. Il meccanismo è quello dei Due Minuti di Odio di Orwell: un nemico identificato, un’emozione collettiva, una solidarietà di massa fabbricata attraverso la paura e il risentimento.
Insomma, qualcuno pensa che siamo al tramonto di quel colonialismo che dura da cinque secoli, ma sarà vero? Chissà, è possibile, perché Orwell aveva già profetizzato questa epoca in tempi non sospetti. Questa umanità ha occhi troppo limitati verso un presente già costituito come conclusivo, ma l’errore è non saper guardare oltre la prospettiva delle pupille. Eppure, basterebbe un po’ di spirito critico. Volente o nolente siamo tutti a bollire dentro questo calderone, ma quello che dovremmo chiederci è: cosa potrebbe accadere in un futuro prossimo?!
Se vi siete persi il precedente #FOCUS, potete recuperarlo -> QUI <-
Un anno di Papa Leone XIV: da “Pontefice di palazzo” a voce contro le guerre nel mondo – L’Opinione
Per rimanere aggiornato sulle ultime opinioni, seguici su: il nostro sito, Instagram, Facebook e LinkedIn
Nell'Abbazia di San Galgano (Siena) si rinnova l'appuntamento con il musical. Questa sera, giovedì 27…
C’è una parola che pesa più della disabilità stessa: pregiudizio. È lì che nasce l’equivoco, l’idea…
Chi giace nella mia bara? Edith Phillips non vede sua sorella gemella Margaret da quasi…
Questa settimana avrei potuto parlarvi della fantomatica docu-serie dedicata a Rita De Crescenzo, quella che…
L'uso dell'intelligenza artificiale pervade ormai quasi ogni branca del sapere umano, poteva mai restare escluso…
Principi, rappresentanti delle grandi casate europee, imprenditori ed esponenti del mondo culturale e della società…
View Comments