Attualità

33 anni dalla strage di via d’Amelio: Paolo Borsellino e cinque uomini della scorta perdono la vita

19 luglio 1992, ore 16 e 58. Palermo, via d’Amelio. Un boato squarcia l’aria. Sei persone colpevoli solo di essere state coraggiose, incapaci di piegarsi alla mafia, muoiono quel giorno. A morire, lasciando un ricordo imperituro, sono il giudice antimafia Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina ed Emanuela Loi.

Questo diventerà uno dei capitoli più tristi e cupi della storia del nostro Paese, insieme alla strage di Capaci che, solo 57 giorni prima, uccise Falcone, amico e collega di Borsellino.

Un vile attentato a chi lottava per la giustizia

È domenica e Paolo Borsellino, dopo aver pranzato con la famiglia, decide di fare visita alla mamma e alla sorella in via D’Amelio, dove abitano. Sotto il palazzo, parcheggiata, c’è una Fiat 126 rubata con all’interno decine di chili di tritolo. Il giudice non lo sa, ma quell’auto è lì per lui. Si aspetta qualche scherzo, non fa che dirlo, soprattutto dal 23 maggio, quando è morto l’amico e collega. Del resto, lui e Falcone avevano – dall’Asinara, dove vennero trasferiti per ragioni di sicurezza – scritto l’ordinanza di 8mila pagine che aveva dato inizio a un maxiprocesso: quasi cinquecento mafiosi erano finiti dietro le sbarre grazie alla loro sete di giustizia. Un duro colpo a Cosa Nostra, il più duro sferrato dallo Stato. “Ora tocca a me” diceva spesso, in una macabra premonizione. E aveva ragione.

L’esplosione che non lasciò alcuno scampo

Paolo scende dall’auto e si dirige al palazzo ma un’esplosione devastante non gli lascia scampo: la Fiat salta in aria, con un tuono pazzesco, e con l’auto anche i sei uomini. Una carneficina, come titoleranno i giornali. Unico sopravvissuto, Antonino Vullo. Tra le vittime, come abbiamo detto, anche Emanuela Loi, prima donna della Polizia di Statoa morire in servizio. Dalla ventiquattrore del giudice, sparisce anche l’agenda rossa: lì Borsellino aveva scritto i progressi della sua personale indagine sulla strage di Capaci.

I funerali: in migliaia per l’ultimo saluto al giudice e alla sua scorta

L’ultimo addio viene dato il 24 luglio, presso la Cattedrale di Palermo: sono migliaia le persone che, commosse, applaudono al passaggio delle bare del giudice, simbolo con Falcone della lotta antimafia, e degli uomini della sua scorta. È un giorno dolorosissimo per la Storia italiana.

Chi ha paura muore ogni giorno,” sono le parole del giudice Borsellino “chi non ha paura muore una volta sola

Ricordare il coraggio dei due giudici è un dovere morale: per sempre rimarranno esempi di legalità, di coraggio e di giustizia.

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Federica Cabras

Giornalista pubblicista, editor e scrittrice, ha in tasca una laurea in Lettere e un master in Criminologia. Ha pubblicato sette libri, spaziando dall'horror al romance, e lavora nel campo del giornalismo da dieci anni. Tra le sue pubblicazioni, "I segreti di una culla vuota" e "Chi me lo ha fatto fare".

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