Credit: immagine di copertina creata attraverso un software di IA generativa
Buongiorno a tutti e benvenuti ad un nuovo appuntamento con Senti chi parla. Nelle scorse settimane ci siamo concentrati su quelle voci che hanno reso alcuni dei nostri personaggi delle vere e proprie icone indimenticabili. Ebbene, proprio per questo, oggi mi piacerebbe partire da una domanda apparentemente semplice: quando ricordiamo un film che abbiamo amato da bambini, cosa ricordiamo davvero? La storia? Le immagini? I personaggi? Sicuramente sì. Ciò nonostante, quello che vi chiedo è: siamo proprio certi che sia tutto qui?! D’altronde, come amava ripetere anche Oscar Wilde:
La memoria è il diario che ciascuno di noi porta sempre con sé
Negli ultimi anni si è parlato molto di fedeltà all’originale, di versioni sottotitolate, di adattamenti più o meno riusciti. Discussioni legittime, per carità. Tuttavia, ogni tanto, ho l’impressione che ci si dimentichi di un aspetto fondamentale. Per almeno tre generazioni di italiani, il cinema, la televisione e l’animazione non sono arrivati a noi nella loro forma originale. Sono arrivati attraverso una voce. Anzi, attraverso tante voci, che ci hanno accompagnato durante l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta. Voci che abbiamo ascoltato migliaia di volte senza nemmeno sapere a chi appartenessero.
E forse è proprio per tale ragione che il doppiaggio italiano ha fatto qualcosa di straordinario. Non si è limitato banalmente a tradurre opere straniere. Ha costruito degli autentici ricordi impressi nella mente di milioni di persone. Pensiamoci. Quando ricordiamo alcuni personaggi dei cartoni animati che hanno segnato la nostra crescita, ricordiamo davvero soltanto il loro aspetto? Oppure ricordiamo soprattutto il modo in cui parlavano? La loro risata. La loro ironia. Le loro emozioni.
In una precedente puntata di questa rubrica, come accennavo all’inizio, abbiamo parlato delle voci iconiche dell’animazione. E il motivo è semplice: quelle voci sono diventate parte della nostra vita. Non erano soltanto personaggi. Erano compagni di viaggio. Per molti di noi, l’infanzia ha una voce ben precisa. E quella voce parlava italiano.
Lo stesso discorso vale per il cinema. Prendiamo Eddie Murphy. Per milioni di spettatori italiani, non è soltanto il talento comico che tutti conosciamo. È anche la voce di Tonino Accolla. Anzi, spesso è soprattutto quella. La sua energia, il suo ritmo, le sue invenzioni interpretative e perfino quella risata inconfondibile hanno contribuito a creare un’immagine del personaggio che oggi appartiene al nostro immaginario collettivo. Una versione che, per certi versi, vive di vita propria.
E allora mi viene da pensare che forse noi non ricordiamo soltanto gli attori. Ricordiamo il modo in cui il doppiaggio ce li ha fatti conoscere. Ricordiamo la loro versione italiana. Quella che ci ha fatto ridere, quella che ci ha emozionato, quella che ci è rimasta dentro.
A volte questo fenomeno è stato ancora più evidente negli adattamenti. Chi ha vissuto gli anni Ottanta e Novanta sa bene che il doppiaggio italiano non aveva paura di prendersi delle libertà. Libertà che oggi farebbero discutere, ma che in molti casi hanno contribuito a creare battute, personaggi e momenti rimasti impressi nella memoria di intere generazioni. Forse il doppiaggio italiano non ha sempre raccontato le opere esattamente come erano state pensate. Ma ha saputo raccontarle nel modo in cui gli italiani le avrebbero ricordate.
Uno degli esempi più celebri è probabilmente quello di Shining. Nella versione originale, quando Jack Torrance sfonda la porta, esclama: “Here’s Johnny!”, un riferimento televisivo immediatamente riconoscibile per il pubblico americano dell’epoca. In Italia quella battuta è diventata: “Sono il lupo cattivo!”. Una scelta completamente diversa. Eppure provate a chiedere a uno spettatore italiano quale frase ricorda di quella scena. La risposta, molto probabilmente, sarà proprio quella. Perché il ricordo che abbiamo conservato non è necessariamente quello originale. È quello che ci ha colpito di più. Quello che è riuscito a entrare nella nostra memoria.
Ed è qui che il doppiaggio italiano ha compiuto qualcosa di unico. Ha preso opere nate altrove e le ha fatte diventare parte della nostra cultura popolare. Le ha fatte entrare nelle nostre case, nei nostri modi di dire, nei nostri ricordi, nelle nostre emozioni. Perciò credo che ridurre il doppiaggio a una semplice operazione tecnica sia profondamente ingiusto. Perché il doppiaggio, almeno in Italia, è stato molto di più. È stato un ponte culturale, un interprete di emozioni, un compagno di viaggio. E, prima di ogni altra cosa, è stato una straordinaria macchina della memoria.
Oggi possiamo discutere di traduzioni, adattamenti e versioni originali quanto vogliamo, ma c’è una verità che, a mio avviso, resta incontestabile. Molti dei nostri ricordi più belli hanno una voce. E quella voce, molto spesso, è una voce italiana. Chissà, magari il più grande merito non è stato quello di tradurre delle parole, ma quello di trasformare opere straniere in ricordi personali. Del resto, i film passano, le serie finiscono e i cartoni animati diventano parte del passato, ma certe voci restano e diventano parte della nostra vita!
Se siete curiosi di leggere le precedenti uscite di “Senti Chi Parla”, potete recuperarle cliccando -> QUI <-
Le voci che ci hanno cresciuti: 10 doppiatori maschili indimenticabili degli anime – L’Opinione
Doppiaggio, tra critica e realtà: quando il vero problema non sono le voci! – L’Opinione
Per rimanere aggiornato sulle ultime opinioni, seguici su: il nostro sito, Instagram, Facebook e LinkedIn
Ottobre prosegue e l’Oroscopo Etico di questa settimana riparte da una domanda lasciata aperta nei…
Le notti insonni generano grandi idee o grandi mostri - Filippo Alosi Nell Masters è una donna realizzata.…
Il Consiglio dell’Unione europea ha approvato lo scorso 1° ottobre le nuove regole sul rimpatrio…
La sicurezza sul lavoro non riguarda soltanto chi entra ogni mattina in fabbrica, in cantiere…
C’è qualcosa di curioso, e forse anche di profondamente contemporaneo, nel ritorno di Barbara D’Urso.…
Domenica 4 ottobre, nella Sala della Protomoteca del Campidoglio a Roma, si è tenuta la…
View Comments