Una rapina in casa, quattro uomini a volto scoperto e un giovane che si ritrova minacciato mentre si trova nella propria abitazione. Una vicenda che avrebbe potuto lasciare spazio soltanto alla paura e alla rabbia, ma che ha preso una direzione inaspettata: diventare un cortometraggio. Si intitola Fortuna ed è il progetto cinematografico realizzato da Antonio e Francesco Maria Albanese, con la regia di quest’ultimo, che ha scelto di trasformare un’esperienza personale in un racconto capace di interrogarsi sulla legittima difesa, sulla verità e sulle reazioni umane di fronte alla violenza.
Un lavoro che ha debuttato lo scorso 12 ottobre all’Auditorium DAMSLab di Bologna, registrando il tutto esaurito, e che mette in scena un elemento decisamente insolito: le immagini autentiche dei quattro uomini che si erano introdotti nell’abitazione degli autori.
Il punto di partenza del cortometraggio è un episodio realmente accaduto alcuni mesi prima della sua realizzazione. Quattro uomini a volto scoperto si erano introdotti nell’abitazione di Antonio e Francesco, minacciando quest’ultimo, all’epoca ventenne, che si trovava in casa al momento dell’intrusione. Le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza hanno permesso di riconoscere gli intrusi. Secondo quanto emerso dalle attività di riconoscimento e dal confronto delle fotografie, si tratterebbe di persone riconducibili ad un gruppo di cittadini albanesi sospettati di essere coinvolti anche in altri furti commessi a Bologna, in particolare nello stesso quartiere.
Da quelle immagini è nata una scelta cinematografica particolare: inserirle direttamente nel cortometraggio. In Fortuna, dunque, la distinzione tra realtà e finzione si fa più sottile, perché accanto agli interpreti compaiono anche le riprese autentiche delle persone che avevano violato la casa degli autori. Il risultato è un’opera della durata di circa 25 minuti che non si limita a ricostruire una rapina, ma utilizza quell’esperienza per affrontare interrogativi più ampi. Cosa accade quando ci troviamo improvvisamente davanti alla violenza? Quanto conosciamo davvero le nostre reazioni e i nostri limiti? E dove si colloca il confine tra la legittima difesa e una risposta che può avere conseguenze imprevedibili?
Sono questioni che attraversano il cortometraggio e che assumono un significato particolare anche alla luce delle recenti vicende giudiziarie legate alla legittima difesa. Dalla condanna definitiva del gioielliere Mario Roggero, confermata dalla Cassazione nel luglio scorso, alla grazia parziale concessa dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Guido Gianni, anch’egli condannato per avere sparato a dei rapinatori, il tema continua a interrogare l’opinione pubblica.
«Di fronte ad una rapina tutti pensiamo di sapere come reagiremmo, ma nessuno conosce davvero se stesso fino al momento in cui è costretto a scegliere. Il diritto giudica i comportamenti; il cinema prova a raccontare gli esseri umani», osserva Antonio Albanese, professore ordinario di Diritto privato all’Università di Bologna e fondatore di Falling in Law, il network internazionale di Diritto e Cultura nell’ambito del quale è stato realizzato il film.
Non è un caso, quindi, che tra i temi centrali dell’opera ci sia anche quello della verità. Le convinzioni che esprimiamo, le intenzioni che dichiariamo e i comportamenti che assumiamo non sempre coincidono. Soprattutto quando ci troviamo ad affrontare situazioni estreme, possono emergere contraddizioni che neppure noi sapevamo di avere. Fortuna racconta inoltre un altro modo di reagire a quanto accaduto: trasformare un’esperienza traumatica in un’occasione creativa, senza lasciare che siano la vendetta, la paura o lo sconforto a determinarne il seguito. Il cinema diventa così uno strumento per rielaborare una vicenda personale e restituirla sotto forma di una riflessione collettiva.
Un ruolo importante nella realizzazione del cortometraggio è affidato agli studenti dell’Università di Bologna, in particolare a quelli iscritti al corso di Giurisprudenza, che hanno interpretato gran parte dei personaggi. I giovani fanno parte di Art. 34, gruppo artistico nato all’interno di Falling in Law e il cui nome richiama l’articolo della Costituzione italiana che tutela il diritto allo studio. Per loro, il cinema rappresenta un’occasione per confrontarsi con questioni giuridiche e sociali attraverso un linguaggio diverso da quello accademico. Non soltanto lo studio delle norme, dunque, ma anche la possibilità di rappresentare conflitti, emozioni e decisioni individuali, mettendosi nei panni di personaggi chiamati ad affrontare situazioni complesse.
La scelta di coinvolgere gli studenti si inserisce nella filosofia del progetto fondato e diretto scientificamente da Albanese. Il network riunisce oggi oltre 300 studiosi provenienti da più di 130 Paesi e promuove iniziative scientifiche e culturali che mettono in dialogo il diritto con la letteratura, il giornalismo, il cinema, la musica e il teatro. E non caso, recentemente ha ricevuto a Córdoba, in Spagna, il Premio internazionale Dialogus, conferito dalla CUEMYC per il contributo alla promozione dei valori democratici, dei diritti umani e del dialogo interculturale.
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