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Guendalina Ward: “Ogni esperienza, anche al di fuori del doppiaggio, ha contribuito a formare la mia identità artistica”

Benvenuti ad un nuovo appuntamento di “Senti chi parla”, la rubrica che dà voce ai protagonisti del doppiaggio italiano, quelle voci che sanno emozionare, sorprendere e dare vita ai personaggi come nessun altro potrebbe. Oggi parliamo di una donna che ha saputo lasciare il segno. Di recente, l’abbiamo ascoltata nella nuova stagione di Squid Game (cliccate QUI per il nostro articolo a riguardo), dove interpreta il Giocatore 120, un personaggio transgender che ha toccato corde profonde e conquistato il pubblico per autenticità e intensità. Ma il suo talento non si ferma lì: è la voce di Issa Rae, sia nel film campione d’incassi Barbie che nella serie di culto Black Mirror. E per i più piccoli, è Liberty nella amatissima serie Paw Patrol.

Una voce versatile, capace di passare dal dramma alla leggerezza con naturalezza e sensibilità. Insomma, diamo il benvenuto alla nostra ospite di questa settimana: Guendalina Ward!

Guendalina Ward – L’intervista x “Senti Chi Parla”

Ciao Guendalina, benvenuta e grazie per essere qui a Senti chi parla! Sono davvero curioso di chiacchierare con te oggi.

Grazie a te.

Crescendo in una famiglia di doppiatori, con due nomi importanti come Luca Ward e Claudia Razzi, hai avuto un contatto naturale con questo mondo. Come sei riuscita a trasformare questa familiarità in un percorso tuo, con le tue scelte e la tua voce?

In realtà ho iniziato a lavorare nel doppiaggio quando ero molto piccola. Ho avuto la fortuna di muovere i primi passi in una società allora molto importante, il Gruppo Trenta, oggi Pumais Due. A quell’età tutto è molto spontaneo, e l’accoglienza che ricevetti fu davvero calorosa. Con il tempo, però, ho sentito l’esigenza di costruire qualcosa che mi rappresentasse davvero: credo che ogni esperienza, anche al di fuori del doppiaggio, abbia contribuito a formare la mia identità artistica.

All’inizio, qual è stata la sfida più grande? Ci sono stati momenti in cui ti sei sentita come un pesce fuor d’acqua davanti al microfono?

Sì, è successo in un periodo particolare: ero appena tornata da una lunga permanenza all’estero, dove avevo lavorato nel settore turistico, in particolare nella subacquea ricreativa. Erano passati molti anni dal mio ultimo turno e all’inizio ho fatto fatica a rientrare nei personaggi e a ritrovare la tecnica. Anche in quel momento, però, ho sentito il grande affetto dei colleghi, che dopo tanti anni mi hanno riaccolta come una di famiglia. La sfida più grande, invece, rimane quella di portare alto il nome della mia famiglia. Essendo figlia di Luca Ward e Claudia Razzi, due indiscussi talenti del nostro settore, sento una grande responsabilità. Per questo continuo a studiare e ad allenarmi ogni volta che posso, anche da sola.

Ogni doppiatore sviluppa il proprio stile e il proprio metodo. Come ti definiresti come professionista e cosa pensi ti distingua nel lavoro?

Credo che ciò che mi distingue da molte altre attrici della mia fascia sia il timbro di voce, una caratteristica naturale, non certo un merito, ma che in questo periodo storico sembra essere particolarmente apprezzata. Mi considero una professionista determinata, responsabile e molto appassionata del mio lavoro.

Essendo la figlia di due nomi così importanti, come vivi il dibattito secondo cui il doppiaggio sarebbe “tutto una casta”?

È un tema delicato. Non credo sarebbe giusto dare un giudizio, anche perché per molti io stessa ne farei parte. Quello che posso dire è che anche del figlio di un imprenditore che eredita l’azienda si dice spesso che è “un figlio di papà”, ma abbiamo tanti esempi, in Italia, di ottimi figli imprenditori e di pessimi figli imprenditori. Nel nostro mondo vale la stessa cosa: contano il talento, l’impegno e la serietà.

Credit: foto per gentile concessione di Guendalina Ward

Parliamo di Squid Game: il tuo personaggio è transgender, il Giocatore 120, interpretato da Park Sung-hoon. Dal punto di vista tecnico e interpretativo, è stato un ruolo particolarmente complesso. Come hai affrontato questa sfida?

Doppiare Park Sung-hoon nel ruolo del Giocatore 120 è stata un’esperienza bellissima e indimenticabile. Ero già fan della serie, quindi quando Lucio Saccone, per la 3Cycle, mi ha chiamata a fare il provino ero molto emozionata. Abbiamo impiegato un po’ di tempo per trovare la giusta chiave interpretativa del personaggio, ma alla fine credo che il risultato sia stato ottimo. L’affetto che il pubblico ci ha dimostrato dopo l’uscita della serie è stato qualcosa di inaspettato e meraviglioso.

Durante il doppiaggio c’è stato un momento o un dettaglio del personaggio che ti ha colpito in particolare o ti ha fatto riflettere?

Sì, ricordo una scena molto toccante, quella della morte di Young-me. È stato un momento difficile, anche perché la serie è piuttosto violenta. Un aneddoto curioso è che nessuno di noi sapeva in anticipo quando i vari personaggi sarebbero morti, e non volevamo neppure saperlo! Quando è successo, è stato un piccolo shock per tutti. Anche se, quando lavori su Squid Game, sai che prima o poi toccherà anche a te.

Se non avessi fatto la doppiatrice, in quale altro ambito ti saresti sentita portata?

Come dicevo, per molti anni ho lavorato come istruttrice subacquea in giro per il mondo, quindi la mia alternativa sarebbe sempre quella, finché il fisico regge!

C’è un ruolo o un progetto che sogni di affrontare e che non hai ancora avuto la possibilità di fare?

Mi piacerebbe tantissimo doppiare una Bond Girl! Sarà un sogno un po’ retrò, ma credo sia condiviso da molte donne della mia generazione.

C’è qualcosa che hai sempre voluto raccontare o chiarire sul tuo percorso, ma non ne hai mai avuto l’occasione?

Non direi. Per carattere affronto ogni situazione subito, cercando di risolverla all’istante. Non amo lasciare le cose in sospeso.

Chi è Guendalina Ward nel privato?

Sono una persona determinata, che tiene molto al benessere delle persone che ama. Il mio difetto più grande è l’impazienza, e forse anche un pizzico di permalosità. Ma sono sempre disponibile ad aiutare chi mi sta vicino.

Grazie, Guendalina, per questa bellissima chiacchierata! Parlare con te è stato un vero piacere: la tua energia, la tua sincerità e la tua passione trasmettono tutto l’amore che hai per questo mestiere. E, lasciamelo dire, la tua storia dimostra perfettamente una cosa in cui credo profondamente: l’arte non è ereditaria. Puoi nascere in una famiglia di grandi voci, ma il talento è qualcosa che o c’è, o non c’è — e quando c’è, come nel tuo caso, merita tutto lo spazio che trova.

Ci vediamo alla prossima puntata di Senti chi parla

Se siete curiosi di leggere le precedenti uscite di “Senti Chi Parla”, potete recuperarle cliccando -> QUI <-

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Omar Vitelli

Classe 1984, passione e dedizione, Omar Vitelli è un doppiatore italiano. Dal grande schermo alla televisione, passando per i videogiochi e le serie animate, la sua voce accompagna da tempo numerose generazioni e continua ad appassionare migliaia di telespettatori. Attivo sia a Roma che a Milano, ha vinto il Premio "Voce dell'anno emergente - Cartoni e radio al Gran Galà del Doppiaggio" al Romics nel 2003.

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