Costume e Società

I tarocchi prima della magia: dalle corti rinascimentali alla cultura pop

Dalle corti rinascimentali ai tavolini delle cartomanti, passando per film hollywoodiani e sfilate di moda: i tarocchi non smettono di reinventarsi. Ma da dove arrivano davvero quelle carte misteriose piene di imperatori, torri e lune inquietanti? La loro storia è molto poco ultraterrena e molto più umana.

Niente magia, i tarocchi erano solo un gioco!

Sfatiamo subito il mito più duro a morire: i tarocchi non nascono per predire il futuro. E soprattutto “all’anagrafe” non erano neppure stati registrati con il nome con il quale oggi li conosciamo. Le prime tracce documentate compaiono nell’Italia del Quattrocento, come raffinato gioco fatto di strategia, prese e gerarchie tra carte (prossimo seppur alla lontana alla briscola o al moderno bridge), destinato all’aristocrazia: un vero e proprio divertissement mondano e cortigiano.

I nobili delle corti del XV secolo si dilettavano con mazzi sontuosi, miniati a mano, spesso commissionati a veri artisti. Uno dei più celebri è il mazzo Visconti-Sforza, realizzato per la potente famiglia che governava Milano dalla bottega di Bonifacio Bembo, eccelso pittore e miniatore dell’epoca. Carte dorate, simboli allegorici, figure regali: più che strumenti esoterici, erano autentici oggetti di lusso.

Ma nello splendore estetico trovava posto anche l’orrore: la morte, rappresentata da uno scheletro, il diavolo, due figure che precipitano da una torre colpita da un fulmine – simbolo di punizione divina –, riflesso forse dell’instabile situazione della penisola in età rinascimentale, fustigata da lotte intestine, congiure di palazzo e tentativi di conquista da parte delle maggiori potenze europee. 

Al tempo non si parlava di tarocchi, ma di “trionfi” o “carte dei trionfi”, denominazione che alluderebbe a un’influenza letteraria illustre (benché ancora controversa): i Trionfi di Petrarca. Nell’opera, infatti, sfilano carri trionfali di Amore, Pudicizia, Morte, Fama, Tempo ed Eternità, temi che, traslati nel simbolo, si ritrovano nelle carte. Solo nel secolo successivo il termine “tarocco” iniziò a diffondersi, con un’origine linguistica ancora nebulosa.

Dal gioco all’occulto: la svolta dell’Ottocento

Il Matto, la Morte, il Sole, la Ruota della Fortuna. Le immagini che popolavano le carte traboccavano, in forma allegorica, di significati morali e filosofici: il potere, la caduta, la saggezza, il destino. La svolta “misterica” arriva tra Settecento e Ottocento, quando alcuni studiosi francesi iniziano a sostenere che i tarocchi custodiscano antiche conoscenze segrete provenienti dall’Egitto, o dalla Cabala.

L’occultista francese Etteilla (al secolo Jean Baptiste Alliette) fu tra i primi a trasformare i tarocchi in strumento divinatorio, creando metodi di lettura e interpretazioni simboliche. Antoine Court de Gébelin, un letterato francese, si avventurò persino nella ricostruzione della loro genesi. Secondo la sua teoria i tarocchi coincidevano con le ultime vestigia dei cosiddetti Libri di Thoth, testi redatti dall’omonimo dio egizio nei quali racchiuse predizioni circa terribili eventi futuri.

Poco dopo arrivarono società esoteriche, massoni, rosacrociani e maghi da salotto vittoriano a costruire attorno alle carte un’aura sempre più enigmatica. Nasce così il tarocco “moderno”: non più semplice passatempo aristocratico, ma chiave per accedere all’invisibile.

Credit: web

I tarocchi nella cultura pop

La veste che hanno i tarocchi nell’immaginario contemporaneo deriva dal mazzo Rider-Waite, pubblicato nel 1909 dall’occultista americano Arthur Edward Waite e illustrato da Pamela Colman Smith. A differenza dei mazzi antichi, la lettura era resa intuitiva anche per i principianti perché in ogni carta si rincorrevano dettagli narrativi, mescolati a colori vibranti e figure fascinose e suggestive. Tutto ciò concorse a definire l’estetica universale dei tarocchi di oggi. E anche la loro struttura standard: 78 carte divise in 22 Arcani maggiori (detti talvolta ancora trionfi), che indicano gli eventi principali della vita e il percorso dell’anima, e 56 Arcani minori, collegati al quotidiano.

Leggere carte degli Astri / Per evitare dei disastri / Se andare o meno a quell’appuntamento / Cerco ancora di prendere tempo / Chiedo agli Arcani Maggiori / Dei miei problemi minori – Psicomagia, Popa

Da lì in poi i tarocchi esplosero nella cultura pop: librerie esoteriche, cinema, rock psichedelico, New Age anni ‘70, fino a Instagram, TikTok e ai podcast spirituali. Complice la frequentazione della cartomanzia da parte di personaggi illustri – è noto che Federico Fellini avesse delle cartomanti di fiducia, o che Christian Dior consultasse le carte per conoscere la sorte delle sue collezioni –, l’universo dei tarocchi ha ottenuto un posto di prestigio nel mondo dell’arte: dal cinema alla moda, passando per la televisione popolare. Indimenticabile il personaggio della sensitiva interpretato da Whoopi Goldberg nel film Ghost, che contribuì a fissare nell’immaginario collettivo la figura della medium ironica e carismatica. E ancora la moda contemporanea, con la sfilata Dior Haute Couture Spring-Summer 2021, in cui Maria Grazia Chiuri trasformò gli archetipi dei tarocchi in abiti, ricami e simboli scenografici, celebrando il mazzo come linguaggio visivo universale.

Perché i tarocchi ci affascinano ancora?

Insomma, dieci, cento, mille vite, i tarocchi hanno attraversato sei secoli come campioni della metamorfosi. Suadenti e misteriosi, hanno cambiato pelle e linguaggio, passando da svago aristocratico a strumento occulto, ma sempre fungendo da specchio dell’inconscio. Cosa ci dicono oggi? Probabilmente niente sul futuro e sulla nostra vita, ma molto di chi siamo e di cosa desideriamo come esseri umani: le nostre domande, le nostre paure, le nostre speranze; la necessità squisitamente umana di scrutare l’ignoto, di carpire l’invisibile, l’indicibile, l’incontrollabile. Insomma, l’eterno tentativo di dare senso al disordine dell’esistenza. 

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Tonia Di Fabrizio

Classe 1997, abruzzese di nascita e bolognese d'adozione. La passione viscerale per il greco e il latino l’ha portata a conseguire una laurea in "Filologia, Letteratura e Tradizione Classica". Eclettica ascoltatrice di musica, avida divoratrice di serie tv, balla il tango (non benissimo), pratica yoga per sentirsi radicata e legge libri per vivere mille vite. Scrive di ciò che la affascina e incuriosisce, nella speranza che anche i lettori possano esserne ammaliati a loro volta

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