La scorsa settimana, per chi avesse perso il nostro consueto appuntamento del martedì con Strano Ma Vero, parlavamo di Hantavirus, del focolaio scoppiato sulla nave da crociera MV Hondius e di come, spesso e volentieri, siano sufficienti un titolo allarmistico o il mancato approfondimento di una vicenda per generare il panico e dar vita a qualcosa che non è altro se non quanto di più distante dalla realtà dei fatti ci possa essere. Del resto, sono molte le storie che crediamo di conoscere, ma delle quali, a onor del vero, il più delle volte sappiamo veramente poco.
Un po’ ciò che accade con le fiabe che, al pari delle notizie, sono continuamente soggette alle riscritture, consapevoli o meno che siano, del tempo e di chi le tramanda. Difatti, se alcune vengono ingigantite al limite dell’inverosimile, altre vanno incontro ad un affascinante, tanto quanto inappropriato, processo di smussamento e addolcimento perché, si sa, oggigiorno è sempre meglio indorare la pillola o calcare la mano piuttosto che raccontare le cose come stanno. È, con ogni eventualità, stato il caso dell’Hantavirus, dei sospetti casi di Norovirus su un’altra nave da crociera ed è, senza ombra di dubbio, il caso della Bella Addormentata nel bosco, che potremmo ritenere quasi la favola più rappresentativa del nostro tempo.
La Bella Addormentata è uno specchio della nostra realtà?
Come in molti certamente ricorderanno, quella della Bella Addormentata è l’apprezzatissima storia di una principessa che, in seguito ad un maleficio, viene risvegliata dal “bacio del vero amore”. E se lo cose, per quanto strano ci possa sembrare, non fossero andate davvero così? Cosa accadrebbe se vi dicessi che il mito fiabesco di Aurora e Malefica nasce da racconti medievali e seicenteschi molto più oscuri, pieni di violenza, passività femminile, simbolismi e dinamiche da cui oggi non esiteremmo neppure un istante a prendere le distanze? Ebbene, nonostante rimanga una delle nostre preferite, la Sleeping Beauty di The Walt Disney Company che tutti ammiriamo è soltanto l’ultimo tassello di una storia lunga secoli che, in principio, era ben diversa da quella che attualmente conosciamo.
Le fiabe sono vere non perché ci raccontano che i draghi esistono, ma perché ci dicono che possono essere sconfitti — G. K. Chesterton
Perceforest e Giambattista Basile: nessun “vero amore”, ma solo pura e reale crudeltà
Una delle prime radici narrative della Bella Addormentata, ad esempio, compare in Perceforest, un vasto romanzo cavalleresco del XIV secolo. Qui la protagonista, Zellandine, cade in un sonno profondo a causa di un incantesimo. Il cavaliere Troylus riesce a raggiungerla solo dopo aver superato una lunga serie di prove e avventure, ma ciò che accade al suo arrivo è forse per noi (o per i bambini che siamo stati) inimmaginabile. Perché? Beh, perché, mentre la giovane dorme, Troylus abusa sessualmente di lei. Un particolare che nel Medioevo, chiaramente, non godeva della medesima risonanza che avrebbe nel 2026, ma che senza ombra di dubbio va a macchiare il ricordo che abbiamo della versione corrente della trama.
Allo stesso modo la versione di Giambattista Basile contenuta in Sun, Moon, and Talia, nata in un periodo in cui tal storie servivano a spaventare e a mettere in luce il lato oscuro della società, risulta particolarmente difficile da leggere. Talia si addormenta a causa della puntura di una scheggia di lino. Un re la trova e, approfittando del suo stato di incoscienza, ha un rapporto sessuale con lei. La giovane rimane incinta e partorisce due gemelli, il tutto mentre continua a dormire. Sarà uno dei bambini, succhiandole dal dito la scheggia maledetta, a spezzare l’incantesimo e a farla finalmente risvegliare. Un evento a cui seguiranno, tra l’altro, gelosie, tentativi di omicidio e persino episodi di cannibalismo.
Charles Perrault: tra continuità sedimentata e germogli del cambiamento
Con Charles Perrault e la sua La Belle au bois dormant (1697), invece, qualcosa comincia a cambiare. La violenza sessuale sparisce quasi completamente, la principessa si punge con il fuso di un arcolaio, cade in un sonno centenario e un principe la raggiunge, riuscendo a superare il bosco incantato. Il suo risveglio è ben più romantico, raffinato e sensibile, in relazione anche ai gusti della corte aristocratica francese dell’epoca, rispetto a quello delle giovani che l’hanno preceduta.
Insomma, è evidente l’esistenza di un modello che è perdurato nel corso dei secoli, ossia quello di una figura femminile passiva, statica, in attesa di essere salvata e subordinata al destino amoroso. Eppure, sarebbe troppo semplice se ci fermassimo a giudicare suddette storie solo con la lente d’ingrandimento della morale contemporanea. Al contrario, dovremmo tenere sempre ben a mente che le fiabe raccontano il mondo di chi le scrive riversando al loro interno le proprie paure, i propri valori e i propri limiti.
I fratelli Grimm, la nascita della favola moderna e l’arrivo della Disney
Tuttavia, è solamente con l’arrivo dei Fratelli Grimm che la vicenda prende, in pieno Ottocento (in cui si prediligevano racconti educativi, rassicuranti, adatti all’infanzia e alla famiglia), una piega completamente differente. La storia si fa più breve, acquisisce una morale e sviluppa una cornice decisamente più “familiare”. Rosaspina dorme per cento anni insieme all’intero castello, finché un principe riesce ad attraversare il roseto incantato e a spezzare l’incantesimo.
Che dire, una (ri-)lettura che si avvicina maggiormente a quella che ha conquistato l’immaginario moderno, condizionato a sua volta in maniera non indifferente dall’intervento della Disney, grazie alla quale le ombre e le brutture, chiamiamole così, originarie si perdono definitivamente. Nel 1959, infatti, la nostra principessa è Aurora, che cade addormentata dopo essersi punta il dito e viene salvata dal principe Filippo con il famoso bacio.
E chissà, magari è esattamente questo l’aspetto più interessante. Le storie, e le notizie, per riprendere il nostro discorso iniziale, non sopravvivono mai nella loro forma originale, bensì nella versione che il contesto sociale del momento sceglie di diffondere e tramandare. Alcune vengono esasperate, altre ripulite. E che si tratti di Hantavirus o di Aurora e Malefica poco importa, perché in entrambi i casi il racconto finisce inevitabilmente per prevalere sulla realtà, dimostrandoci che ogni epoca, in fin dei conti, sente il bisogno di riscrivere a sua immagine e somiglianza le proprie storie, qualunque esse siano!
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